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Il crocifisso nei luoghi pubblici? Prosegue il dibattito

Secondo il luogo o paese ove una persona nasce, il contesto sociale in cui essa sviluppa le proprie prime conoscenze determina generalmente anche i personali orientamenti religiosi.
Non essendo, poi, il problema dell’esistenza di Dio scientificamente risolvibile attraverso convincenti argomentazioni suscettibili di fornire su questo tema una verità indiscutibile per tutti gli esseri umani, presso molti popoli e comunità umane, condizionati dai molteplici processi culturali che ne hanno influenzato nel tempo lo sviluppo sociale, esistono forme religiose diverse che, a loro volta, si esprimono con simbologie differenti l’una dall’altra.
Nel nostro Paese, com’è noto, l’avvento della religione cristiana, coltivata all’inizio in modo quasi segreto dati i gravi pericoli cui erano esposti i suoi aderenti, può essere fissato al 313 d. C., data dell’Editto di tolleranza emanato dall’imperatore Costantino, i cui effetti portarono alle prime pie donazioni ed all’erezione o trasformazione di templi pagani in chiese cristiane.
Cominciava proprio allora l’apposizione del crocifisso oltre che nei luoghi di culto, anche nei palazzi del potere e nelle abitazioni private.

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Il crocifisso nei luoghi non di culto:

La Storia ci racconta che in seguito, sotto la copertura di questo simbolo, si perpetrarono molti dei più grandi delitti e nefandezze che si ricordino durante l’intera storia dell’umanità. L’attuale polemica sull’apposizione del crocifisso nei luoghi pubblici italiani, che presto porterà ad una importante sentenza da parte dell’apposita autorità giudiziaria europea, trova terreno fertile, soprattutto, sui differenti punti di vista esistenti riguardo la sua valenza simbolica in luoghi che non siano privati o prettamente di culto.
A questo bisogna aggiungere che viviamo in uno Stato laico che garantisce al sentimento religioso dei cittadini i più ampi spazi di libertà, facilitandone contemporaneamente il pluralismo. Per questo motivo le istituzioni statali dovrebbero mostrarsi assolutamente neutrali rispetto alle posizioni, convinzioni e manifestazioni più diverse, che riflettono competenze e punti di vista religiosi. Apporre il crocifisso nei luoghi pubblici contrasta perciò col principio di neutralità dello Stato.
In un articolo apparso di recente sulla stampa, la prof.essa Chiara Saraceno, a questo proposito, ha spiegato che “in una società democratica e laica, nessuna motivazione religiosa, per quanto nobile, può valere come criterio di regolazione valido per tutti. Ovvero non si tratta solo o tanto di consentire a tutti di far valere le proprie credenze o motivazioni religiose come guida del proprio comportamento religioso…. per quanto nobile e importante sia la tradizione religiosa di cui il crocefisso è simbolo, esso non può marcare lo spazio pubblico, come tale di tutti”. Aspettiamo cosa ci dirà la sentenza europea.

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La Vera Cronaca

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