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Cos’è la Flat tax e come funziona

Anche il tema delle tasse come sempre, è destinato a caratterizzare con grande forza la discussione politica in vista delle elezioni per il rinnovo del Parlamento che si terranno il 4 marzo.
In un Paese che vanta, e si fa per dire, una tassazione tra le più alte in Europa e un livello sempre molto elevato di evasione fiscale, un argomento simile potrebbe spostare non pochi voti da una coalizione all’altra e risultare decisivo.
In particolare si parla ormai da tempo della flat tax, una tassazione che prevede una aliquota unica. Un cavallo di battaglia cavalcato da diversi esponenti politici, ad esempio da Matteo Salvini e dal centrodestra di Silvio Berlusconi. L’ intento è quello di calamitare il voto di chi è scontento dell’attuale regime fiscale (chi d’altra parte non lo è?) e vorrebbe pagare meno tasse di quanto non sia costretto a fare oggi con gli attuali scaglioni Irpef.

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Guida alla flat tax: significato

Andiamo a vedere nel dettaglio di cosa si tratta cercando di capire se la flat tax può veramente essere considerata una proposta concreta in grado di migliorare la situazione di un Paese, il nostro, costretto a fare i conti con un debito che continua a gravare come un macigno.
Per flat tax si intende una tassa eguale per tutti, piatta come il nome in inglese sta a significare. Essa andrebbe a sostituire gli attuali scaglioni Irpef, che vanno da un minimo del 23% ad un massimo del 43% e che rispondono ad un principio da sempre giudicato cardine per un sistema che punti alla redistribuzione delle risorse: la progressività delle imposte.
Va comunque notato come per il momento la coalizione di centrodestra non abbia indicato il livello di imposizione a cui si attesterebbe questa tassa: se infatti Salvini si è spinto ad indicare il 15%, altre voci più vicine a Berlusconi parlano invece di un 20% o 25%. Un livello dal quale verrebbero esclusi alcuni soggetti, in particolar modo coloro sotto una determinata soglia di reddito.

Cavallo di battaglia del centrodestra

A proposito della no tax area il centrodestra si è sinora mantenuto molto sul generico; qualche suo esponente ha vagheggiato un limite di 12mila euro sotto il quale non si pagherebbero tasse ma è ancora in fase di studio.
Perché il centrodestra propone la flat tax? Le motivazioni sono ormai note, ovvero la speranza che applicando tale aliquota unica si potrebbe combattere più agevolmente l’evasione fiscale. A pensarla così anche Silvio Berlusconi che sulle tasse ha spesso costruito le proprie campagne elettorali e per qualcuno, anche le sue promesse poi non mantenute (leggi: Berlusconi e le tasse).

Dove sono le coperture economiche per la flat tax

Va però sottolineato come il problema più grosso, ove veramente venisse realizzata una riforma fiscale di questo genere, sarebbe quello delle coperture per la flat tax; e questo soprattutto in un paese come il nostro che è sotto osservazione da parte dell’Unione Europea.
Secondo buona parte degli analisti ad esempio, portando ad un livello così basso le tasse si verrebbe a creare una vera e propria voragine nei conti statali che porterebbe l’andare a ritoccare servizi essenziali, come la sanità pubblica, con conseguenze sociali pesantissime.
Nel caso della Flat Tax proposta dalla Lega Nord, il buco che si verrebbe a creare ammonterebbe a ben 38 miliardi di euro, in base alle rilevazioni condotte sui dati forniti dal Ministero dell’Economia e delle Finanze che prendono in considerazione l’ipotesi più favorevole, quella che prevede che i soldi risparmiati dai contribuenti vadano a finire tutti in nuovi consumi.
Sembra però difficile poter recuperare una cifra così ingente puntando sull’effetto dissuasivo che la riforma potrebbe avere su chi attualmente evade le tasse sollecitandone una rinnovata fedeltà fiscale.

Un regalo per i più ricchi?

Allo stesso tempo, sono in molti a far notare come una riforma di questo genere si tramuterebbe in un vero e proprio regalo a uso e consumo esclusivo della parte più ricca di popolazione.
Per fare un esempio di flat tax, chi oggi è sottoposto ad esempio ad una aliquota Irpef del 43% potrebbe godere di un risparmio molto elevato mentre chi versa il 23% non risparmierebbe praticamente nulla.
Il tutto senza considerare il problema rappresentato dalla dubbia costituzionalità di un provvedimento simile che andrebbe palesemente a confliggere con l’articolo 53 della carta fondamentale, la Costituzione Italiana dove si indica espressamente la progressività delle imposte quale cardine della politica fiscale; la stessa progressività che è oggi assicurata proprio dagli scaglioni Irpef.

Pubblicato in Archivio Notizie

Scritto da

Marco Cherubini

Scrittore, giornalista, ricercatore di verità - "Certe verità sono più pronti a dirle i matti che i savi..."

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