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Legge elettorale: cos’è il modello tedesco

Ormai ci siamo: tutti gli schieramenti politici, o quantomeno quelli che più rappresentano il paese e quindi con un maggior peso in Parlamento, sembrano convergere verso la decisione sulla legge elettorale da scegliere.
Finalmente, potremmo dire, visto che da mesi si vive nell’incertezza con leggi elettorali in vigore diverse per Camera e Senato; ritoccate, quando non bocciate del tutto, dalla Corte Costituzionale (si vedano i casi del Porcellum e dell’Italicum); dibattute in ogni sede, da quella parlamentare a quella televisiva.
Questa volta dovremmo esserci: il modello tedesco dovrebbe (il condizionale è sempre d’obbligo) essere il sistema elettorale da utilizzare per le prossime elezioni in Italia. Una convergenza piuttosto eterogenea come detto; dal Pd al Movimento 5 Stelle passando per Forza Italia.
Tutti convinti da questa nuova legge, oltre che dalle pressioni del presidente della Repubblica Mattarella che ha più volte esortato a trovare una soluzione di concerto sul tema. Vediamo allora come funziona il sistema elettorale tedesco e quali sono i meccanismi che lo regolano.

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Meccanismi di funzionamento del sistema tedesco:

Finalmente un nome decente per una legge elettorale: si è passati dai vari Porcellum, Mattarellum, Italicum alle suggestioni del Rosatellum. Stavolta il nome è ben più semplice e lineare: sistema elettorale tedesco.
Perché, come il nome stesso suggerisce, si va a prendere a riferimento la legge elettorale vigente in Germania. Ovvero, un proporzionale con soglia di sbarramento al 5%. Quello che succede in Germania è quindi piuttosto lineare perchè i voti presi vanno poi a rispecchiarsi fedelmente sulla distribuzione dei seggi in Parlamento.
A grandi linee, perché ci sono anche elementi di maggioritario (ricordiamo che in Italia il sistema proporzionale fu abrogato in un referendum popolare del 1993, con 11 milioni di cittadini che si espressero durante un referendum abrogativo); ci si riferisce in particolare al fatto che sono i diretti candidati e non i partiti ad affrontarsi direttamente nei collegi dai quali esce vincitore chi abbia anche solo 1 voto in più del rivale.
Inoltre la legge in Germania prevede due distinti voti da parte dei cittadini: uno uninominale, al primo voto; un secondo meccanismo per andare poi a ripartire i seggi con gli altri partiti in modo proporzionale in base al secondo voto.

Come funzionerebbe in Italia il sistema tedesco:

Fin qui il meccanismo di funzionamento in Germania; ma vediamo come potrebbe funzionare il sistema tedesco trasposto alla realtà italiana. Si sta ragionando su un sistema elettorale misto ma con un forte imprinting proporzionale e uno sbarramento al 5%.
Quando si parla di proporzionale si intende un sistema elettorale che vada a riproporre un Parlamento in proporzione al voto dell’elettorato: quindi, in senso ortodosso, chi ottiene il 30% dei voti avrebbe il 30% dei seggi.
Ovviamente questo è un proporzionale puro: che nei fatti non viene quasi mai preso in considerazione perché porterebbe ad una grande frammentazione; quindi si tende sempre a inserire soglie di sbarramento al di sotto delle quali un partito non entra in Parlamento (per il sistema tedesco si parla del 5% minimo come soglia per accedere); e di premi di maggioranza per premiare il partito che vada oltre una certa soglia di preferenze e garantirgli così governabilità più agevole.
In Italia si sta pensando di attuare un sistema tedesco con una soglia di sbarramento del 5% per le liste (non più le coalizioni, come accadeva invece nel Porcellum) e con un premio di governabilità a chi ottenga più voti.
I meccanismi ovviamente sono ancora da stabilire; ma la base di partenza dovrebbe essere quella del modello tedesco, andando ad adattarvi sopra un meccanismo studiato per la realtà italiana.

Due distinti voti: uno al partito e uno al candidato

Sulla scia del modello tedesco si andrebbero quindi a stabilire due distinti voti che il cittadino dovrebbe esprimere sulla scheda: il primo voto direttamente al candidato, eletto in un collegio con maggioranza di voti. Il secondo voto andrebbe al partito, escludendo chi è sotto la soglia.
In sostanza in Italia potremmo avere, per le prossime elezioni, una sola scheda con:

  • Nome di un candidato in un collegio uninominale maggioritario per ciascun partito;
  • Lista di partito bloccata con minimo 2 e massimo 6 candidati per la parte proporzionale.

In questo caso sarebbe impossibile il voto disgiunto. Ovvero, la possibilità di votare un candidato nell’uninominale dando quindi il voto anche al partito collegato; andando poi a votare un partito diverso nella parte proporzionale.
Voto disgiunto che era invece possibile nel Mattarellum. Un sistema elettorale che è stato in vigore, a più riprese, nel nostro meccanismo.

Pubblicato in Politica

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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