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Il significato dell’ospitalità in un Paese diviso

La revisione delle politiche sui migranti volute dalla lega di Matteo Salvini durante il governo precedente tarda ad arrivare. Quando e come avverrà la modifica ufficiale di quei decreti sicurezza particolarmente intransigenti verso le Ong che in acque italiane salvano i profughi in mare? In che modo verrà aggiornato il sistema di accoglienza sul territorio?
Arduo immaginare risposte che eludano una volta per tutte quel timore strisciante di un’invasione fuori controllo, colmando l’atavico divario tra percezione del rischio e realtà. L’UNHCR ha rinnovato l’appello alla comunità internazionale affinché “siano affrontate le cause alla radice che spingono le persone ad abbandonare le loro case e le obbligano a intraprendere viaggi sempre più pericolosi”.
Oggi stiamo assistendo ai più elevati livelli di migrazione mai registrati. Il Mediterraneo, sorgente dei nostri valori e dell’incontro tra i popoli, è diventata la rotta marittima più letale del mondo. Nonostante tutto ciò, la domanda più irritante, fastidiosa, idiota, assillante e sovranista che in questi mesi ha contaminato il Paese è quella twittata dall’ex ministro dell’Interno: “perchè non li ospiti a casa tua”? Per non cadere nel solito tentativo di smantellare risposte spesso intrise di luoghi comuni (“rubano-portano malattie-ci tolgono il lavoro-vengono tutti qui a delinquere”) proviamo invece a soffermarci sul concetto dell’ ospitalità.

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Significato del concetto di ospitalità

Ognuno di noi è un ospite. Dal momento in cui si viene al mondo, fino all’ultimo respiro: ogni giorno noi siamo “ospiti” all’interno di un’unica casa vecchia miliardi di anni. La Madre Terra in molte culture antiche è una vera e propria divinità che simboleggia l’origine della vita, la fonte di ogni nutrimento, l’amore che trascende il tempo e lo spazio.
All’interno dei suoi ecosistemi complessi e meravigliosi, l’uomo moderno è il coinquilino molesto, l’unico animale che si comporta da padrone pur non essendo tale. In quel mondo antico affacciato proprio sul Mediterraneo, l’ospitalità era un valore fondante, una virtù sociale che rispondeva a veri e propri riti sacri. Rifiutare di dare accoglienza a qualcuno era considerato un atto sacrilego.
Tuttavia, anche nell’antichità non si era immuni alle questioni legate all’accoglienza degli stranieri, giacchè nel corso della storia i popoli si sono sempre spostati. Il celebre linguista Benveniste, nel suo Vocabolario delle lingue indoeuropee , analizzando l’etimologia della parola “ospite” ha messo in relazione il termine hospes con hostis , che significa “nemico”. E non a caso la parola xenofobia viene dal greco xenos, che vuol dire ospite, ma anche straniero.

L’ospitalità nelle Civiltà antiche

La questione dell’ospitalità, cioè, arriva da molto lontano. Per gli antichi greci chi veniva da fuori era un amico potenzialmente ostile, che veniva accolto dopo averne verificato l’integrità. Ma nonostante il dilemma dell’accoglienza, alla fine predominava la necessità della ricchezza della mescolanza.
Ippocrate, il padre della medicina, Aristotele, Erodoto erano “meteci”: stranieri divenuti residenti con pieni diritti civili. Anche in virtù di questo principio nel 212 d.C. la Constitutio Antoniniana de Civitate estese la cittadinanza romana a tutti gli abitanti dell’Impero. L’ospitalità, quindi, è da sempre avvertita come una necessità da cui scaturisce un impulso culturalmente impareggiabile, normando i rapporti tra chi ospita e chi viene ospitato.

Ospitalità nella cultura Cristiana

Nella cultura cristiana, il valore dell’ospitalità contribuisce a definire l’essenza stessa del messaggio evangelico originario. Nel Vangelo di Mattero (25, 34-35) Gesù in persona dice che verrà accolto in cielo chi accoglie sulla terra: “ricevete il regno preparato per voi sin dalla creazione del mondo. Perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, sono stato forestiero e mi avete ospitato ”.
La storia ce lo spiega da millenni: chi ospita, si evolve. Eppure in tanti ancora domandano: “Perchè non li ospiti a casa tua”? Come ha detto Cecilia Strada, Presidente di Emergency “Non li ospito a casa mia perchè pago le tasse e non devo costruire una scuola in un ripostiglio per dare un’istruzione ai miei figli. Pago le tasse e non mi compro un’autobotte per spegnere gli incendi. E pago le tasse per aiutare chi ha bisogno”. L’ospitalità in una società civile è un valore sacro. Ma è lo Stato, con i nostri soldi, che deve garantire l’accoglienza

Pubblicato in Politica

Scritto da

Martina Lacerenza

Nata a Roma nel 1984. Laureata in Lettere. Blogger e collaboratrice giornalistica

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