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Italia e politica: tra fascismi, totalitarismi e censura

Nel tourbillon di polemiche, scontri, insulti e censure che sta caratterizzando l’ultima fase della vita politica italiana c’è racchiusa l’essenza del nostro paese; un mix di populismo, opportunismo, provincialismo, volontà di guardare esclusivamente ai proprio interessi, tentativi di ideologizzare il dibattito e tecniche sotterranee, ormai più o meno ‘sgamate’, di portare acqua al proprio mulino.
Per chi conosce la storia del nostro paese tutto questo non rappresenta una novità; casomai è mutato il modo in cui avviene ed i mezzi usati. D’altra parte, come noto, se è vero che la storia si ripete è altrettanto vero che lo fa ripresentando gli stessi avvenimenti ma in veste diversa.
Un tempo ci si incontrava e scontrava in piazza, oggi la contesa è in rete; sui social o sui blog, dove imperversano leoni da tastiera, rivoluzionari salottieri (quelli, per la verità, ci sono sempre stati) e capipopolo da due lire che si dicono contro ogni totalitarismo intellettuale salvo poi teorizzare una non provata superiorità morale che li porta a considerare alla stregua di capre chiunque la pensi diversamente. Una sorta di fascismo intellettuale se non nazismo, inteso come desiderio di imporre una superiorità di razza nemmeno troppo comprovata da fatti. Ma d’altra parte come noto l’incompetenza si manifesta con l’uso di troppe parole.
Tornando alla contesa politica attuale in riferimento anche a quanto accadeva in passato, quindi, non si assiste a niente di particolarmente nuovo; sono cambiati il contesto ed i personaggi. L’origine dell’attuale dibattere, inutile girarci intorno, affonda le radici nella comparsa fragorosa sulla scena politica italiana di un nuovo soggetto politico; non un partito bensì un movimento. Il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, che ha letteralmente spaccato in due l’opinione pubblica.

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La censura al Movimento 5 Stelle:

Non è nostra intenzione ripercorrere qui la storia del Movimento 5 Stelle, né dare un giudizio di merito sul suo operato; per quello ci sono gli intellettuali o meglio ancora i blogger, come la moda consiglia, che in qualche modo devono pur giustificare la pagnotta. Inoltre non siamo partigiani (nel senso letterale, ovvero ‘di parte’, senza volerci riferire qui a discorsi nostalgici più o meno reali e condivisibili).
Quello che ci interessa analizzare in questo contesto è ciò sta accadendo a livello mediatico e non solo. L’indiscussa veemenza con la quale il Movimento 5 Stelle si è abbattuto sul panorama politico italiano ha causato imbarazzi e timori in vari comparti (e corporazioni) del nostro paese. E la gran parte dell’opinione pubblica italiana, tv e giornali su tutti, ha reagito nel modo probabilmente sbagliato: negando il fenomeno, ignorandolo o, peggio ancora, snobbandolo.
Una damnatio memoriae rivista e rivisitata; che quella per gli antichi romani era la cancellazione postuma di qualunque traccia potesse rimandare al ricordo di una persona della quale si voleva cancellare definitivamente ogni segno dalla storia. Quella di oggi è una damnatio memoriae preventiva; si pensa che rimuovere dal dibattito ogni riferimento ad un soggetto politico, oscurarlo, snobbarlo possa bastare a cancellarne il ricordo negli elettori magari al momento di andare alle urne.

Demonizzazione dell’ avversario:

Altra tattica utilizzata, che poi a voler essere cattivi non brilla neanche questa per oculatezza e lungimiranza, è quella di demonizzare l’avversario da abbattere; costruire una rete comune per orientare il pensiero della pubblica opinione. Detta in termini spicci senza scomodare pensatori o filosofi di turno, parlare male del rivale. Appigliarsi a qualsiasi espediente per calunniarlo.
Anche qui, è bene sottolinearlo, non ci riferiamo ad errori politici che sicuramente sono stati fatti dal Movimento 5 Stelle così come da altri, nè è nostra intenzione prendere posizione; non siamo giudici della politica e non si vuole valutare l’operato di uno schieramento. Per quello ci si può rivolgere sempre ad intellettuali e blogger di cui sopra.
Quello che è sconcertante notare è il tentativo, comune e sistematico, di oscurare una parte di democrazia, intesa come decisione popolare; si perché il punto centrale è proprio questo. Vuoi o non vuoi una discreta fetta dell’elettorato italiano ha scelto il Movimento 5 Stelle.
La democrazia, si sa, è imperfetta oltre che una grande illusione di libertà e di potere al popolo; ma attualmente è alla base del nostro ordinamento. Con tutte le storture e le corruzioni concettuali che si possono adottare, come certificano gli ultimi 20 anni del panorama politico italiano; ovvero che il popolo può votare ma a comandare è sempre e comunque chi ha più potere mediatico. Chi riesce a controllare il consenso popolare creando ad arte miti e finzioni per orientare la scelta democratica.

Potere mediatico e pensiero dell’ opinione pubblica:

Il dubbio che ci sentiamo di sollevare è legato a questa stortura della democrazia: sarebbe grave se fosse in atto un tentativo più o meno velato e più o meno congiunto di far fuori una determinata parte utilizzando le armi che il sistema democratico offre. Che sono come detto, quelle di sfruttare il potere mediatico per orientare il pensiero della pubblica opinione.
Anche perché, se così fosse, verrebbe da chiedersi come mai interessi e schieramenti tanto differenti tra loro (almeno sulla carta) da un punto di vista politico ed ideologico confluiscano così decisamente verso questa comune volontà e quale equilibrio così delicato sia stato toccato in questa fase per dar vita ad una tale comunità di intenti; che il vivere in Italia, si sa, porta necessariamente ad essere sospettosi e pensar male.

Pubblicato in Politica

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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