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Elezioni: in Italia vince l’astensionismo

Si sono concluse le elezioni regionali ed il carrozzone di vincitori, vinti e ripescati che ci ha tenuto compagnia in tutti questi giorni scivola inesorabilmente verso un più discreto anonimato; a parlare adesso, come si converrebbe in una democrazia, dovrebbero esser più i fatti che gli slogan.
Analizzando i numeri di queste elezioni che hanno portato alle urne i cittadini di 13 regioni, c’è stato un unico grande vincitore che, nonostante tentativi vari di minimizzazione o spiegazioni alquanto astruse, ha prevalso su tutti, ovvero l’astensionismo.
I dati riflettono pienamente quella che sembra esser la deriva presa dalla politica nelle grandi democrazie occidentali, fatto confutato impietosamente dai numeri relativi ai votanti che si sono recati alle urne per le regionali; solo il 63,6%  degli aventi diritto, percentuale più bassa di quasi dieci punti rispetto alle amministrative del 2005 che certifica in definitiva che un italiano su tre ha preferito non votare. 
Il fatto, come detto, fa da corollario alle elezioni amministrative che si sono appena svolte in Francia dove i dati dell’ astensionismo sono stati addirittura maggiori; più del 50% al primo turno, e 49% al secondo turno.  

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Il record di astensionismo in Italia

Il dato preoccupa ed è un segnale evidente di disaffezione del popolo nei confronti di una politica che, evidentemente, non svolge più in pieno il ruolo che effettivamente dovrebbe essere chiamata a fare. Lo stesso Ministro dell’interno Maroni ha sottolineato come la percentuale di astensione sia un segnale grave cui bisogna in qualche modo porre rimedio.
Tornando a guardare in casa nostra, i numeri delle ultime elezioni segnano un record negativo in quanto ad astensionismo; mai nelle regionali si era avuto un numero così basso di votanti, 14 milioni di cittadini su un corpo votante di circa 40 milioni ha preferito non esprimere la propria preferenza.
Tanto, forse troppo soprattutto se si considera che molte regioni erano in bilico o venivano da periodi piuttosto agitati; esempio lampante è il Lazio che, benché fosse al centro di una partita piuttosto importante, ha rappresentato il picco più alto dell’astensionismo con 12 punti percentuali di votanti in meno rispetto alle ultime regionali del 2005.

Sdegno nell’elettorato

Sarebbe facile attribuire la causa di ciò solamente allo scandalo che ha coinvolto l’ex presidente della Regione Marrazzo, motivo che potrebbe aver provocato reazione di sdegno nell’elettorato, ma è comunque una ragione da tenere in considerazione.
Facendo una panoramica generale non si può fare a meno di notare come, nonostante tutto, a vincere sia stato ancora una volta il centro-destra mentre il centro-sinistra, malgrado mantenga nel totale una regione di vantaggio, ne esca di gran lunga ridimensionato; gravi le perdite di due regioni fondamentali quali il Piemonte (dove trionfa il leghista Cota) e, come detto, il Lazio.

L’effetto Berlusconi vince ancora:

L’impressione che continui ad esser determinante l’effetto Berlusconi è un qualcosa che man mano prende corpo avvicinandosi sempre più ad una quasi certezza. Il Premier come noto è più che mai uomo-marketing, riesce ad attrarre su di se una gran mole di attenzione da parte dell’opinione pubblica risultando catalizzatore di voti; determinante al riguardo la sua discesa in campo nel Lazio a garanzia della Polverini che, nonostante la tanto discussa esclusione della lista Pdl, ne ha tratto giovamento.
Discorso a parte va fatto per il nord dove, ormai, la politica ha assunto da tempo connotazioni territoriali e la Lega continua a farla da padrona non sbagliando un colpo; oltre al già citato Piemonte che ha visto la vittoria di Cota, si porta a casa anche il Veneto con la più che scontata elezione di Zaia, fino a ieri Ministro delle Politiche Agricole.

La situazione del centro sinistra

Nel centro sinistra, a parte le riconferme di Toscana, Emilia, Marche, Umbria e Basilicata, da rimarcare l’importanza del volto pugliese, forse il solo che può portare  sorrisi ed una speranza allo schieramento; la nuova elezione di Vendola è più che mai una conferma, una rassicurazione sul funzionamento di una delle regioni che in alcuni campi è, sorprendentemente, tra le più all’avanguardia di Italia.
Vendola rappresenta il nuovo che avanza, parlare di una sua futura candidatura a livello nazionale è forse ancora prematuro ma sembra essere più che mai lui l’uomo nuovo su cui puntare per cercare di sovvertire la deriva inesorabile intrapresa dal centro-sinistra.
Questo ulteriore mandato da governatore della Puglia potrebbe essere per lui il definitivo trampolino di lancio. Ed a trarne giovamento, nell’ eventualità, non sarebbe solo lui ma tutto il centro-sinistra alla ricerca ormi da  tempo di un uomo nuovo ij grado di catturare l’opinione pubblica.

Pubblicato in Politica

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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