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Scuola e protesta: Settembre di fuoco

Il mondo dell’insegnamento e della scuola è sempre più in aperta mobilitazione contro tagli e riforme; dopo aver raccontato nelle scorse ora dalle pagine del nostro giornale lo sciopero della fame ad oltranza messo in atto a Palermo da tre dipendentiPrecari della scuola: a Palermo sciopero della fame ), siamo venuti a conoscenza di un’altra forma di protesta singolare nata in maniera del tutto spontanea.
Da circa due mesi è stata decisa una dura presa di posizione da parte di alcuni insegnanti per chiamare alla mobilitazione il mondo della scuola; la protesta, sorta in modo indipendente da partiti e sindacati, è nata da un gruppo di insegnanti di un istituto in provincia di Teramo, in Abruzzo.
Da allora è sbarcata su Facebook e nel giro di poche settimane è arrivata a contare circa 900 adesioni, la maggior parte delle quali sono insegnanti che aderiranno all’iniziativa. Ad illustrarcene i contenuti è Elvio Rosa, insegnante ed ideatore della protesta:

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Una protesta per una scuola migliore:

il gruppo è nato intorno alla metà di Giugno in maniera assolutamente spontanea, autonoma da sindacati e partiti; per correttezza ci tengo a sottolineare che io sono un dirigente provinciale della ‘Gilda Insegnanti’, ma che non mi trovo assolutamente d’accordo con l’atteggiamento che i sindacati stanno tenendo ultimamente.
Quello che stiamo cercando di proporre è una protesta il più possibile efficace per produrre una scuola migliore; l’idea di fondo è di non collaborare a tutte quelle attività che sono di supporto all’insegnamento ma che non sono comunque obbligatorie.”

In sostanza, quello che si sta cercando di operare è una sorta di non collaborazione, vale a dire non accettare alcun incarico che vada oltre le ore di lezione al mattino e le 80 ore di attività funzionali all’insegnamento, come ci spiega ancora Elvio Rosa:
“Il nostro contratto di lavoro prevede le ore di insegnamento, che di norma sono 18, alle quali devono esser affiancate 80 ore che vengono chiamate di ‘attività funzionali all’insegnamento’, ovvero 40 ore di consigli di classe, che chiaramente non possono non essere svolte, ed altre 40 che raggruppano tre attività; collegi docenti, la programmazione che si fa a Settembre prima che inizino le lezioni, gli incontri con le famiglie.
Tralasciate queste attività, il resto è svolto in maniera del tutto facoltativa,non conteggiate nel contenitore delle 80 ore, in pratica offrendo in maniera gratuita il nostro lavoro. Noi proponiamo l’astensione da qualsiasi attività facoltativa; chiediamo scusa se creeremo alcuni disservizi, soprattutto alle famiglie, ma siamo obbligati ad agire in questo modo
.”

Boicottate le attività non obbligatorie di insegnamento:

Tra le attività non obbligatorie che potrebbero rientrare in questa astensione vi sarebbero, come si legge anche sulla pagina della protesta denominata “Scuola: Settembre di fuoco”; supplenze, partecipazione a qualsiasi commissioni di lavoro che non sia conteggiata nelle 40 ore del gruppo “collegi docenti, incontri scuola-famiglia e programmazione“, svolgimento di laboratori pomeridiani o attività facoltative, accompagnare gli alunni in viaggi d’istruzione o viste guidate ed altre voci.
“La premessa d’obbligo è che noi non volgiamo creare assolutamente problemi alla scuola, ma vogliamo fare il bene della scuola stessa; perchè una politica che è caratterizzata da tagli e risparmi sulla nostra pelle non può essere più accetta.
Tale politica, ci tengo a sottolineare, non è stata adottata solo negli ultimi mesi in concomitanza con la crisi globale, ma è partita da molto lontano, dal 2004 circa con Fioroni, che ricordiamo essere stato un Ministro del centro sinistra; non è una cosa nuova, a nessuno sembra interessare nulla. La scuola è sempre stata penalizzata, da una decina di anni ad oggi.”

Aspettando un segnale dalla Gelmini:

Come sarà strutturata questa protesta che, giorno dopo giorno, sta raccogliendo sempre più adesioni? “La stiamo portando avanti in questo modo – prosegue Rosa – ogni provincia avrà un coordinatore che ha aderito al gruppo; ogni coordinatore riceverà il materiale, vale a dire il documento che riporta i nostri punti della protesta e lo leggerà in collegio docenti il primo giorno.
Si partirà il 1 Settembre, ed andremo avanti finchè non cambierà qualcosa perchè non si può lavorare così; per fare un esempio, noi a fine anno non sapevamo nemmeno come mettere i voti, c’erano stati alcuni regolamenti, come li chiamano loro, contraddittori e non si sapeva bene cosa bisognava fare.
Così non si può andare avanti, per questo abbiamo scelto tale forma di protesta; stiamo notando che ha aderito soprattutto il centro sud, falcidiato per via dei tagli (come già documentato dalle pagine de La Vera Cronaca, ndr), poi adesso a questa protesta si stanno unendo anche i molti precari, che sono quelli realmente con l’acqua alla gola.

Segnali positivi in questi due mesi di protesta, naturalmente, non si sono ancora visti; “Assolutamente no, nessuno si è mai sognato di contattarci, nemmeno i sindacati. Sono stato io in prima persona ad informare un collaboratore diretto della Gelmini, e devo dire che è stato molto gentile a rispondermi; per il resto, ad oggi, ancora nessun riscontro né dalla politica né tantomeno dai sindacati.

Pubblicato in Interviste

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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