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Emergenza carceri: intervista all’ispettore capo di Rebibbia

La situazione nelle carceri italiane, come noto, è ormai da tempo al limite del tollerabile, un problema quanto mai impellente, spesso trascurato in passato a vantaggio di altri fattori sociali e che oggi rischia di esplodere come una bomba ad orologeria.
Il numero attuale di detenuti è di 65.067, a fronte di un limite regolamentare che imporrebbe di non superare 44.066: a quest’ultimo dato è stato tuttavia affiancato un altro parametro, chiamato livello di tollerabilità, che dopo esser stato ulteriormente modificato verso l’alto si assesta ora sulle 66.563 unità.
I numeri sono impietosi, giusto specchio di una realtà problematica, e servono a spiegare i recenti fatti di cronaca che hanno visto l’attuale governo costretto a proclamare lo stato di emergenza fino al dicembre 2010, periodo  entro il quale dovranno essere realizzati 47 nuovi padiglioni all’interno delle carceri attuali.
Per parlare di questo provvedimento ed avere una testimonianza diretta di quale sia la situazione all’interno delle carceri abbiamo intervistato Luigi Giannelli, Ispettore Capo della Polizia Penitenziaria presso il carcere di Rebibbia

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Situazione carceri italiane:

Ispettore, qual è la situazione attuale all’ interno delle carceri italiane?
“La situazione è alquanto imbarazzante,  non dobbiamo dimenticarci che quando si parla di carcere si ha a che fare comunque con esseri umani. Con il sovraffollamento attuale e con gli organici di polizia ridotti al minimo è chiaro che chi deve subire la detenzione si trova un po’ in difficoltà; non si possono garantire tutte quelle normative che prevedono il trattamento, nè si può lavorare con serenità. Nelle carceri è presente una grande quantità di detenuti nonché una quantità di etnie diverse tra di loro. Ciò significa comportamenti diversi da un punto di vista religioso, alimentare, di abitudini. Non dimentichiamoci che la percentuale di stranieri è molto alta. (24.152 su un totale di 65.067 ndr)”
Da quanto tempo va avanti questa condizione di disagio?
“Da parecchio tempo, noi abbiamo sempre cercato di arginarla in qualche modo usando tutto quello che ci è possibile. Tuttavia abbiamo grosse difficoltà; il personale va in pensione e non viene sostituito mentre, contemporaneamente, i detenuti aumentano sempre di più. Occorrerebbe, come è stato proposto ora dal governo, di mettere fuori quei detenuti che abbiano una pena residua di un anno:  a noi permetterebbe di respirare un pochino. Reati minori, di clandestinità, di tentato furto, sono questi i reati che riempiono le carceri e non ti permettono di lavorare tranquillamente.”
La situazione di sovraffollamento ha mai portato ad esasperazioni?
“Diciamo che il sovraffollamento è una situazione che, più che accettata da parte dei detenuti, viene sopportata. Però ripeto, spesso non sono reati cosi gravi da poter tenere persone in carcere: qui è diventata come una discarica dove vengono mandati tutti indistintamente. Se una persona deve essere radiata dalla società esterna perchè disturba o da fastidio, viene spedita in carcere. Una volta  c’ erano i manicomi, adesso le prigioni sembrano aver preso il loro posto.”

Provvedimenti contro il sovraffollamento:

Alla luce di queste riflessioni, come vede il recente provvedimento del governo?
“Io penso che sia positivo, tutti i provvedimenti che vengono presi  per cercare di limitare la presenza dei detenuti nelle carceri sono positivi. Perchè noi vogliamo garantire la sicurezza per tutti i cittadini certo, ma vogliamo farlo proteggendoli da quelli che sono responsabili dei delitti di mafia, camorra, ndrangheta, dai terroristi, dalle rapine e da altri reati gravi con una pena consistente.  Questi sono argomenti validi per esser messi in carcere. Altri reati potrebbero esser anche trattati in modo diverso, ad esempio con i domiciliari; così facendo accolleremmo alle famiglie dei detenuti queste spese e questo onere.”
Il provvedimento prevede anche la presenza di 2000 nuovi agenti penitenziari. Cosa ne pensa?
“Penso che i 2000 agenti in più, che mi pare siano già in arrivo,  sarebbero senza dubbio un toccasana, andrebbero a rinvigorire l’ organico. Se pensiamo che, tra gli agenti in servizio ad oggi, il più giovane ha forse 25 anni di servizio, si può ben capire quale sia la situazione. C’è stata una mancanza totale di assunzioni, il personale non è stato mai aggiornato, rinnovato, formato. Quando qualcuno va in pensione occorre che ci sia personale adeguato per sostituirlo. E per fare questo, colui che subentra dovrebbe essere istruito, non può venire qui in carcere dall’ oggi al domani ed affrontare le problematiche che vi si incontrano.”

Situazione del carcere di Rebibbia:

Lei opera a Rebibbia. Qual è la situazione specifica all’interno di questo carcere?
“Rebibbia vive come tutti gli altri istituti; sicuramente è un ambiente molto più collaudato magari rispetto ad altri, però anche noi avvertiamo problematiche gestionali. Tutti ci mettiamo la buona volontà affinchè non accada nulla di pericoloso dovuto a situazione prodotte dal sovraffollamento, che può sempre generare rabbia che a volte sfocia in altre forme. Devo dire che qui a Rebibbia abbiamo una grande fortuna; quella di esser riusciti a creare un rapporto umano tra le 2 parti, detenuti e sorveglianti.”
Questa situazione all’interno delle carceri va avanti da un po’ di tempo. Come mai non si è riuscito ancora a fare qualcosa di concreto?
“Diciamo che tutti i governi che si sono susseguiti nel tempo hanno sempre proposto una normativa per modificare la situazione carceri. Il problema è sempre stato quello della mancanza di denaro per poter affrontare le spese che tale riforma richiede. Il denaro pubblico, come noto, scarseggia, dunque si è dovuto stringere da una parte per agevolare l’altra.  Altri problemi sociali hanno avuto la precedenza impedendo nella sostanza lo svolgersi di questa riforma, ci sono stati terremoti ed altri eventi, i soldi sono stati dirottati altrove. Ora tuttavia è necessario affronatare la questione perchè non si può andare avanti così.”
All’ interno dell’ambiente carcerario quale eco ha avuto la notizia di questo provvedimento?
“All’ interno del carcere siamo tutti in attesa, aspettiamo la notizia come un padre che attende che la moglie partorisca. Siamo in spasmodica attesa dell’evento tutti quanti, anche i detenuti. Vi posso assicurare che il miglioramento della normativa vigente sarebbe una cosa positiva tanto per gli agenti quanto per i detenuti stessi. Per questo siamo tutti quanti in attesa.”

Pubblicato in Interviste

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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