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Democrazia in TV: intervista ad Angelo Bonelli presidente dei Verdi

La democrazia in televisione, parlando evidentemente di tempi contemporanei, sembra essere più che mai un lontano miraggio, un’impresa ardita e difficile da realizzare; si parla molto e spesso a sproposito di par condicio, equa distribuzione degli spazi televisivi e democraticità del mezzo tv e per questo suona strano assistere alla protesta di gruppi politici che, non più sulla cresta dell’ onda, vengono sistematicamente tagliati fuori dai palinsesti a discapito dei ‘soliti noti’ le cui facce sono ormai arcinote e sistematicamente incorniciate nei nostri tubi catodici.
A questo riguardo è balzata alla nostra attenzione la singolare e colorita protesta messa in atto dai dirigenti dei Verdi i quali hanno protestato contro la censura in atto nei loro confronti organizzando un presidio davanti alla RAI accompagnati dallo slogan alquanto diretto “Omicidio in diretta: come la tv sta spegnendo i Verdi“.
Per capire i motivi della protesta e sentire le ragioni del gruppo abbiamo intervistato il presidente nazionale Angelo Bonelli; il tutto, come consuetudine per questo giornale, senza nessuno scopo politico ne interesse ma soltanto per dar voce a chi sostiene di essere vittima di un sopruso.

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Angelo Bonelli e la censura nei confronti dei Verdi:

In una vostra campagna avete parlato di “omicidio in diretta tv” lamentando una censura nei vostri confronti da parte delle tv. Ci spiegate il  perché di questa protesta?
“La nostra protesta nasce dal fatto che si stanno censurando prima di tutto le grandi questioni ambientali. Il sottoscritto presidente dei Verdi è oramai all’ottavo giorno dello sciopero della fame e continua la sua protesta contro un sistema di informazione totalmente oscurantista verso i Verdi e l’ambiente. Proprio questa mattina ( giovedì 4 Febbraio ndr ) i quotidiani nazionali hanno annunciato la decisione del Governo Berlusconi di impugnare le leggi delle Regioni che avevano detto no al nucleare,con un atto di autoritarismo inconcepibile in un paese democratico. Questa è una delle ragioni del perché l’ambiente viene escluso dai dibattiti dei programmi di approfondimento politico.”
Prendendo in prestito una frase del noto politologo Giovanni Sartori si può affermare che la televisione è un formidabile formatore di opinione e che oggi il popolo sovrano pensa soprattutto in funzione di come la televisione lo induce a pensare. Siete d’accordo con questa affermazione?
“Siamo arrivati al punto in cui non è la televisione che interpreta la realtà ma la realtà che interpreta la televisione… Il gossip oramai fagocita tutto, nei programmi televisivi fa più notizia parlare di veline, divorzi e tradimenti piuttosto che di strumenti per risollevarsi da una crisi economica ancora molto forte. Mentre il Governo vara l’ennesima legge ad personam come l’ultima sul legittimo impedimento,approva leggi bavaglio per i blog disobbedienti introducendo la censura in internet al pari della Cina e della Birmania,impone il nucleare mentre il resto del mondo cavalca la Green Economy puntando sulle rinnovabili,noi vogliamo parlare di Green Economy come soluzione alla crisi occupazionale che c’è, vogliamo parlare di energia pulita da fonti rinnovabili, di acqua come bene pubblico e inalienabile, di mobilità sostenibile nelle nostre città, vogliamo parlare di riconversione aziendale per la produzione di autobus ecologici e tranvia nelle fabbriche di Termini Imerese e Pomigliano D’Arco piuttosto che di chiusura e cassa integrazione,vogliamo un’informazione trasparente non omissiva e pluralista.”

La pluralità di informazione esiste?

Esiste o è mai esistita una pluralità effettiva di informazione? Perché in termini di politica gli spazi televisivi sono concessi sempre ai ‘soliti noti’?
“Purtroppo non esiste. Risondo in breve affermando che il sistema mediatico italiano è fondamentalmente lobbysta.”
Parlando di tv pubblica, quindi RAI, secondo voi non dovrebbe esser normale dar voce a tutti i gruppi presenti nella società?
“Dico solo che in una TV pubblica di un paese democratico questo accadrebbe.”
Ultimamente si è parlato moltissimo del canone RAI, se sia giusto o meno pagarlo. Qual è il vostro pensiero in merito?
“Il nostro pensiero è che sarebbe giusto pretendere una televisione di stato non lottizzata che garantisca un’informazione pluralista. La televisione negli anni 50 e 60 ha avuto un ruolo importante nella crescita culturale di questo paese, assumendo una funzione fondamentale: oggi invece il “varietà”, la tv cosiddetta TV d’intrattenimento, sta prendendo tutt’altra piega, ha un effetto soprattutto soporifero sui neuroni degli ascoltatori.”

Pubblicato in Interviste

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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