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Democrazia in TV: intervista a Marco Cappato del Partito Radicale

Proseguiamo a parlare di democrazia in TV, pluralità di informazione e di gruppi rappresentanti alcuni settori della società che vengono sistematicamente tagliati fuori dai palinsesti delle trasmissioni principali.
Dopo aver ascoltato il parere dei Verdi, autori proprio in questi giorni di una protesta sull’argomento davanti alla sede della Rai, raccogliamo un’altra testimonianza di un importante gruppo che lamenta il medesimo trattamento; i Radicali.
A parlare è Marco Cappato, segretario dell’Associazione Coscioni e candidato alla Presidenza della Regione Lombardia per la lista Bonino-Pannella che, dalle pagine del suo blog, ha sottolineatola mancanza di princìpi di pluralismo, imparzialità, completezza e parità di trattamento di tutte le forze politiche da parte dei principali programmi di informazione politica.

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Marco Cappato e l’ informazione televisiva:

Cappato, voi Radicali avete parlato di violazioni delle leggi sull’informazione e della Rai come inadempiente degli obblighi di servizio pubblico, esempio di malcostume e del degrado democratico del nostro Paese. Ci spiegate meglio queste affermazioni?
“Certamente. L’autorità garante per le comunicazioni ha riconosciuto per oltre 50 volte negli ultimi 10 anni le violazioni commesse contro di noi, e dunque contro il diritto dei cittadini a conoscere per poter deliberare, ad opera del disservizio pubblico radiotelevisivo. Da oltre due anni e mezzo le tribune politiche previste dalla legge sono state illegalmente cancellate. Di questo agli altri partiti non gliene frega nulla, tanto loro abitano nei salotti televisivi, Di Pietro e Lega in primis.”
In un suo  libro il noto politologo Giovanni Sartori scrive che  la televisione è un formidabile formatore di opinione. Oggi il popolo sovrano ‘opina’ soprattutto in funzione di come la televisione lo induce ad opinare. Siete d’accordo con questa affermazione?
“Tutti gli studi confermano che il 70-80% delle persone si formano un’opinione elettorale sulla base dell’informazione televisiva. Non è una teoria da verificare, ma una già verificata realtà empirica: si tratta di un vero e proprio bombardamento neuronale grazie al quale vengono rimossi temi di enorme importanza sociale (dall’eutanasia alla riforma delle pensioni, dalla legalizzazione delle droghe al rientro dal debito pubblico o all’abolizione dei finanziamenti pubblici ai partiti) assieme alle persone che tali temi vorrebbero far vivere nella politica.”

La pluralità di informazione in tv:

Esiste o è mai esistita una pluralità effettiva di informazione? Perché in termini di politica gli spazi televisivi sono concessi sempre ai ‘soliti noti’?
“I poteri televisivi e editoriali sono parte integrante della partitocrazia, del regime antidemocratico che distrugge lo Stato di diritto in Italia da sessant’anni. Così come la componente politica del regime ha più gambe (Destra, Sinistra, Centro,…), anche la componente televisiva ha RAI, Mediaset, La 7,… sempre di regime si tratta. E la gamba destra ha bisogno della gamba sinistra, la Rai ha bisogno di Mediaset, e viceversa.”
Ultimamente si è parlato moltissimo del canone RAI, se sia giusto o meno pagarlo. Qual è il vostro pensiero in merito?
“Il gesto individuale e privato di non pagare il canone non serve, secondo noi, a cambiare le cose. Serve unirsi a chi lotta per la legalità dell’ informazione. Una battaglia che il Partito radicale sta combattendo da molto tempo.”

Pubblicato in Interviste

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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