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Tutti gli scandali del Festival di Sanremo

Metti una sera a Sanremo. Luogo di gioco e perdizione, noto per ospitare uno dei pochi Casinò legalizzati del suolo italico. Celebre anche per il suo Festival della canzone, chiaro. Ma questa è un’altra storia. Perché se ad avviso di molti portare sul palco dell’Ariston un improbabile trio composto dal sempiterno Pupo, dal “principe” Emanuele Filiberto e dal tenore Luca Canonici è stato un azzardo, in realtà scommettere su di loro sarebbe stato un affare.
Nonostante i fischi e la ribellione degli orchestrali al verdetto del televoto – episodio senza precedenti al Festival – i tre si sono ritrovati in finale dove, stravolgendo il regolamento, si sono anche permessi di cambiare il testo della propria canzone – la “patriottica”, banalissima, “Italia Amore Mio” – senza per questo essere squalificati, ma venendo piuttosto premiati con il secondo gradino del podio.

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Il discusso esito del televoto:

Esaminando il curriculum dei due più chiacchierati componenti del trio, si può notare come Pupo, dopo gli esordi di “Gelato al cioccolato” e i fasti delle esibizioni nei principali teatri mondiali, si sia ritrovato a lottare contro il demone del gioco, rischiando – per sua stessa voce – la “bancarotta”. Per sua stessa ammissione affiliato alla massoneria – ma solo per un breve periodo – Enzo Ghinazzi, in arte Pupo, è stato ripescato dalla RAI dopo anni di silenzio e messo a condurre programmi di successo.
Lo scorso anno presenta a Sanremo un brano con l’intervento di Youssou ‘ n Dour, sinceramente improponibile nell’approccio alla lingua italiana. Nonostante la – pessima – figura, Pupo ci riprova quest’anno, accompagnato da un chiacchieratissimo show-man, già noto al pubblico per un’infanzia in esilio, a “pagare per colpe non sue”, come cantato in versi dallo stesso Pupo nell’esibizione Sanremese.
Emanuele Filiberto, l’uomo in grado di far perdere l’ultimo barlume di fascino alla monarchia, passato ormai in prestito alla tv e in pianta stabile ai format della RAI. Con nonchalance e accennando gesti rabbiosi con le mani assiste al suo “fratello” che canta di “un popolo che non si arrende” (ma il bisnonno di Emy non era quel re di cui si ricorda la fuga e l’abbandono di Roma in mano ai tedeschi…?).

La protesta degli orchestrali dell’Ariston:

Nel 2006 un altro Savoia, il padre di Emanuele Filiberto, fu arrestato con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e al falso, e associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione nell’ambito di un’indagine legata ad un altro Casinò, quello di Campione d’Italia. Il suo nome – che per esteso risulta essere Vittorio Emanuele Alberto Carlo Teodoro Umberto Bonifacio Amedeo Damiano Bernardino Gennaro Maria di Savoia – è presente nelle liste dei presunti appartenenti alla P2, che tra le logge massoniche è stata forse la più celebre.
Pochi giorni dopo aver ottenuto la liberazione, protestò al telefono – intercettato… – con un conoscente, lamentandosi dei giudici a suo dire “poveretti” ed “invidiosi”, intenti ad ascoltare telefonate “mentre probabilmente le mogli gli fanno le corna”.
Le corna deve averle fatte scaramanticamente Pupo, mentre sul palco dell’Ariston gli orchestrali (forse poveretti ed invidiosi) protestavano come a voler chiedere l’eliminazione del trio, per poi proseguire imperterriti a suonare, ricordando metaforicamente quanto avvenne ai musicisti del Titanic, strumenti in mano mentre la nave affondava. Quella del Festival è affondata, non ci sono dubbi.

Italia amore mio:

Nuova arringa di Pupo, sonori fischi dalla platea, ma ecco salire sul palco Maurizio Costanzo a placare gli animi. Ma Costanzo, quel Costanzo che risulterebbe l’intestatario della tessera P2 n. 819? Mah, pare di si. Ad ogni modo le polemiche non si placano, ma al trio viene riservato un consolatorio secondo posto, evitando che lo scempio assuma proporzioni colossali.
Inutile cercare giustificazioni massoniche in un secondo posto frutto unicamente delle misteriose politiche del televoto e della spaventosa campagna di marketing messa in atto per portare avanti il trio, cavalcando l’onda emotiva di una buona fetta di italiani resi passivamente “schiavi” dei messaggi televisivi.
Intanto “Italia Amore Mio” diventerà un successo a Dusseldorf, a Brooklin e nelle altre innumerevoli mete di rifugio dei tanti italiani – realmente – nostalgici di una patria abbandonata non per un esilio dorato ma per un lavoro che portasse il pane.  E per chi volesse giocare qualche altro euro prima che le quote crollino vertiginosamente, il consiglio è di scommettere sul brano del trio come inno nazionale degli azzurri del calcio per l’imminente mondiale sudafricano.
L’auspicio è che la scommessa non vada in porto, perchè se così fosse trovarsi di fronte la Germania in semifinale e far capire loro chi è che canta il nostro inno potrebbe risvegliare in loro un senso di rivalsa – per ora sopito – di antica memoria bellica.
Concludiamo azzardando un’altra scommessa. Il Savoia in politica ci ha già provato, e gli è andata male. Ciò non toglie che riprovandoci la ruota potrebbe fermarsi proprio sui suoi numeri. D’altronde anche qualcun altro in un lontano passato intratteneva viaggiatori di crociera al suono della musica, prima di ottenere una tessera P2.
E in più il buon Emy ha tutti gli elementi per diventare l’uomo nuovo della politica. Nazionalista, a favore del popolo. Il simbolo del “non rubo tanto ho già di mio”. Con la faccia di bronzo ha conquistato l’argento. Per l’oro c’è tempo.

Pubblicato in Focus

Scritto da

Gianfabio Florio

Scrittore tagliente ed ironico; avvocato e romanziere.

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