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Referendum: il quesito sull’energia nucleare

Dopo aver parlato dei quesiti sul’acqua (rispettivamente primo e secondo del referendum che si terrà nei prossimi 12 e 13 giugno) presentiamo di seguito il terzo, il più lungo ed articolato nonchè quello intorno al quale si è alimentato il maggior dibatto; stiamo parlando del quesito inerente l’energia nucleare. Ecco il testo del quesito:
“Volete voi che sia abrogato il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, recante Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria, limitatamente alle seguenti parti: art. 7, comma 1, lettera d: realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare?”.

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Realizzazione di impianti nucleari

In sostanza viene chiesto se si desidera abrogare la norma che prevede la realizzazione sul territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare: scegliendo per il si, si è contro la costruzione di centrali nucleari in Italia; votando no viceversa, si è favorevoli alla legislazione attuale che le prevederebbe.
Dicevamo del dibattito politico piuttosto corposo che ha seguito tutto l’iter di questo quesito dichiarato ammissibile dalla Corte Costituzionale pochi giorni fa: lo scorso 25 maggio infatti la Camera aveva dato il si definitivo al decreto legge omnibus (lo stesso testo era stato già approvato dal Senato) contenente norme che, in buona sostanza, prevedevano lo stop del programma nucleare di realizzazione delle centrali vanificando quindi il referendum in materia.

Il quesito è ammissibile

La moratoria di 12 mesi sul programma di rilancio del nucleare aveva quindi messo in dubbio la presenza del quesito sul nucleare stesso all’interno del referendum: con una sentenza emessa lo scorso 1 giugno la Consulta ha deciso (all’ unanimità) di considerare ammissibile il nuovo quesito referendario riformulato nel frattempo dalla Cassazione dopo le modifiche contenute nel decreto legge omnibus.
La Suprema Corte ha stabilito che le modifiche apportate dal Governo alle norme sull’energia nucleare non precludono lo svolgimento del referendum e la richiesta di abrogazione rimane quindi la stessa. Di conseguenza il quesito propone l’abrogazione delle nuove norme che consentono la produzione nel territorio di energia elettrica nucleare e si chiede l’abolizione una parte del decreto legge che permette la costruzione e l’utilizzo di nuove centrali per l’energia atomica in Italia.

Il Referendum sul nucleare del 1987

Da ricordare che gli italiani si erano già espressi sul nucleare quasi venticinque anni fa, nel 1987, e che in quell’occasione il referendum bocciò il nucleare e le centrali furono chiuse: i quesiti erano tre e si chiedeva anche in quel caso la cancellazione di alcune disposizioni di legge in materia di nucleare. Con il primo quesito  veniva chiesta l’abolizione dell’intervento statale nel caso in cui un Comune non avesse concesso un sito per l’apertura di una centrale nucleare nel suo territorio. I sì vinsero con l’80,6%.
Con il secondo quesito  veniva chiesta l’abrogazione dei contributi statali per gli enti locali per la presenza sui loro territori di centrali nucleari. I sì vinsero anche qui con il 79,7%. Nel terzo ed ultimo quesito veniva chiesta l’abrogazione della possibilità per l’Enel di partecipare all’estero alla costruzione di centrali nucleare. I sì ottennero il 71,9%.

Non è un quesito su nucleare si o nucleare no

In sostanza, non si trattò di doversi esprimere su ‘nucleare si o nucleare no’, ma il referendum sul nucleare del 1987 riguardò più che altro la decisione sull’ abolizione dei contributi statali ad un Comune che costruiva centrali, sulla possibilità o meno per l’ Enel di costruire centrali all’estero, e sull’abrogazione dell’intervento statale contro un comune che si fosse dichiarato contrario al nucleare.
Tuttavia, dato il responso quasi unanime di quel referendum, il Governo di allora sancì “di fatto” l’abbandono del nucleare come forma di approvvigionamento energetico tanto che, in fase di attuazione, lo stesso Governo deliberò la moratoria nell’utilizzo del nucleare da fissione quale fonte energetica.
Quella decisione nata dall’esito della consultazione popolare portò a conseguenze tangibili come l’aumento dell’ utilizzo di combustibili fossili (carbone, gas) e petrolio, nonché ad una maggior dipendenza dall’ acquisto di energia elettrica prodotta da centrali nucleari all’ estero (Francia).

Favorevoli e contrari al nucleare:

Questo parlando del refernedum sul nucleare del 1987. Tornando al presente, il quesito sul nucleare per cui si voterà nel referendum del 12 e 13 giugno ha spaccato l’opinione pubblica (e politica): chi si è schierato contro il nucleare (e quindi a favore del si), come ad esempio le maggiori associazioni a tutela dell’ambiente (Greenpeace su tutte) o buona parte dell’opposizione (Pd, Idv, Sel con qualche sorpresa, come la Lega che si era dichiarata pochi mesi fa contraria al nucleare in Veneto) mette in risalto soprattutto eventuali rischi che potrebbero derivarne (visti anche i recenti fatti di Fukushima).
Chi è a favore invece (buona parte della maggioranza, anche se ultimamente ha preso sempre maggior quota la linea Pdl della libertà di scelta e del non fornire indicazioni agli elettori), sostiene che la tecnologia nucleare sia importante in termini di risparmio economico, di riduzione delle emissioni di CO2 nell’atmosfera e che, parlando di centrali di nuova generazione, si possa adesso riscontrare una maggior sicurezza rispetto alle prime e più obsolete tecnologie.

Pubblicato in Focus

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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