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Prescrizione lunga: dei reati e delle pene

Un tema che continua a sferzare il dibattito politico italiano: da anni, senza tregua. Quello della prescrizione di alcuni reati.
Nelle ultime ore l’argomento è tornato alla ribalta in modo prepotente dopo che il ministro della Giustizia Orlando ha annunciato di essere ottimista circa una revisione della prescrizione con particolare riferimento all’allungamento delle tempistiche per alcune tipologie di reato.
In sostanza la maggioranza al governo starebbe tentando di imprimere una accelerata su questa tematica pur tra molte difficoltà anche interne. È vero che le norme già approvate dalla camera dovrebbero essere ora accorpate alla riforma del processo penale per sveltire il tutto; ma è altrettanto vero che l’intesa tra il Pd e Ncd mostra ancora qualche crepa.
Il giusto compromesso dovrebbe essere un aumento di 3 anni dei termini di prescrizione in appello e cassazione per i reati conto la Pubblica Amministrazione.

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Cos’è la prescrizione?

La prescrizione è un istituto di diritto finalizzato a stabilire un limite temporale entro il quale un reato può essere perseguito dalla legge; obiettivo è quello di evitare di dar vita a processi quando lo Stato non avrebbe più interesse a punire un fatto accaduto molto tempo prima.
Ha senso processare una persona anziana per un reato lieve commesso quando era giovane? Probabilmente no. E questo è il motore che ha dato il via al meccanismo della prescrizione.
Il termine della prescrizione è ovviamente l’oggetto del contendere; come devono essere calcolati i tempi per far si che un reato non sia più perseguibile?
Il termine per la prescrizione si basa sul massimo della pena prevista nel Codice ed è proporzionato alla gravità del reato. Ovviamente non tutte le tipologie di reati vanno in prescrizione: non tutti i reati quindi ‘scadono’.
Tutti i reati puniti con l’ergastolo quali ad esempio l’omicidio volontario o il reato di strage non vanno in prescrizione.

Prescrizione non è assoluzione:

Cosa comporta la prescrizione? Che quando un reato scade, anche il processo si conclude con il proscioglimento dell’imputato per intervenuta prescrizione.
Non si tratta quindi di una assoluzione vera e propria, che nel linguaggio giuridico sta a indicare il proscioglimento dell’imputato in quanto ritenuto non colpevole di un reato.
Bensì della scadenza dei tempi necessari per perseguire quell’imputato, che quindi viene prosciolto perchè sono scaduti i tempi utili a processarlo.

Quando interviene la prescrizione:

Nell’ordinamento italiano il calcolo della prescrizione, che scatta al momento in cui il reato è commesso, non si ferma come avviene invece per altri paesi all’inizio dell’azione penale nè al rinvio a giudizio o dopo la sentenza di primo o secondo grado.
Bensì prosegue la sua corsa fino alla pronuncia della sentenza definitiva della Cassazione, quella che come noto pone la decisione ultima in un processo. Non fermandosi quindi, riuscire ad arrivare alla fine di un procedimento senza che intervenga la prescrizione è spesso arduo.
Anche perchè talvolta sono le stesse parti in causa ad attuare espedienti per allungare le varie fasi del processo ed arrivare così a prescrizione. Ecco allora che in Italia, come spesso capita, un istituto nato per garantire è diventato poi un modo per generare una sacca di impunità per determinati soggetti.
Risultato, oggi gran parte dei procedimenti, circa il 70%, finisce archiviata per prescrizione dal giudice per le indagini preliminari, quindi prima ancora di approdare nella fase processuale.

La legge ex Cirielli:

Una prima bozza di riforma della prescrizione si è avuta nel 2005 con la nota legge ‘ex Cirielli’ tramite la quale si introdusse un dimezzamento della prescrizione per gli incensurati.
Un atto di corruzione, prima prescrivibile in 15 anni, ora ne richiede 7. Una violenza sessuale che prima richiedeva 22 anni per la prescrizione, oggi ne prevede 11. Dimezzamento dei tempi quindi.
Una legge che nelle intenzioni doveva servire, per stesse parole del suo estensore, ad aumentare la prescrizione in caso di recidiva, era diventata una mannaia per molti processi dato che dimezzava i tempi per gli incensurati.
Un testo modificato e che divenne noto con l’aggiunta del suffisso ‘ex’ davanti al nome del creatore, Edmondo Cirielli, che la rinnegò in quanto le modifiche del Parlamento l’avevano secondo lui stravolta.
Ci sono state modifiche successive con le quali si è tentato di mettere una pezza per alcune tipologie di reato; come quelli contro la Pubblica Amministrazione, per i quali proprio in queste ore si sta discutendo un allungamento dei meccanismi di calcolo della prescrizione che tornerebbe a 15 anni.

Come potrebbe cambiare la prescrizione:

Cosa cambiare quindi della legge attuale? Si sta lavorando per rivedere il meccanismo della prescrizione in toto e per prevedere tempi più lunghi per la prescrizione in riferimento a reati contro la pubblica amministrazione.
Il dibattito è ora con quelli che pur sostenendo la necessità di allungare la prescrizione, non vorrebbero rimandare troppo in là i tempo di questa per evitare di veder negata la giustizia.
Nelle intenzioni del ministro della Giustizia Orlando vi sarebbe di non mutare gli anni di prescrizione per ciascun reato; ma modificare il percorso del processo per far si che i termini di fermino quando i giudici pronunciano la sentenza di primo grado.
Nella successiva fase di appello i magistrati avrebbero così due anni in più rispetto alla naturale scadenza del reato, più un altro anno di bonus per la Cassazione.

Pubblicato in Focus

Scritto da

Matteo Vespasiani

Giornalista scomodo - "L'unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede..."

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