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Legalizzazione cannabis in Italia: tutti gli aspetti da valutare

Malgrado la legge ancora restrittiva e votata alla proibizione, sono molti gli italiani che fanno uso di cannabis: circa 4 milioni secondo i dati del Dipartimento delle politiche antidroga.
Non pochi; e il dato diventa ancor più sorprendente se lo si lega ad un’inchiesta giornalistica portata avanti dal mensile Il Test Salvagente. Con il supporto di un medico esperto in materia sono state analizzate alcune dosi di cannabis acquistata nelle piazze di spaccio più note del paese. Il risultato di questi test evidenzia come la sostanza risulti quasi sempre essere dopata. Modificata geneticamente.
In sostanza gli italiani fanno largo uso di marijuana ma non sanno cosa fumano; il che rende il tutto estremamente rischioso. E come sempre quando si tocca questo tema, riemerge prepotente il solito interrogativo: non sarebbe meglio legalizzare onde evitare rischi e sottrarre il business alle criminalità organizzate?

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La proposta di legge in Parlamento:

Alla Camera è al vaglio l’esame della proposta di legge per la legalizzazione delle droghe leggere; si tratta nello specifico del disegno di legge numero 3328 riguardante la depenalizzazione di coltivazione e commercio della cannabis “Norme per la legalizzazione della cannabis e dei suoi derivati”: questo il nome della proposta di legge firmata da parlamentari appartenenti a diversi schieramenti e riuniti nell’ intergruppo parlamentare per la legalizzazione della cannabis.
La legge ad oggi in vigore sul tema è il decreto legge numero 36 del 20 marzo 2014 che è andata a integrare la nota legge Fini-Giovanardi dichiarata incostituzionale nel febbraio del 2014 per le modalità con cui era stata approvata.
In breve la Fini-Giovanardi non poneva distinzioni tra droghe leggere e pesanti e andava a prevedere una soglia molto bassa per la dose giornaliera. Reato punito con il carcere, fattore che ha contribuito a intasare il sistema carcerario. Basti pensare che, nel solo 2014, su un totale di 54mila detenuti circa 18 mila erano in carcere per spaccio e la metà di questi lo era per episodi legati alla cannabis.

La questione cannabis medica:

Fin qui si è parlato di legalizzare l’aspetto legato alle detenzione per vario uso. Altra questione è quella relativa alla cannabis per uso medico e terapeutico. Un tema molto delicato che abbiamo trattato diverse volte dalle pagine di questo giornale.
In Italia la cura con farmaci a base di cannabis è stata introdotta per legge nel 2006 con un provvedimento che andava a riconoscere le proprietà terapeutiche del THC (tetraidrocannabinolo), uno dei principi attivi della cannabis. Con il decreto ministeriale n.98 del 28 aprile 2007 dell’allora ministrocannabis medica della Salute Livia Turco si andò a inserire questa sostanza nelle tabelle del ministro della Sanità tra le altre sostanze che possono essere utilizzate per fini terapeutici.
Come sempre in campo sanitario, fu data facoltà alle singole regioni di legiferare sul tema e di organizzare la distribuzione del farmaco a base di cannabis. Solo che in mancanza di una legge di respiro nazionale il meccanismo risulta farraginoso: per ottenere il farmaco (il Bedrocan) occorre importarlo dall’estero (soprattutto dall’Olanda) con tempistiche lunghe e costi spropositati.

Difficoltà di accedere alle cure con farmaci cannabinoidi:

Chi deve assumere il farmaco per esigenze di salute rischia di trovarsi in seria difficoltà. Ecco allora che nel settembre 2014 era i ministri della Salute e della Difesa avevano firmato un accordo in base al quale veniva dato il via libera alla cosiddetta marijuana di Stato: ovvero, si dava il là a coltivazione e lavorazione delle piante per produrre la sostanza utile per finalità terapeutiche.
La coltivazione e produzione erano tuttavia appannaggio esclusivo dello Stato italiano, e potevano quindi avvenire esclusivamente presso lo stabilimento chimico militare di Firenze ad opera dell’esercito all’interno di un progetto pilota. I soggetti privati sono quindi esclusi dalla possibilità di coltivare in autonomia piante di cannabis anche se per uso medico.

L’importanza della legalizzazione:

Come sempre il tema si ripropone e torna più che mai d’attualità. Si tratta di legalizzazione della cannabis, facendo riferimento qui all’utilizzo ricreativo. Partendo dai dati di cui sopra, in Italia sono 4 milioni circa i fumatori. Quasi il 10% della popolazione.
Il primo aspetto positivo sarebbe quindi quello di controllare ciò che gli italiani fumano ed essere ceti di non assumere una sostanza modificata con additivi chimici. Si andrebbe poi a sottrarre un business di tutto rilievo alla criminalità organizzata. Un giro di affari che può essere calcolato in 10 miliardi circa di euro che ogni anno finiscono nelle tasche della malavita.cannabis legale
Ultimo aspetto, quello economico: legalizzare la marijuana diventerebbe una fonte di introiti non da poco per lo Stato. Secondo una stima che ha a che fare con la proposta di legge presentata in Parlamento, si può parlare di un giro di affari tra i 6 e gli 8 miliardi di euro annui derivati soltanto dalle tasse.
È stato così ad esempio negli Stati Uniti dove la legalizzazione ha prodotto notevoli entrate dal punto di vista economico. E potrebbe essere così anche in Italia, se solo si decidesse di affrontare il dibattito lasciando da parte, per una volta, ideologie e retaggi culturali del passato e si guardasse soltanto a quelli che potrebbero essere vantaggi e benefici concreti.

Pubblicato in Focus

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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