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Conti dormienti: cosa prevede la legge in Italia

Si avvicina la scadenza di novembre 2018, quando per tutta una serie di prodotti finanziari e bancari superiori ai 100 euro che sono stati inglobati a novembre del 2008 dal Fondo Rapporto Dormienti scadranno i termini per poter essere reclamati dai titolari o dagli eventuali delegati.
Un tema delicato che, proprio per l’avvicinarsi della deadline, sta suscitando sempre più interesse. Di cosa si tratta, esattamente? Cosa prevede la legge italiana in merito ai conti dormienti e cosa sono questi? In sintesi con il termine di conti dormienti vengono indicati tutti i fondi che facciano riferimento a conti, libretti e depositi i quali non siano stati oggetto di movimentazione nel corso dell’ultimo decennio.
Una volta che sono decorsi i termini, tutte le somme in questione andranno a ingrossare un fondo che l’esecutivo provvede a gestire con finalità spiccatamente sociali o al fine di rimborsare coloro che sono stati vittime di raggiri di carattere finanziario.

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Conti dormienti: cosa sono

A varare il provvedimento che ha istituito il fondo è stato Giulio Tremonti, nel 2005, quando l’allora Ministro dell’Economia e delle Finanze dispose che le somme rimaste ferme presso gli istituti bancari per dieci anni dovessero senz’altro entrare nella disponibilità dello Stato. Dal giorno in cui ogni somma entra a far parte di questo fondo, i titolari o gli aventi diritto potranno comunque provvedere a reclamarli ancora per un ulteriore decennio, al termine del quale sarà proprio lo Stato ad averne la gestione integrale.
Come si può facilmente comprendere, si tratta di una questione non proprio secondaria, proprio in considerazione dell’entità delle cifre di cui si parla. Per definirla meglio, basterà ricordare come già nel 2008 fossero confluiti nel fondo circa 670 milioni di euro, che quindi non potranno più essere reclamati una volta prescritti.
Naturalmente da questa cifra andrebbero detratti i soldi che sono stati richiesti nel frattempo, che comunque ammontano a poco più di un decimo del totale, in base alle ricostruzioni degli organi di stampa.

Quanti sono i conti dormienti in Italia?

Considerato come alla fine dello scorso anno la cifra totale dei conti dormienti passati alla gestione pubblica, secondo la relazione emanata al proposito dalla Corte dei Conti, ammontasse a oltre un miliardo e mezzo di euro, si può poi capire l’importanza della questione per uno Stato il quale si ritrova spesso a dover cercare coperture per provvedimenti di notevole importanza e, soprattutto, di grande impatto sull’opinione pubblica.
Andrebbe però anche aggiunto come proprio all’atto del trasferimento dei fondi depositati sui conti dormienti la banca in cui erano stati depositati i fondi sino a quel momento è tenuta ad informare il titolare del rischio corso dal suo denaro nel caso non provveda a sbloccare la situazione, movimentandolo entro un arco temporale di sei mesi.

Come evitare che i propri soldi finiscano allo Stato

Cosa occorre fare per poter svegliare il conto? Lo strumento in grado di sbloccare l’impasse è rappresentata da una comunicazione scritta all’istituto bancario, da parte del titolare, recante la volontà di proseguire nel rapporto instaurato in precedenza. In alternativa si può anche dare vita ad una operazione con la quale si provveda a versare o prelevare contante dal conto, indipendentemente dal fatto che si tratti di sportello o bancomat, oppure inviare una comunicazione con la quale si avvisi la banca dell’avvenuto cambio di residenza, o la richiesta dell’estratto conto o del libretto degli assegni. Un lotto dal quale vanno invece escluse operazioni come la ricezione di un bonifico o quelle relative al saldo delle utenze.

Conto corrente: cosa succede nel caso di decesso del titolare

Occorre poi ricordare un caso particolare, come quello che fa riferimento all’avvenuto decesso del titolare. In questo caso, gli eredi dovranno inviare una comunicazione scritta all’istituto bancario cui dovrà essere accluso il certificato di morte, oltre alla eventuale documentazione richiesta per poter subentrare nel diritto a disporre delle somme depositate sul conto. Va anche sottolineato come nel caso i conti dormienti siano molteplici, per risvegliarli basti operare su uno di essi.
Altra precisazione molto importante è poi quella relativa a strumenti come le polizze vita, assegni circolari e buoni fruttiferi postali. Nel primo caso il diritto a reclamarli viene a cadere una volta che siano trascorsi tre anni dall’ultima movimentazione, nel secondo ove non siano state reclamate entro un biennio e nel terzo una volta che siano decorsi dieci anni senza che nessuno abbia proceduto alla loro riscossione.

Pubblicato in Focus

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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