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Bossi – Alemanno: tanto pe’ magnà

È finita così, a tarallucci e vino (o forse sarebbe più appropriato dire a polenta e coda alla vaccinara) la ‘querelle’ che ha visto coinvolto il padano Bossi ed il Popolo Romano; nella giornata di mercoledì 6 Ottobre si è tenuto in Campidoglio un pranzo riappacificatore con il Sindaco di Roma Alemanno, tra le proteste di molti cittadini giunti sul luogo per far sentire il proprio dissenso a questo discutibile simposio.
Chissà se Umberto il padano intendeva proprio questo quando, dall’alto della sua cultura universalmente riconosciuta, si era lanciato in una raffazzonata interpretazione del significato di S.P.Q.R (ma ne saprà il reale significato?) etichettando i romani come porci
Forse, nella sua testa sempre lucida e lungimirante, era già tutto chiaro; forse, l’Umberto padano era stato illuminato da un astro nel cielo, proprio come avvenne per Costantino nella battaglia per la cristianità del 312 d.C. a Ponte Milvio, solo che in questo caso i contorni della visione del padano avevano evidentemente preso la forma di una buona coda alla vaccinara o magari di un bel piatto di cicoria ripassata.

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Il pranzo al Campidoglio tra Bossi e Alemanno

Sì, aveva già immaginato tutto l’Umberto, gli era apparso tutto quanto in sogno; la polenta al ragù, il parmigiano reggiano, salame, lambrusco, vino dei Castelli e trippa alla romana, la Polverini che lo imboccava amorevolmente e Alemanno che, ingurgitandosi gioiosamente ed ammiccando alle telecamere quasi gongolante per il “parterre de roi” messo in piedi, offriva il meraviglioso scenario di Roma come sfondo a questa triste esibizione che, se fossimo stati a teatro, avrebbe sicuramente raccolto fischi e magari pomodori ed ortaggi lanciati verso gli attori. I quali avrebbero mangiato con gusto anche quelli.
Per amor di verità, fischi e dissensi ci sono stati comunque e nemmeno troppo leggeri; mentre i nostri cari politici si impegnavano in una lotta testa a testa per decretare chi riusciva a mangiare di più, a bere più bicchieri di vino o a recitare al meglio stornelli romani e canzoni popolari venete (domanda: ma chi avrà pagato il ricco pranzo? Provate a rispondere) fuori, a piazza del Campidoglio, sotto un sole quasi estivo, moltissimi cittadini si sono appostati per criticare aspramente quanto stava accadendo dentro l’improvvisata ‘fraschetta’ e per esprimere il proprio dissenso verso il Ministro Bossi e le sue esternazioni; c’è anche stato un aspro confronto con una delegazione padana venuta a Roma per scortare il proprio leader.

Una pantomima in perfetto stile italico

Insomma, pace tutt’altro che fatta al contrario di quanto i partecipanti all’abbuffata hanno cercato di farci credere; una sorta, è proprio il caso di dirlo, di Pax Romana o Pax Augustea imposta dall’altro o, per dirla meglio, una pace fatta solo tra di loro (ammeso che avessero mai litigato..), non certo con i cittadini che, oltre al danno di dover sopportare una situazione di crisi tra le più pesanti dal dopoguerra ed un classe politica tra le più vergognose della storia repubblicana devono anche subire l’onta di sentirsi dare dei “porci” da chi sta al Governo; e da chi, in Campidoglio, era intento ad ingozzarsi alla faccia di quegli stessi cittadini che aveva offeso.
E Umberto il padano, per la verità, tenendo fede alla sua fama da duro, non ha voluto lasciarsi sfuggire l’occasione di lanciare una stilettata in perfetto stile leghista; a chi gli ha chiesto del possibile Gran Premio da realizzare a Roma ha risposto con un nobile “dove cazzo lo corri un Gran Premio a Roma” (testuale). Non c’è che dire, uno dei siparietti più tristi della seconda Repubblica.

Una messa in scena a discapito del popolo romano

Dov’ è l’inganno? Come è possibile che i cittadini siano costretti a subire continue umiliazioni e prese in giro? È possibile che la politica sia ridotta ormai ad una tale farsa da offrire episodi di questo genere?
Da questo incontro ne escono tutti quanti sconfitti; in primis la città di Roma ed il suo Popolo, umiliati entrambi da una messa in scena non all’altezza della loro storia; in seconda battuta, i cittadini tutti, non solo quelli di Roma, costretti ad assistere all’ennesima puntata di una politica sempre più simile ad un reality show e sempre più lontana dai problemi reali.
Hanno perso anche Alemanno e la Polverini, cui va tutto il nostro sostegno e la nostra comprensione per esser stati costretti a prestarsi ad una pagliacciata imposta dall’alto per precisi ordini di partito.
Come i lettori ben sanno infatti, all’interno del Pdl la lancetta della leadership pende sempre più inesorabilmente verso Bossi cui Berlusconi è costretto, di conseguenza, a perdonare ogni sparata.

L’opposizione manca come al solito

Tra gli sconfitti manca qualcuno, e ci riferiamo a coloro i quali sono abituati a mancare; l’opposizione. Al di là di qualche dichiarazione di dissenso (più che altro di facciata) e qualche piccola presa di posizione dovuta, anche in questa circostanza l’opposizione non ha fatto molto per mostrare di avere un peso specifico all’interno dell’attuale politica.
Ma parlare di opposizione e politica, in un contesto così, non avrebbe neanche senso. Come tutti sanno, ormai, la classe politica italiana intera è ridotta ad un enorme circo mediatico in cui l’unico scopo è far carriera e raggiungere il fine con ogni mezzo.
Meglio allora concentrarsi sulle cose che realmente contano e parlare di coda alla vaccinara, cicoria, parmigiano e polenta; quelle sì son cose serie e non se ne può fare a meno. Ve la immaginate l’Italia senza tutte queste prelibatezze? Allora si che saremmo un paese realmente finito.

Pubblicato in Focus

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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