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Banche venete, i decreti: ecco i rischi per i consumatori

Ci siamo: nelle prossime ore il Consiglio dei ministri licenzierà il testo contenente indicazioni specifiche sulla liquidazione coatta e la cessione delle attività “in bonis” di Popolare Vicenza e Veneto Banca al gruppo Intesa San Paolo.
Una messa a punto definitiva che si attendeva da tempo e che dovrà essere concordata con la Direzione antitrust della Commissione Ue. Il tutto finalizzato a garantire la continuità e la riapertura degli sportelli già a partire da lunedì mattina in attesa poi di ulteriori passaggi, ancora da definire al meglio, che vedranno il passaggio delle due ex popolari a Banca Intesa.
Una storia che parte da lontano e che ora sta arrivando verso una definizione; e come sempre in questi momenti ci si interroga per capire quanto e quale sarà il rischio per i consumatori; a quanto ammonterà l’intervento pubblico, quindi l’onere che verrà spalmato tra tutti i contribuenti. Vediamo nel dettaglio.

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La storia delle banche Popolare Vicenza e Veneto Banca

Una storia che parte da lontano e che ha portato le due banche venete a dover affrontare un fabbisogno di capitale di oltre 5 miliardi di euro per sopravvivere. Una cifra indicata anche dalla Vigilanza Unica Europea come necessaria per riportare in equilibrio i conti.
Per le due banche è stato fatto un tentativo di salvataggio anche con interventi di Stato: operazione naufragata, almeno in teoria. I soldi per salvare le banche sono stati messi dai privati, vale a dire banche italiane; e Cassa Depositi e Prestiti, questi ultimi quindi capitali pubblici.
I soldi dei privati sono derivati da risparmi postali investiti nel Fondo Atlante, un fondo di investimento alternativo nato appositamente per sostenere le banche italiane in difficoltà durante operazioni di ricapitalizzazione.
In teoria le banche private avrebbero dovuto mettere in questo fondo una serie di capitali per salvare i due istituti in difficoltà.

I costi pubblici dell’operazione

La chiusura del caso delle due banche venete, dichiarate insolventi dall’autorità di vigilanza Bce, è interamente nelle mani del Governo. Che sta emanando i decreti necessari per garantire la continuità agli istituti e la riapertura degli sportelli a partire da lunedì 25 giugno.
Il tutto a fronte di un impegno per le casse pubbliche per una cifra oscillante tra i 6 e gli 8 miliardi di euro tra garanzie richieste sulla parte buona e copertura dei prestiti più rischiosi (che Banca Intesa non vuole rilevare).
L’istituto Intesa richiede garanzie in materia di rifinanziamento del fondo per sostenere gli esuberi; e definizione del parametro del ramo di azienda che sarà rilevato dall’acquirente.

I rischi per i consumatori

Ma lasciamo da parte tecnicismi vari e discorsi troppo complessi per arrivare all’aspetto che più ci interessa trattare in questa sede: i rischi per consumatori e utenti che potrebbero derivare dal salvataggio delle due banche venete.
Depositi e conti correnti dovrebbero essere tutelati al 100%: la liquidazione delle due banche mette al riparo da spiacevoli sorprese. Depositi e conti correnti sono infatti già tutelati dal fondo interbancario di garanzia per cifre fino a 100mila euro.
In sostanza i risparmiatori non sono stati chiamati a partecipare al salvataggio delle due banche venete perché non è passata l’ipotesi di ricorso al cosiddetto bail-in, salvataggio interno, ovvero il dover ricorrere esclusivamente a soldi degli azionisti e degli obbligazionisti in caso di dissesto di una banca vista l’impossibilità di ricorrere a fondi pubblici o delle banche centrali. Questo il significato di bail-in.
Ipotesi scongiurata quindi dalla procedura di liquidazione, che secondo la legge italiana mette al riparo da tale rischio.

Obbligazionisti Senior e obbligazioni subordinate: quali rischi

Secondo l’impianto di legge, ad essere preservati saranno anche i detentori di cosiddette obbligazioni senior. Che nella scala di sicurezze e garanzie vengono comunque al primo posto in quanto obbligazioni più garantite.
In sostanza i bond che le due banche venete Popolare Vicenza e Veneto Banca hanno emesso non serviranno per coprire buchi allo stesso modo dei depositi bancari e dei conti correnti.
Non altrettanto sicure saranno le obbligazioni subordinate, per definizione più a rischio, che saranno utilizzate per cancellare perdite derivanti della cessione dei crediti deteriorati delle due banche venete.
Le obbligazioni subordinate sono titoli più speculativi, quindi potenzialmente più profittevoli ma a fronte ovviamente di rischi maggiori. Per questa categoria di investitori si dovrà capire fino a che punto il Governo vorrà spingersi a tutelare.

Azionisti: quelli che rischiano di perdere tutto

Per gli azionisti il discorso è ben differente: il rischio per questa tipologia di investitori è quella di perdere praticamente tutto il capitale investito. Ciò a fronte di un crollo del valore delle azioni che c’è stato negli ultimi mesi; e quindi, chi deteneva tali titoli, ha già pagato ampiamente sulla propria pelle.
Esclusi da qualsiasi procedura di salvataggio saranno, invece, tutti gli strumenti finanziari detenuti dagli utenti presso le banche. Questo grazie sempre alla procedura di liquidazione; ma sarebbe stato lo stesso anche in caso di bail-in.
Si fa riferimento a tutti gli strumenti finanziari, che siano azioni, titoli di Stato, polizze vita ecc…di proprietà dell’utente e che siano semplicemente custoditi dalle banche. In sostanza strumenti finanziari che rientrano in una contabilità separata in quanto, per l’appunto, solo custoditi. Stessa cosa dicasi per tutti quei beni che il cliente lascia nelle cassette di sicurezza della banca, che ovviamente non saranno minimamente toccati.
Anche chi aveva, negli anni scorsi, acceso un mutuo o qualsiasi altro finanziamento presso uno degli istituti bancari in questione, non correrà rischi né vedrà modificata la propria posizione debitoria. Le condizioni del mutuo resteranno infatti invariate.

Pubblicato in Focus

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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