Il termine desertificazione bancaria descrive un fenomeno complesso e in progressiva accelerazione in Italia: la scomparsa fisica degli sportelli bancari da intere aree del Paese, con conseguenze profonde sul tessuto sociale ed economico dei territori coinvolti, in particolare nelle aree interne, rurali e montane.
Non si tratta di una semplice razionalizzazione aziendale, ma di un processo che sta ridefinendo l’accesso ai servizi essenziali per milioni di cittadini e migliaia di imprese.
Come emerso da studi recenti, elaborati da autorevoli osservatori come quelli della First Cisl e della Uilca, si evidenzia una situazione allarmante, con un numero crescente di Comuni che si ritrovano completamente privi di qualsiasi presidio bancario.
In questo articolo parliamo di:
I dati di un fenomeno esponenziale
La tendenza alla chiusura delle filiali non accenna a diminuire. Secondo i dati aggiornati al 2025, il numero complessivo dei Comuni italiani privi di sportelli bancari ha superato una soglia critica, arrivando a quota oltre 3.400, che rappresentano più del 43% del totale dei municipi in Italia.
In questi comuni completamente “desertificati” risiedono circa 4,7 milioni di persone. Il problema si allarga ulteriormente se si considerano quei comuni che contano su un solo sportello (circa il 24% del totale), e che sono considerati ad alto rischio di completa desertificazione. Complessivamente, si stima che oltre 11 milioni di persone in Italia vivano in comuni totalmente o parzialmente colpiti dalla contrazione dei servizi bancari.
Il ritmo delle chiusure è incalzante: solo nel primo semestre del 2025, le banche italiane hanno eliminato centinaia di sportelli (261 chiusure), con un saldo negativo che accelera. Il fenomeno, pur manifestandosi in maniera più drammatica nelle piccole realtà, non risparmia nemmeno i grandi centri urbani, dove le riduzioni percentuali di filiali sono state molto rilevanti in molte province, sebbene con un impatto assoluto meno devastante per la presenza di più alternative. Le Regioni più colpite per incidenza di comuni senza sportelli si trovano spesso nel Sud e nelle aree montane, ma anche regioni ricche come la Lombardia vedono un’elevata concentrazione di sportelli nelle mani di pochi grandi gruppi, aumentando la vulnerabilità dei centri più piccoli.
Le cause della desertificazione
Le ragioni dietro questa massiccia ritirata dai territori sono molteplici e interconnesse, ma ruotano principalmente attorno alla logica di efficientamento dei costi e alle dinamiche di mercato.
La causa principale è il cosiddetto “risiko bancario“, ovvero il processo di concentrazione del settore attraverso fusioni e acquisizioni. Quando due o più banche si uniscono, la nuova entità cerca inevitabilmente di razionalizzare la rete, chiudendo gli sportelli che si sovrappongono o quelli ritenuti non sufficientemente redditizi. I piccoli sportelli nei centri periferici e rurali, che generano un volume di affari minore ma sostengono gli stessi costi operativi (personale, affitti, sicurezza) delle filiali più grandi, sono i primi a essere sacrificati. La concentrazione ha portato le cinque principali banche italiane a detenere una quota maggioritaria del mercato, le quali tendono a privilegiare la presenza nelle aree metropolitane dove i costi per operazione sono più facilmente ammortizzabili.
Contrariamente a quanto spesso si pensa, la digitalizzazione non è l’unica causa, ma un acceleratore e un alibi. Se è vero che l’utilizzo dell’internet banking è in crescita (utilizzato da circa il 55% della popolazione italiana, con forti disparità regionali), è altrettanto vero che la chiusura degli sportelli precede spesso la piena adozione del digitale, specialmente nelle aree interne dove la copertura a banda larga è ancora carente, esasperando il digital divide. Il vero motore è la volontà di ridurre i costi operativi e di personale, non l’adeguamento alle sole abitudini dei clienti.
Le conseguenze della desertificazione bancaria sono strutturali e investono tanto il tessuto economico quanto quello sociale, risultando particolarmente severe nelle aree interne del Paese.
L’assenza di sportelli rende l’accesso al credito e ai servizi finanziari molto più difficile per le PMI locali. La banca fisica è spesso l’unico punto di riferimento per la consulenza personalizzata e per l’istruzione di pratiche complesse e la chiusura di una filiale non solo implica maggiori distanze da percorrere, ma interrompe anche quel rapporto fiduciario storico e quella conoscenza diretta del territorio che sono cruciali per valutare il rischio di piccole attività. Si stima che centinaia di migliaia di imprese abbiano sede in comuni privi di sportelli, con una conseguente penalizzazione della loro competitività e della nascita di nuova imprenditoria locale.
Inoltre, la desertificazione è un fattore di esclusione sociale, in particolare per le fasce più deboli della popolazione. Gli anziani, spesso meno avvezzi all’utilizzo delle piattaforme digitali, si ritrovano costretti a percorrere lunghe distanze solo per effettuare operazioni di base come il prelievo o il deposito, con costi aggiuntivi in termini di tempo, disagio e trasporto. La scomparsa della banca è spesso vista come un ulteriore segnale di abbandono, che contribuisce allo spopolamento dei piccoli centri. La presenza di una banca, al pari di scuole e presidi sanitari, è considerata un servizio essenziale che funge da elemento di coesione e appartenenza per la comunità.
Le possibili soluzioni
Il contrasto alla desertificazione bancaria richiede un’azione concertata che vada oltre la semplice richiesta di un’inversione di tendenza. Diverse proposte puntano a coniugare gli utili degli istituti con l’utilità sociale.
Le banche di credito cooperativo
Una delle vie è il potenziamento di modelli alternativi, come il ruolo delle Banche di Credito Cooperativo (BCC), che per statuto sono più legate al territorio, e lo sviluppo di nuove forme di presenza, come le “banche in movimento” o sportelli consortili tra più istituti, che garantiscano un presidio minimo.
Colmare il digital divide
È necessario, inoltre, un investimento massiccio per colmare il digital divide infrastrutturale nelle aree interne, permettendo così al digital banking di diventare una vera alternativa, e non un’imposizione forzata.
Incentivi per le banche
Infine, è fondamentale una maggiore consapevolezza politica e istituzionale, che si traduca in incentivi (o in vincoli) per le grandi banche, affinché non abbandonino i territori, riconoscendo il valore della funzione sociale ed economica svolta dai servizi bancari, oltre alla pianificazione di una informazione e di una formazione dedicate alla digitalizzazione, soprattutto per le fasce che possono risultare più indietro in questo campo, come gli anziani.