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Uomini che odiano le donne: quando l’amore diventa violenza

Il 2012 sta finendo, e quando un anno se ne va,  porta con sé il bilancio di dodici mesi. Ma questa volta  oltre alla crisi, al nostro sistema politico in default, al lavoro che non c’è, tocca analizzare un altro aspetto che la società trascura,  la violenza sulle donne.
Solo in quest’ultimo anno si stima che le donne uccise siano state 121 e ancora dicembre non è finito. Si è parlato di “femminicidio”, ma qual è il significato di questo termine? Per femminicidio o femmicidio si intende una forma di violenza perpetuata dagli uomini ai danni delle donne. E comprende tutti i casi di omicidio non solo per gelosia, ma raptus, ira, separazioni e tutto ciò che ha a che fare con la donna .
In Inghilterra si parlò di femminicidio nel 1801 per indicare ‘l’uccisione di una donna”. Il termine femicide (femmicidio) è stato utilizzato per la prima volta da Diana Russell, nota criminologa, scrittrice ed attivista femminista originaria di Cape Town, nel 1992 all’ interno di un libro scritto insieme a Jill Radford  “Femicide: The Politics of woman killing” la Russell identificò nel femminicidio una vera e propria categoria criminologica.
Una violenza estrema da parte dell’uomo contro la donna soltanto “perché donna” e nella quale  la violenza sarebbe il semplice esito di misoginia.

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La definizione di Femminicidio:

Nel 1993 l’antropologa messicana Marcela Lagarde utilizza il termine femminicidio per identificare «La forma estrema di violenza di genere contro le donne, prodotta della violazione dei suoi diritti umani in ambito pubblico e privato, attraverso varie condotte misogine, ovvero maltrattamenti, violenza fisica, psicologica, sessuale, educativa, sul lavoro, economica, patrimoniale, familiare, comunitaria, istituzionale che comporta l’impunità delle donne tanto a livello sociale quanto dallo Stato e che, ponendo la stessa in una posizione indifesa e di rischio, culmina nell’uccisione o nel tentativo di uccisione della stessa dovute all’insicurezza e al disinteresse delle Istituzioni.”
Sebbene siano passati quasi vent’anni, la situazione non è migliorata, anzi è addirittura peggiorata. E questo malgrado alcune leggi che dovrebbero difendere la donna: ad esempio esiste sul tema dei diritti delle donne, un trattato internazionale più ampio che affronta questo fenomeno, ovvero la Convenzione di Istanbul firmata l’11 maggio 2011 nella Città Turca. 

 

Violenza sulle donne e Convenzione di Istanbul:

Proprio il 27 settembre 2012 il Ministro del lavoro con delega alle pari opportunità, Elsa Fornero, si è impegnata a firmare a Strasburgo in Francia, alla presenza del vice segretario generale del Consiglio d’Europa Gabriella Battaini Dragoni, la “Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne” (Convenzione di Istanbul) chiedendo al governo e al paese di lavorare su questo problema, promettendo di ratificare il prima possibile questo accordo.  
Gli obiettivi del trattato riguardano la protezione della donna con l’eliminazione di ogni forma di discriminazione, pregiudizio, tradizioni e tutte quelle idee basate sull’inferiorità della donna nei confronti dell’uomo e del suo ruolo come tale, sostenendo anche le associazioni in aiuto di queste vittime per proteggerle e armonizzare le norme europee al fine di perseguire penalmente gli aggressori.  
L’11 dicembre 2012, il Consiglio dei Ministri Italiano, su proposta del Ministero degli Esteri, Giulio Terzi di Santagata, ha ratificato la convezione europea contro la violenza sulle donne, firmata appunto ad Istanbul. Palazzo Chigi ha dunque emanato il disegno di legge che ora passerà al vaglio di Camera e Senato. Questo progetto, permette dunque un passo avanti sul piano dei diritti per punire e prevenire la violenza nei confronti delle donne.
La stessa Fornero e Mara Carfagna, ex ministro per le pari opportunità del Pdl, si sono dette entusiaste per questo. Molte violenze non vengono neppure denunciate. Inoltre capita che la violenza domestica non venga percepita come reato. E anche venendo denunciata, le forze dell’ordine possono fare ben poco. Ecco, la convenzione cerca proprio di arginare questo atteggiamento, cercando di sostenere le donne sul piano non delle leggi, ma umano, ed evitare che si ritrovino sole e abbandonate.

 

Il reato di Stalking:

Tornando a parlare di provvedimenti per arginare la violenza sulle donne, negli ultimi anni si è aggiunto lo “Stalking”, pratica assai comune tra fidanzati, ex mariti e uomini che non riescono a pensare di esser messi da parte, che con i loro comportamenti ossessivi arrivano al pedinamento, agli sms e telefonate minacciose ripetute, fino all’omicidio della “loro” donna, che  non può e non deve essere di un altro.
In Italia solo all’inizio degli anni novanta sono nate le prime case di accoglienza per queste donne, Casa delle donne per non subire violenza di Bologna e la Casa delle donne maltrattate di Milano Nel 2008 è nata una federazione nazionale che riunisce 58 Centri antiviolenza in tutta Italia dal nome “D.i.Re: Donne in Rete contro la violenza alle donne”, che con finanziamenti adeguati, come un fondo contro la violenza sessuale e di genere, introdotto dal governo Prodi e cancellato dal governo Berlusconi, sicuramente potrebbero essere ancora più attive sul territorio nazionale.  
Nasce nel febbraio del 2011 “Se Non Ora Quando” un movimento trasversale, aperto e plurale, che ha come testimonial esponenti dello spettacolo, docenti, ricercatrici e donne comuni, che promuovo proprio i diritti delle donne ad essere definite tali, e la caduta dei tabù che le opprimono.
Di giovane creazione è anche il movimento “Doppia Difesa”, che nasce dall’incontro tra la showgirl Michelle Hunziker e l’avvocato Giulia Bongiorno, decise a lasciare il segno e a richiamare l’opinione pubblica su quella che è diventata un’emergenza sociale a tutti gli effetti; attraverso la consulenza legale e psicologica, si aiutano tutte quelle donne vittime di abusi, che faticosamente cercano di tornare ad una vita normale, cercano di riprendere una loro dignità,  alcune ci riescono altre però vengono uccise.
Ed è per loro che si combatte, per non dover più piangere ragazzine, adolescenti, madri e mogli uccise da un uomo che dice di amarle ma che dopo averle massacrate e aver passato qualche anno in prigione, esce come se nulla fosse.

Pubblicato in Archivio Notizie

Scritto da

Diletta Della Rocca

Calabrese, testarda e con la passione per il giornalismo.

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