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Pagamento dello stipendio: da Luglio vietati i contanti

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Eliminare denaro contanteLa legge di bilancio 2018, approvata sul finire dello scorso anno dal Parlamento, ha portato in dote un provvedimento di notevole importanza, quello relativo al divieto di pagare gli stipendi in contanti. Qual è la ratio che ha ispirato tale provvedimento, presentato da una parlamentare del Partito Democratico, Titti Di Salvo? Si può sintetizzare che i motivi fondamentali siano due:

 

  1. fare in modo che lo stipendio effettivamente corrisposto al lavoratore sia quello dichiarato dal suo datore di lavoro;
  2. cercare di contrastare l’evasione fiscale, rendendo appunto tracciabile ogni pagamento effettuato in margine ad una prestazione professionale.

Se il datore dichiara meno di quanto paga al lavoratore

Per quanto riguarda il primo aspetto, va ricordato come sia una prassi molto diffusa nel nostro Paese quella di dichiarare una somma notevolmente superiore a quella effettivamente pagata al lavoratore.
Una abitudine molto in voga ormai da tempo e che rischia di esporre il prestatore d’opera al ricatto dell’imprenditore, soprattutto dopo l’approvazione del Jobs Act, che introduce in pratica una notevole libertà di licenziamento, magari prendendo a pretesto necessità economiche tali da rendere ineludibile il provvedimento.

Ridurre l’evasione fiscale

Il secondo aspetto risponde invece ad una esigenza sempre molto viva in un Paese come il nostro ove l’evasione fiscale continua a viaggiare su livelli record. Proprio per cercare di combattere il fenomeno, è stato quindi deciso che dal primo giorno di luglio 2018 sarà tassativamente vietato utilizzare strumenti di pagamento che non siano il bonifico bancario o postale, un assegno o comunque uno dei mezzi che consentono di tracciare l’avvenuto pagamento, ad esempio quelli elettronici.
Proprio in relazione al secondo aspetto, va messo in rilievo come il provvedimento, figlio di una proposta di legge depositata all’inizio delle legislatura, vada a saldare i suoi effetti con quelli prodotti dal divieto all’uso di contante eccedente il limite dei 3mila euro. Un limite che era stato posto dal decreto legislativo 231 varato nel 2007, anche in questo caso con l’evidente intento di rendere più complicato evadere il fisco.
In caso di impedimento a ricevere tale pagamento da parte del legittimo destinatario, potranno subentrare un familiare o il convivente, a patto che abbiano compiuto i sedici anni di età. Combattere l’evasione quindi: una necessità in un paese come il nostro nel quale i cittadini si ingegnano con ogni mezzo per non pagare le tasse (o pagarne di meno). Non a caso siamo in piena proliferazione di quella disciplina che prende il nome di escapologia fiscale.

Obbligo di dimostrare l’avvenuto pagamento dello stipendio

Quindi, con il nuovo regime, non basterà più la semplice firma apposta su una ricevuta da parte del lavoratore, come avveniva in precedenza; ma il datore di lavoro stesso dovrà produrre una copia in grado di dimostrare l’avvenuto pagamento dello stipendio. I trasgressori potranno essere colpiti da multe che andranno da un minimo di mille ad un massimo 5mila euro.
Va anche ricordato come il divieto di utilizzare strumenti di pagamento non tracciabili non dovrebbe invece riguardare le forme reddituali le quali non siano catalogate alla stregua di rapporto di lavoro. Una categoria che può comprendere ad esempio le prestazioni di lavoro occasionale, i compensi derivanti dall’amministrazione delle società o le borse di studio.
Sono inoltre esclusi dall’applicazione della legge la Pubblica Amministrazione e i lavoratori chiamati a prestare il loro operato in qualità di badanti o colf, ovvero impiegati nel settore dei servizi alla famiglia.Una esclusione che deriva in  questo caso dall’esistenza di un provvedimento, risalente al 2011, per effetto del quale era stato fissato un limite di mille euro per questi particolari pagamenti.

Pubblicato in Archivio Notizie

Scritto da

Marco Cherubini

Scrittore, giornalista, ricercatore di verità - "Certe verità sono più pronti a dirle i matti che i savi..."

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