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L’ incoerenza della legge in Italia: co.co.pro, colf e nuove pensioni

Le scempiaggini della burocrazia: dall’indennità di disoccupazione dei co.co.pro alla tassazione su colf e badanti alla nuova proposta sulle pensioni. Che l’Italia sia un paese, per non dire il paese per eccellenza, dove la burocrazia la fa da padrona e anche le cose più semplici divengano complicate più che una constatazione è una tautologia.
Il Belpaese vive di regole, regolette e codicilli che hanno nel non sense la loro stella polare. Basta dare un’occhiata al modulo del 730 per rendersene conto. Ma qui sarebbe come sparare sulla croce rossa. Tre casi di non sense, tra i tanti, sono quelli che riguardano l’indennità di disoccupazione per i co.co.pro o la tassazione per colf e badanti o la proposta, in gestazione, per raggiungere l’agognata pensione.
Un co.co.pro (che sta come moltissimi sanno per collaboratore coordinato a progetto) è incredibile ma vero, può chiedere l’indennità di disoccupazione. Deve solo rispondere a qualche requisito di base. Primo requisito è poter dimostrare che il contratto a progetto sia terminato. E questo ci sta.

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Co.co.pro: si può richiedere l’indennità di disoccupazione

Secondo passaggio: dimostrare che nell’anno precedente si sia lavorato per meno di dodici mesi. Se si è lavorato per le canoniche cinquantadue settimane non si può chiedere l’indennità. Ora si supponga che il fortunato precario abbia lavorato per dieci mesi ecco che la porticina si apre un pochino e lascia intravvedere uno spiraglio che però potrebbe chiudersi all’istante.
Infatti, terzo passaggio: è necessario che nell’anno in corso (quello nel quale si chiede l’indennità) si abbia lavorato per almeno un mese. Quindi se si perde il lavoro a novembre e fino ad aprile dell’anno successivo non si è lavorato non si può presentare la domanda, bisogna prima trovare, per almeno un mese, un altro contratto precario, a prescindere da professionalità e qualifica.
Ma il nostro contratto a progetto è fortunato: l’anno scorso ha lavorato per dieci mesi e in quello corrente per uno. Perfetto. A questo punto risolte le questioni del quando può presentare la domanda e aspirare al quantum. Il quantum è definito nella misura del 30% dello stipendio lordo dell’anno precedente.
Bene. Ma non è così semplice. Infatti c’è un “ma”. E il ma consiste sull’ammontare dello stipendio dell’anno precedente che se eccede i 20.00€ lo spiraglio si chiude di botto. Lo stipendio del nostro non raggiunge quel limite e si ferma a 17.000€ e quindi pensa di poter incassare 5.100€. Errore. L’indennità non può superare i 4.000€.

Indennità e tetto massimo:

Domanda: se si definisce che il livello di reddito per la richiesta è di 20.000€ e la percentuale riconosciuta è del 30% come si può porre il tetto massimo di indennità a 4.000€? Forse varrebbe la pena, magari, di rendere i numeri logici e lineari, ovvero o si abbassa il livello di stipendio e si mantiene la percentuale o si fa il contrario. Se così fosse, mantenendo il reddito a 20.000€ la percentuale scenderebbe al 20% e l’indennità massima sarebbe, guarda caso proprio di 4.000€. Miracolo? No, semplice buon senso.
By the way l’Inps nell’anno successivo manderà un Cud che dovrà essere inserito nella dichiarazione dei redditi. Eh già, l’indennità è lorda, nel senso che si pagheranno le tasse. Sull’indennità di disoccupazione. Infine: l’indennità verrà corrisposta in un’unica soluzione, entro un paio di mesi (così dicono) e se ne frattempo il co.co.pro trova lavoro? Nessun problema, non deve restituire nulla.
Piccolo codicillo: un co.co.pro può chiedere l’indennità di disoccupazione una sola volta nella vita. Questo vuol dire sperare di non rimanere mai più senza lavoro. Un vero inno all’ottimismo.

Tassazione per colf e badanti:

La tassazione per colf e badanti è un invito all’evasione fiscale. Strano ma vero. Colf e badanti sono tenuti al pagamento dell’Irpef solo se superano il livello di reddito di 8.000€. Se l’importo è superato scatta l’aliquota del 23%. Perfetto, si direbbe in un paese normale, fino a 8000€ c’è franchigia e poi sull’eccedenza si applica la tassazione. Ma non è così.
Se si dichiara un reddito di 8.000€ non si paga nulla se invece il reddito diventa di 8.010€ ecco che lo Stato esige il versamento 1.842,30€. Domanda quante colf e badanti supereranno il tetto degli 8.000€? E quanti si accorderanno con i datori di lavoro per non superare il tetto e ricevere una parte del salario in nero?

In pensione con 38 anni di contribuzione:

Terzo caso, al momento virtuale. Per superare l’impasse sulla disoccupazione si sta facendo strada la proposta secondo cui si potrà andare in pensione prima dei 67 anni pur di avere lavorato per 38 anni. Ovviamente con una riduzione dell’assegno. La proposta recita: si potrà andare in pensione a 62 anni con 38 di contribuzione. Perfetto. Semplice. Semplicissimo. C’è un “ma”? Ma certamente, come si potrebbe vivere diversamente, senza un “ma”?
I 38 anni di contribuzione devono appartenere esclusivamente alla categoria dei subordinati. Pertanto se ci sarà qualcuno, si immagina quattro gatti di cui non vale al pena di occuparsi, che avrà, per esempio, 26 anni di contribuzione come subordinato e altri 12 come parasubordinato, il co.co.pro. di cui sopra, questo, pur avendo versato contributi per 38 anni non potrà andare in pensione e dovrà continuare a lavorare. Ovvio, no?
Come si può essere un paese normale se non c’è logica neppure nelle operazioni più semplici? E mentre nel Belpaese ci si arrovella su busillis che anche una massaia saprebbe risolvere i duchi di Cambridge si fanno beffe della crisi regalando al figlio ben tre nomi e contemporaneamente contribuendo allo sviluppo dell’industria del merchandising reale. Evviva.

Pubblicato in Archivio Notizie

Scritto da

Castruccio Castracani

Blogger satirico, polemico, dadaista, ghibellino, laico, uomo d'arme e di lettere - Il Vicario Imperiale

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