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Intelligenza Emotiva, cos’è e a cosa serve

Le emozioni sono un aspetto estremamente importanti per ogni individuo: quando non si riesce a gestirle nel modo più adeguato possono rivoltarsi contro e rivelarsi un fattore negativo di non poco conto. Uno dei rischi è quello di portare il soggetto ad adottare decisioni in grado di recare notevole danno ai propri interessi.
Proprio per riuscire a dare vita ad una efficiente gestione delle stesse, nel corso degli anni si è andato affermando il concetto di intelligenza emotiva. Andiamo a vedere di cosa si tratti e perché se ne parla sempre di più.

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Cos’è l’Intelligenza Emotiva: definizioni

La definizione di intelligenza emotiva comunemente accettata è quella data dallo psicologo Daniel Goleman, autore di numerose opere sul tema tra cui va ricordata in particolare intelligenza emotiva, scritta nel 1995. Secondo lui, l’intelligenza emotiva sarebbe quella che trae origine dalla consapevolezza delle nostre emozioni.
La prima definizione in assoluto, però, fu data cinque anni prima da Peter Salovey e John D. Mayer, due psicologi statunitensi secondo i quali l’intelligenza emotiva sarebbe la capacità di un individuo di riconoscere, distinguere, etichettare e gestire le emozioni non solo proprie, ma anche degli altri.

A cosa serve l’Intelligenza Emotiva

A rendere preziosa l’Intelligenza emotiva sarebbe proprio la sua importanza nel determinare il successo delle persone, non soltanto nel campo del business, ma anche in tutti quelli in cui la leadership che ne consegue può risultare decisiva.
In sostanza proprio la gestione ottimale delle emozioni può rappresentare un vero e proprio viatico nel conseguimento degli obiettivi che ci si prefigge. In particolare la presenza di un elevato grado d’intelligenza emotiva può consentire di migliorare la propria interazione sociale per mezzo dell’empatia, avere rapporti familiari e sentimentali più appaganti, instaurare proficue relazioni sul lavoro, avere un rendimento scolastico migliore e aiutare a prendere le decisioni migliori ove si presenti una crisi di qualsiasi genere.

I riflessi sul benessere psicologico

Altro vantaggio reso possibile dal possesso di un elevato grado di Intelligenza Emotiva è poi il conseguimento di un benessere psicologico maggiore. Si tratterebbe infatti del miglior presupposto possibile per avere soddisfazioni dalla propria vita, conseguire un elevato livello di autostima e rendere minore il livello di insicurezza, evitando crisi di depressione.
Un benessere psicologico che può peraltro rivelarsi estremamente utile nel prevenire scelte e comportamenti sbagliati, tali da riflettersi negativamente sulla propria salute, come quelli che possono portare ai danni derivanti dall’assunzione di sostanze psicoattive e dalle dipendenze a droghe e alcol.

Può essere misurata l’Intelligenza Emotiva?

Va anche sottolineato come nel corso del tempo siano stati adottati modelli in grado di portare ad una misurazione dell’Intelligenza Emotiva. Il primo di essi è stato fornito proprio da Goleman, secondo il quale essa può essere calcolata per mezzo dell’Emotional Competency Inventory (ECI) e dell’Emotional and Social Competency Inventory (ESCI), strumenti che sono stati da lui varati in collaborazione con Richard Eleftherios Boyatzis, professore di comportamento organizzativo, psicologia e scienze cognitive.
Un secondo metodo che consente di misurare l’intelligenza emotiva è poi quello offerto dall’Emotional Intelligence Appraisal, una autovalutazione che è stata elaborata da Travis Bradberry e Jean Greaves.

Pubblicato in Archivio Notizie

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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