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Daspo di gruppo: un provvedimento da abolire

Daspo di gruppo

Era il 3 maggio quando, prima della finale di coppa Italia tra Napoli e Fiorentina che si disputò allo stadio Olimpico di Roma, a seguito degli incidenti accaduti fuori dallo stadio il tifoso partenopeo Ciro Esposito venne ferito con un colpo di pistola; il ragazzo venne immediatamente ricoverato in condizioni gravi e sarebbe morto dopo quasi due mesi.
Un episodio che scosse fortemente l’opinione pubblica anche per tutto quello che fece da contorno a quella vicenda. Come la trattativa, così venne definita, che i calciatori del Napoli dovettero portare avanti con gli ultras della propria squadra per avere una sorta di ‘autorizzazione a giocare la partita di quel 3 maggio. Le immagini di Genny ‘a carogna capo ultras del Napoli appollaiato sul parapetto che separa la curva dal campo fecero il giro dell’universo calcistico creando sconcerto univoco.
Fu a seguito di quei fatti che il ministro dell’Interno Alfano promise l’utilizzo del pugno duro per tentare di arginare almeno in parte il fenomeno della violenza negli stadi; una piaga da debellare ad ogni costo, si disse. Che in molti ci avessero già provato, in passato, senza successo per mancanza di mezzi o di reale interesse a sconfiggere il fenomeno è un argomento che sembrerebbe essere di contorno. Ma tant’è.
Ebbene il nuovo campionato di calcio è iniziato con le nuove regole, figlie del decreto legge 119/14, che è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 22 agosto. Un provvedimento controverso, forse per alcuni troppo duro dato che potrebbe contenere al suo stesso interno le basi per la sua decaduta.

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Le nuove misure contro la violenza negli stadi:

Il decreto legge in questione, ovvero il “decreto Anti-Violenza nello Sport – Disposizioni urgenti in materia di contrasto a fenomeni di illegalità e violenza in occasione di manifestazioni sportive”, andava a modificare le sanzioni fino ad allora previste dalla legge.
Legge che prevedeva comunque il provvedimento del Daspo, ovvero il divieto di accesso a manifestazioni sportive per i tifosi violenti. La persona sanzionata con il Daspo deve recarsi presso un ufficio di polizia in concomitanza con la manifestazione sportiva a lui vietata e il provvedimento può durare per un periodo che varia da 1 a 5 anni.
Ebbene la nuova normativa è andata ad inasprire le sanzioni già previste dalla legge; tra le novità più importanti (e discusse), l’introduzione del cosiddetto Daspo di gruppo.

 

Daspo di gruppo e dubbi sul provvedimento:

L’inasprimento delle sanzioni nei confronti dei tifosi violenti partiva dalle seguenti constatazioni: visto “il ripetersi di gravi episodi di violenza e turbativa dell’ordine pubblico in occasione di manifestazioni sportive (…) anche in vista dell’avvio della prossima stagione calcistica, (si è ritenuto opportuno) adottare interventi urgenti finalizzati a rafforzare la prevenzione di tali fatti e a inasprire il trattamento punitivo di coloro che se ne rendono responsabili”.
Inasprimento dunque; che nello specifico sta a significare Daspo di gruppo. Cos’è il Daspo di gruppo è presto detto: un provvedimento che va a vietare la partecipazione a manifestazioni sportive per tutti coloro i quali si rendano colpevoli di episodi di violenza, singola o di gruppo, in occasione di eventi sportivi.
L’articolo 2 del decreto legge in questione estende il provvedimento del Daspo anche per chi “sulla base di elementi di fatto, risulta avere tenuto, anche all’estero, una condotta, sia singola che di gruppo, finalizzata alla partecipazione attiva ad episodi di violenza, di minaccia o di intimidazione, tali da porre in pericolo la sicurezza pubblica o a creare turbative per l’ordine pubblico”.
Si va a parlare quindi di condotta di gruppo e si va a introdurre la sanzione del Daspo di gruppo da applicarsi al capo dei violenti con una pena di durata non inferiore ai 3 anni, e in caso di recidività, da un minimo di 5 ad un massimo di 8 anni. L’applicabilità del Daspo viene inoltre estesa ai tifosi che introducano negli stadi non solo cartelli e striscioni, ma anche altre “scritte o immagini” che incitino alla violenza”.
Un provvedimento controverso e che ha suscitato dubbi anche di costituzionalità dato che il rischio è quello di andare a punire tutti indistintamente mettendo nel calderone dei colpevoli anche chi colpevole non è. Il principio costituzionale prevede che la responsabilità sia esclusivamente personale e di conseguenza il rischio di questo provvedimento è che un tifoso, solo per essersi trovato insieme ad un altro resosi protagonista di atti violenti, subisca il provvedimento del Daspo di gruppo.
Come dire, dato che non riesco a individuare il responsabile punisco tutti. Comportamento che non è propriamente adatto a un paese democratico.

 

Il caso Frosinone Bari

Un pugno duro che non ha convinto del tutto e che ha visto la prima applicazione in occasione della partita di serie B tra Frosinone e Bari disputata sabato 13 settembre. Con l’applicazione del Daspo di gruppo per 52 tifosi del Bari che, andati in trasferta a Frosinone a bordo di un pullman, dopo il match hanno invaso l’autostrada A1 Roma – Napoli bloccando la circolazione, tagliato le reti di protezione per raggiungere (soltanto alcuni di loro) una strada parallela con il fine di aggredire una vettura di due tifosi del Frosinone, padre e figlio.
Tutti i 52 tifosi baresi che erano presenti sul pullman sono stati portati in caserma, identificati e per loro è scattato in serata il Daspo di gruppo. Le accuse per i sostenitori del Bari sono interruzione di pubblico servizio, danneggiamento aggravato della recinzione autostradale, lancio pericoloso di oggetti e lesioni a pubblico ufficiale. Il provvedimento va quindi a colpire tutti i tifosi del Bari presenti in quel momento sulla scena; e lo si farà, con ogni probabilità, indistintamente da chi ha avuto un ruolo più attivo rispetto agli altri.
Da questo si comprende come il meccanismo del Daspo di gruppo possa rivelarsi del tutto inutile (si attendono ricorsi da parte di chi è stato colpito dal provvedimento) e come sia stato studiato per andare, in sostanza, a prevedere sanzioni di gruppo per tutti i casi nei quali non si riesca a identificare il singolo responsabile. Se questo è un provvedimento democratico e se così si vuole combattere la violenza nel calcio non siamo messi bene.

Pubblicato in Archivio Notizie

Scritto da

Erik Lasiola

Giornalista di inchiesta, blogger e rivoluzionario

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