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Baby sitter e lavoro con minori: serve il certificato antipedofilia

A partire da lunedì 7 aprile 2014 per lavorare come baby sitter occorrerà un certificato antipedofilia: chiunque assumerà personale per attività con minori dovrà richiedere prima al lavoratore il casellario giudiziale per accertasi che la persona in questione non abbia mai commesso reati contro i minori, quali pedofilia, prostituzione ecc…
A prevedere questa piccola rivoluzione, il decreto legislativo 39/2014 “Attuazione della direttiva 2011/93/UE relativa alla lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile”. Una novità che, come sempre in Italia, rischierà di generare confusione.

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Richiedere il certificato penale

Niente più assunzioni ‘leggere’ e senza controlli; la normativa stabilisce che l’obbligo sia in capo a chi assume, quindi al datore di lavoro, il quale avrà l’onere di dover consultare prima dell’assunzione il casellario giudiziario e procurarsi il certificato penale della persona da assumere per accertarsi che non ci sono precedenti reati contro i minori. Per chi non seguirà tutto questo iter e quindi si ritroverà a non essere in regola, sono previste multe salate che vanno dai  10 ai 15 mila euro.
Si parla di nuove assunzioni e quindi la norma non è retroattiva: la novità riguarderà baby sitter e non solo. Si fa riferimento al personale impegnato con i minori, quindi anche parrocchie, associazioni culturali e sportive, asili, gruppi scout, scuole di danza, cooperative, bidelli e professori.
Relativamente a queste ultime due categorie è bene precisare che per il personale scolastico a tempo indeterminato era già previsto l’obbligo di questa certificazione. La novità sarà invece per supplenti annuali e temporanei.

Come ottenere il certificato per lavorare

Il provvedimento come detto, sta creando comunque molti dubbi soprattutto per la trafila burocratica cui ci si dovrà sottoporre: richiedere un certificato penale comporta la perdita di almeno un paio di mattinate intere presso il tribunale di competenza territoriale. Inoltre ha un costo di circa 20 euro in cancelleria varia. Se a questo si aggiunge l’incombenza della multa per chi viene meno a questi obblighi o comunque commette qualche errore, si comprendono i motivi delle perplessità.
Tra l’altro non è ancora del tutto chiaro se questo certificato antipedofilia dovrà essere posseduto solo da babysitter e istruttori o anche da chiunque altro entri in qualche modo in contatto con i minori, vedi ad esempio badanti, autisti, cuochi ecc…

L’onere è per chi assume la baby sitter

In molti hanno auspicato maggior chiarezza richiedendo spiegazioni, tra questi addirittura la Cei (Conferenza Episcopale Italiana), l’ associazione Sindacale dei datori di lavoro dei collaboratori familiari (Assindatcolf) e molti istituti scolastici ed associazioni sportive che temono di trovarsi improvvisamente nell’ illegalità.
Intanto c’è chi pensa che la norma, che così come è concepita va a scaricare tutto l’onere sulle famiglie,  possa avere effetti controproducenti in materia di regolarizzazione ed emersione del lavoro nero: con il lungo iter burocratico da portare avanti potrebbero essere molte le famiglie che, dovendo assumere ad esempio una baby sitter, opteranno per farlo totalmente in nero risparmiando così costi e tempo.
Stessa cosa potrebbe valere anche per altre figure lavorative interessate dalla normativa. D’altra parte siamo in Italia e il lavoro nero, qui, è un marchio di fabbrica.

Pubblicato in Sociale

Scritto da

Marco Cherubini

Scrittore, giornalista, ricercatore di verità - "Certe verità sono più pronti a dirle i matti che i savi..."

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