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Giornalismo investigativo e casi di cronaca nera

Il giornalismo investigativo e di inchiesta, un mestiere che muta con le tecnologie ma che mantiene il proprio fascino; abbiamo parlato in passato del giornalismo investigativo nell’era del web e di come questo sia cambiato con i nuovi strumenti disponibili. Tuttavia il lavoro del giornalista investigativo parte da molto più lontano e richiede peculiarità e dedizione al di fuori della rete; una connessione internet ed una discreta capacità di ricerca in rete non bastano per portare a termine un’inchiesta.
Di questo, di attitudine al giornalismo investigativo e dei casi di cronaca nera più discussi parliamo con Fabio Sanvitale, giornalista investigativo classe 1966, scrittore ed esperto di casi storici della cronaca nera italiana ed internazionale.

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Tuttli gli aspetti del giornalismo investigativo

Fabio Sanvitale, quale è l’aspetto più difficile del giornalismo investigativo?
“L’attività di ricerca e verifica è lunga e complessa; pensare che basti avere un pc per risolvere il problema è errato. Un buon giornalista di inchiesta deve mantenere una visione globale delle cose, intrecciare i fatti, confrontarli. È un lavoro lungo ed articolato.”
L’ostacolo più grosso che si può incontrare nel corso di un’inchiesta?
“Di recente ho affrontato un caso americano nel quale tutti gli elementi rilevati facevano credere una cosa, ma la realtà si è poi rivelata essere tutt’altra. Eppure c’era tutto: prove scientifiche, testimoni ecc…  ogni cosa sembrava incastrarsi perfettamente. Ma poi non era cosi.”
Un caso di verità apparente?
“Diciamo di si: in questi casi la possibilità di errore c’è, dato che tutto porta verso una direzione. Si può cadere in inganno, ma lo si fa in modo involontario.”
Ci sono altri modi di cadere in inganno?
“Altre volte si è partecipi di un clima di isteria generale; ci si lascia trascinare, si ragiona con la pancia e non con la testa. Pensiamo ad un caso di cronaca nera nel quale l’ imputato sia oggettivamente antipatico o colpevole di altri reati; l’opinione pubblica tenderà a giudicarlo colpevole.”

Giornalismo di inchiesta e ricerca della verità

Fortunatamente poi c’è il processo, dove l’onda emotiva non dovrebbe entrare
“La Costituzione garantisce la presunzione di innocenza. Per quello che riguarda il procedimento penale, al contrario di quanto si possa credere non offre certezze. Altrimenti non si spiegherebbe per quale motivo abbiamo un Pm; che è ricontrollato dal Gip; poi si deve passare dal Gup; quindi, nel caso di omicidi, la Corte d’Assise; la Corte d’Assise d’appello; il ricorso in Cassazione e, come se non bastasse, il nostro ordinamento prevede la revisione del processo.”
E’ dunque impossibile giungere ad una verità ‘vera’?
“Il processo è un rito con regole per arrivare ad una verità. Ma non sempre ci si riesce; a volte è possibile, altre no. Ma fa parte del gioco. L’importante è non avere fretta di trovare un  colpevole. Spesso ci caschiamo anche noi giornalisti per l’ansia. Talvolta invece accade l’opposto.”
Ovvero?
“Che il colpevole non venga riconosciuto perché ha alibi credibili e la sua colpevolezza sarebbe inverosimile. Ma solo perché la faccenda è inverosimile non vuol dire che non sia accaduta.”

Differenza Italia Usa in materia di giornalismo

In fase di indagine non viene quasi mai tenuto conto dell’inverosimile?
“Si, non viene concepito l’improbabile. Ci sono molti casi di persone ritenute innocenti perché la loro colpevolezza era legata all’ inverosimile. Salvo poi accorgersi che non era così.”
La storia italiana è piena di casi di cronaca non risolti
“Purtroppo si, tanti casi di cronaca nera irrisolti. Ma dobbiamo stare tranquilli perché gli errori li fanno tutti; quando gli inglesi dissero che Calvi si era suicidato fecero un errore grosso come una casa; quando i francesi assolsero Vittorio Emanuele di Savoia fecero altrettanto. Per non parlare dei tanti americani condannati a morte perché ritenuti colpevoli, salvo poi scoprine l’innocenza.”
Dal punto di vista giornalistico invece, quale è la differenza tra Italia ed Usa?
“Negli Usa i media partecipano più alla fase pre-dibattimento e meno a quella successiva: si ritiene che più è ampia la discussione e più è facile arrivare alla verità. Ma anche lì, nel tempo, si è assistito ad un cambiamento del giornalismo investigativo; si è un po’ imbastardito dopo aver fatto scuola. Oggi il giornalismo americano sconfina nel pettegolezzo, nell’attacco personale. Gli americani hanno perso fiducia nel fatto che il giornalismo sia il cane da guardia della democrazia.”

L’inchiesta giornalistica dal cartaceo al web

Parlando del giornalismo web, come ci si deve approcciare ad un’ indagine?
“È necessario avere elementi in mano. Ho da poco scritto un articolo per cronacanera.it  sulla vicenda di Federica Mangiapelo, la ragazza trovata morta a Bracciano. Sono partito dalla marea di notizie già pubblicate ma poi sono andato a parlare con il padre e con un noto cardiochirurgo per capire meglio le circostanze della morte. Ho inserito quindi una serie di elementi nuovi. Nel giornalismo online si rischia di fare le cose a distanza, non a contatto con il fatto, e di passarsi le stesse notizie e gli stessi fatti.”
Come è cambiata l’inchiesta giornalistica con il passaggio dal giornalismo classico al web?
“Una volta occorreva più tempo per realizzare un’indagine giornalistica; oggi c’è l’illusione di poter fare tutto da casa. Ma questo è vero solo parzialmente. Dal pc non puoi fare tutto; solo quando sei sul luogo ti rendi conto di alcune cose. Internet offre l’illusone di apparente facilità, ma non è così.”
È più facile, come sostengono in molti, prendere cantonate sul web?
“Si perché c’è l’effetto domino; quello che ha scritto un altro sito magari è sbagliato. E non è detto che se lo ha scritto un giornale grosso sia attendibile. Anzi spesso le più grosse bufale arrivano da giornali grossi.”

I casi di cronaca nera italiani

Tra i casi di cronaca nera che ha affrontato in carriera, quale l’ha colpita di più?
“Uno che ritengo essere il più emblematico del ‘900 in Italia; il caso dell’omicidio di piazza Bologna di Maria Martirano, l’11 settembre 1958. Ci ho anche scritto un libro insieme ad Armando Palmegiani. Quel caso ha un intreccio narrativo incredibile che assorbe via Poma, Cogne, Avetrana ecc…”
E tra i casi più recenti invece?
“La vicenda dei bambini di Gravina; tutti eravamo convinti che fosse stato il padre, che aveva faccia e comportamenti da cattivo. Poi si è scoperto che ci eravamo sbagliati.”
E del caso dell’omicidio Meredith a Perugia, uno dei più dibattuti dell’ultimo decennio, cosa pensa?
“Lì abbiamo una serie di elementi sicurissimi per Rudy Guede; non altrettanto certi per Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Io credo che siano stati loro, ma mi rendo conto che la corte di Cassazione possa avere avuto problemi perché non è riuscita a mettere insieme una serie di elementi.”

Pubblicato in Interviste

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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