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Referendum 4 Dicembre: perché votare No

Il 4 dicembre 2016 è la data per il tanto atteso referendum costituzionale incentrato sul disegno di legge Boschi. Gli italiani saranno chiamati alle urne per approvare o bocciare il quesito andando a scegliere tra un si e un no.
Nell’ottica di informare il più possibile gli elettori su quello per cui realmente si voterà il 4 dicembre, abbiamo voluto concedere uno spazio equo ai due distinti schieramenti.
Abbiamo intervistato il Comitato basta un Si che ci ha spiegato, secondo il suo punto di vista, perché si dovrebbe votare si. Diamo ora spazio alla sponda del no ascoltando le ragioni di Walter Nocito, docente di Istituzioni di diritto pubblico presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università della Calabria.

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Perché votare No al referendum?

Quali sono i punti che tocca la riforma?
“I punti oggetto di revisione sono molti e disomogenei, riguardano quasi tutta la seconda parte della Costituzione vigente. Molti riguardano le modifiche alla forma di governo parlamentare cioè ai rapporti tra organi costituzionali di indirizzo (Parlamento e Governo) e di garanzia (Presidente della Repubblica). Varie sono le modifiche alla forma di stato territoriale (regionalismo) e alla legislazione. Mancano nella riforma elementi che sarebbero stati necessari a qualificare il regionalismo in senso cooperativo, mentre sul rapporto Parlamento-Governo il primo viene schiacciato sul secondo anche in forza dell’operare della legge elettorale Italicum, che è una legge materialmente costituzionale (pur se formalmente ordinaria).”
Perché i cittadini dovrebbero votare no al referendum?
“I punti di riforma del regionalismo (Titolo V) sono confusi e incidono negativamente sul decentramento politico e sulla democrazia territoriale (previste nell’art. 5 Cost.), mentre sulla forma di governo parlamentare le scelte sono pericolose in quanto rendono eccessivo il peso del partito politico (e del suo leader) che vince le elezioni e così controlla tutti gli apparati istituzionali. Organi di garanzia come il Presidente della Repubblica e la Corte costituzionale (ma anche il CSM) entrano nell’orbita della maggioranza politica e perdono le caratteristiche di imparzialità e di neutralità che sono necessarie a una democrazia costituzionale improntata all’equilibrio e al bilanciamento dei poteri secondo il principio liberale che vige nei Paesi europei a democrazia matura.”

Comportamento dei media in campagna elettorale:

Qual è l’aspetto più critico che riscontrate qualora dovesse vincere il Si?
“I meccanismi istituzionali sarebbero affidati eccessivamente alle dinamiche politiche e in particolare alla momentanea superiorità del partito di maggioranza che potrebbe impiantare un governo della minoranza artificialmente rafforzata dal premio di maggioranza istituito dalla legge Italicum che è iper-maggioritaria e non garantisce le condizioni della effettiva rappresentanza politica. In simile contesto sono a rischio i diritti politici (voto uguale e libero), ma anche i diritti sociali e civili (i diritti di cittadinanza uguale, con gli istituti garantistici che derivano dalla riserva di legge parlamentare). In generale la cosa più grave della riforma Boschi-Renzi è che tende a esaltare le ragioni della governabilità e della stabilità, comprimendo eccessivamente le ragioni della rappresentanza e del pluralismo politico.”
Dal punto di vista della campagna per questo referendum, c’è stata una comunicazione equa? O i media hanno spinto per una parte piuttosto che per un’altra?
“Questa campagna è partita tardi e male in quanto già la fissazione della data ha seguito le valutazioni di convenienza delle forze politiche governative. Inoltre il sistema radiotelevisivo pubblico e privato non ha garantito condizioni di parità informativa se non negli ultimi giorni (sul totale dei sette mesi di attesa tra la approvazione definitiva parlamentare e la fata di svolgimento della consultazione referendaria). I grandi gruppi dell’informazione (stampa, giornali locali e nazionali e tv nazionali e locali) sono stati poco disponibili alla corretta ed equa informazione ai cittadini, non essendo per nulla controllati dalle autorità di vigilanza e controllo del settore informativo (Agcom, CoReCom, Commissione bicamerale per la Rai). Le istituzioni universitarie e di alta formazione non hanno poi fornito adeguati servizi alla collettività in ordine alla informazione sul merito dei contenuti della revisione sottoposta a Referendum oppositivo ex art. 138.”

Cosa succederà se vince il Si e cosa se vince il No?

Che cosa succederà se vincerà il Sì e cosa se vincerà il No?
“Se vince il Sì, sotto il profilo tecnico, la fase attuativa della revisione costituzionale sarà abbastanza lunga e si porrà il problema del controllo della legge elettorale parlamentare per la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica ad opera della Corte costituzionale. Saranno necessari poi numerosi atti di implementazioni per i principali istituti di ‘nuovo conio’, come ad esempio lo ‘statuto delle minoranze parlamentari’, i referendum di indirizzo e quelli consultivi, le modifiche ai Regolamenti parlamentari, gli Statuti regionali ‘speciali’, e altri ancora.”
E se dovesse vincere il No?
“Se vince il No, il Presidente Renzi potrebbe rimettere o meno la decisone sullo sviluppo della legislatura al Presidente Mattarella che dovrebbe procedere alle consultazioni per la formazione di un nuovo Governo della Repubblica. In questo caso i gruppi parlamentari dovrebbero decidere, secondo valutazioni di natura politica, quali siano le condizioni per portare il Paese a nuove riforme istituzionali, ovvero le condizioni per portare corpo elettorale alle urne (previa riscrittura dei sistemi elettorali per Camera e Senato). In entrambi i casi la fase politica e costituzionale sarebbe molto diversa da quella che la ha preceduta, e molte sarebbero le incognite e le situazioni di stress istituzionale. In entrambi i casi le forze politiche dovrebbero dimostrare maturità e senso delle istituzioni, imprimendo alla nuova fase un valore repubblicano ispirato alla coesione nazionale e sociale.”

Pubblicato in Focus

Scritto da

Diletta Della Rocca

Calabrese, testarda e con la passione per il giornalismo.

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