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Cannabis e legalizzazione: dalle esperienze estere alla proposta sarda

La Sardegna come apripista di un progetto antiproibizionista in tema di cannabis. Una recente mozione arrivata in Consiglio regionale mira a introdurre nell’ isola un progetto sperimentale che preveda la legalizzazione della marijuana con la possibilità di coltivarla in autonomia. La proposta è stata presentata da 16 consiglieri in tutto tra maggioranza e opposizione, appartenenti a Irs, Sel, Sardegna Vera, Pd e Psd’Az.
Si tratterebbe di un provvedimento rivoluzionario, partendo da quella che è l’attuale situazione italiana in materia, e che nelle intenzioni servirebbe a dare un sostanziale impulso all’ economia. Il tutto prendendo spunto da altri paesi nei quali la liberalizzazione ha generato ricchezza.

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Uso personale e coltivazione:

Legalizzare e consentire la libera coltivazione, sono questi i cavalli di battaglia che andrebbero a creare una rivoluzione culturale per il nostro paese oltre che a portare un discreto giro di soldi nelle casse regionali creando nuovi posti di lavoro.
Nelle specifico del progetto sardo, la coltivazione potrebbe essere affidata inizialmente al Corpo Forestale per poi essere trasferita anche ai cittadini privati. I quali andrebbero quindi a coltivare marijuana da utilizzare per uso personale.
Un dibattito infinito, che da sempre genera spaccature e prese di posizioni opposte ma che ormai l’Italia sembra pronta ad affrontare. Possibilmente lasciando da parte questioni ideologiche e analizzando serenamente pro e contro.

L’ attuale situazione italiana sulla Cannabis:

Attualmente quella italiana è una posizione ambigua: l‘ uso terapeutico della cannabis in Italia è consentito e assolutamente legittimo. A sancirlo fu un decreto ministeriale datato 2007 dell’allora ministro della Salute Livia Turco.
Trattandosi di sanità, alle singole Regioni venne data facoltà di legiferare autonomamente; da allora alcune si sono mosse, altre ancora no. Ad oggi sono 11 le regioni dove è possibile accedere alle cure con farmaci a base di cannabinoidi ottenendo il rimborso della Asl competente.
Anche in queste regioni tuttavia, l’iter è piuttosto lungo e tortuoso e un malato che deve curarsi con il farmaco a base di marijuana deve aspettare tempi lunghi e andare incontro a costi elevati, come avevamo documentato raccontando la storia di chi importa il farmaco.
Questo perchè il farmaco può essere si utilizzato, ma la coltivazione della cannabis non è consentita. Di conseguenza bisogna importare il farmaco dall’estero con tempi e costo sostenuti. Da alcune settimane qualcosa è cambiato in virtù di un progetto pilota che consente allo Stato italiano ci coltivare marijuana esclusivamente per scopi medici.

Stato italiano e produzione di cannabis:

Con un accordo siglato lo scorso settembre 2014 tra i ministri della Salute e della Difesa si era andati a dare il via alla coltivazione e produzione diProduzione cannabis italia cannabis terapeutica in Italia: un progetto pilota, quindi sperimentale, che consente la produzione di cannabis solo per finalità mediche ed esclusivamente allo Stato per mezzo dello Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze.
I soggetti privati non possono quindi ancora accedere alla produzione. La marijuana prodotto per finalità mediche viene così gestita dallo Stato che provvede a distribuirla sul territorio tramite farmacie a seconda delle necessità e delle richieste. Chi ha necessitò di curarsi con farmaci cannabinoidi lo potrà quindi fare in tempi più rapidi e con costi minori per la sanità.

Le realtà all’estero: benefici economici della liberalizzazione

All’ estero ci sono diversi esempi di realtà che hanno sperimentato la liberalizzazione e legalizzazione della cannabis in modi diversi e hanno ottenuto riscontri tanto in termini sociali quanto economici.
È il caso della Spagna ad esempio: lì sono nati da tempo i cannabis social club, dove possono accedere esclusivamente i soci per usufruire di una quantità di marijuana stabilita in partenza. Questo meccanismo ha giro di affari cannabis spagna: soprattutto a Barcellona, dove sono presenti circa il cannabis-legale-Usa50% del totale dei cannabis social club spagnoli. Ironia della sorte, molti sono gestiti proprio da italiani che emigrano per investire in questo settore dato che l’Italia ancora non lo consente.

L’uso personale negli Stati Uniti:

Negli Stati Uniti invece, in riferimento alla marijuana si sta parlando di una nuova corsa all’oro. Si perche la legalizzazione ha generato una ricchezza consistente. Sono ad oggi 23 gli stati nei quali è consentito l’utilizzo terapeutico (altri stanno per approvarlo) e 4 dove è legale addirittura l’uso ricreativo della cannabis.
Nel solo anno 2014 si calcola sia cresciuta di circa il 75% la vendita di cannabis; un meccanismo che nei prossimi anni potrebbe arrivare a produrre un giro di affari di circa 11 miliardi di dollari l’anno. Non a caso lì si parla ormai di ‘Marijuana Economy’ sottolineando l’apporto sostanziale che la liberalizzazione ha dato e continua a dare all’economia.

Il futuro italiano e la proposta della Sardegna:

Partendo da questi aspetti sono in molti coloro i quali auspicano un futuro per l’Italia sulla falsa riga di questi paesi nei quali la legalizzazione della cannabis sta riempiendo le casse dello Stato.
Anche la proposta presentata in consiglio regionale in Sardegna parte propria da questa contingenza; si sottolinea come un progetto pilota di questo tipo, teso ad una regolamentazione e liberalizzazione, porterebbe alla nascita di moltissimi posti di lavoro e rappresenterebbe un toccasana per l’economia dell’ isola.
Soldi che, tra l’altro, verrebbero anche sottratti alle mafie a alla piccola criminalità che, da che mondo è mondo, guadagnano e fanno affari anche con le droghe leggere.

Pubblicato in Focus

Scritto da

Marco Cherubini

Scrittore, giornalista, ricercatore di verità - "Certe verità sono più pronti a dirle i matti che i savi..."

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