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Home Restaurant: quelli che si aprono il ristorante a casa

Nuove opportunità di lavoro figlie della crisi economica e della conseguente necessità di arrangiarsi. D’altra parte gli italiani proprio nell’arte di arrangiarsi eccellono; ed allora se si tratta di lavoro ci si può lanciare ed affinare l’ingegno.
L’home restaurant è una forma di attività la cui essenza la suggerisce già il nome: aprire un ristorante presso la propria abitazione. Ormai la deregulation la fa da padrona e il concetto di servizi sempre più offerti da pari a pari, quindi da cittadino a cittadino, va per la maggiore.
Come non pensare ai servizi di car sharing, tramite i quali i cittadini dividono un veicolo per recarsi da qualche parte? Non il concetto di Uber, un po’ più professionale e bandito qui nel nostro paese.
Ma anche altre realtà come AirB&B, che consente a chiunque abbia una casa di offrire ospitalità ai turisti. E in linea con questa tendenza non poteva mancare il ristorante in casa: l’home restaurant.

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Cos’è l’Home Restaurant?

Mangiare a casa di altri, a metà tra ospiti e clienti di un ristorante. È questa l’essenza dell’home restaurant. Un ristorante casalingo che non svolge attività di ristorazione a tutti gli effetti bensì offre ad amici, conoscenti o persone reperite su internet tramite i canali social eating (piattaforme quali Gnammo) la possibilità di mangiare a prezzi low cost.
E proprio internet è ancora una volta l’epicentro della rivoluzione: è lì che si creano contatti per trovare clienti del proprio home restaurant. L’utente interessato può scorrere le tante offerte sulle piattaforme di social eating; trovare quella che maggiormente lo stuzzica; e prenotare direttamente.
Un modo interessante per testare cucine letteralmente fatte in casa (è proprio il caso di dirlo); fare amicizie ed assaporare, soprattutto per i turisti, piatti tipici.
Un modello, quello del ristorante in casa, che si è andato a diffondere e sviluppare così tanto che il Parlamento ha deciso di legiferare per tentare di porre paletti precisi in riferimento agli home restaurant.

Il Ddl sugli Home Restaurant:

La Camera ha dato il via libera ad un ddl sugli home restaurant che va a regolamentare in modo più approfondito il settore dei ristoranti in casa, che nel 2014 ha generato un giro di affari di 7,2 milioni di euro.
Sarebbe la prima legge nazionale in materia di ristorazione privata. Cosa prevede il ddl sugli home restaurant? Nato da una proposta del Movimento 5 Stelle accogliendo anche le proteste delle tanti associazioni di commercianti che si sentivano penalizzate da queste attività, la nuova norma va a fissare paletti fiscali per far si che dietro agli home restaurant non si nascondano poi, come talvolta accade, vere e proprie attività mascherate.

Cosa prevede la nuova legge sui ristoranti in casa:

Cosa prevede la nuova norma sui ristoranti in casa? Non più di 500 coperti nel corso di un anno solare; un guadagno massimo di 5mila euro annui; pagamento esclusivamente tramite piattaforme elettroniche, così come le prenotazioni.
Per esercitare come home restaurant sarà quindi obbligatorio registrarsi presso tali piattaforme; in questo modo ogni passaggio sarà sempre e comunque tracciato.
Al di fuori dell’aspetto fiscale per aprire un home restaurant saranno necessari precisi requisiti igienico sanitari e l’utilizzo prioritario di prodotti alimentari a km 0.
Anche chi aprirà un home restaurant dovrà poi presentare una Scia, quindi la dichiarazione di inizio attività commerciale pur non essendo tale a tutti gli effetti.

Come era la legge sugli Home Restaurant prima:

Un cambiamento non da poco se si pensa a come era prima la legge in tema di home restaurant. Per aprire un ristorante in casa non erano necessarie autorizzazioni né del singolo comune di residenza; né della Asl.
L’ home restaurant era visto come una attività borderline, non propriamente una vera e propria attività di ristorazione. Il ristorante in casa era inquadrato come un luogo nel quale invitare amici e conoscenti per proporre piatti fatti in casa in cambio di un compenso.
Il limite dei 5mila euro annuali era presente anche prima. Per coordinare la presenza degli home restaurant sul territorio italiano è nata da tempo l’associazione senza fini di lucro Home Restaurant Italia.

Cosa cambierà per i gestori di Home Restaurant?

Tutto tracciato con l’obbligo di registrarsi preso le piattaforme online di social eating e ricevere esclusivamente pagamenti elettronici. Tetto massimo giornaliero di 10 coperti e non più di 5mila euro l’anno di fatturato. Chi supera la soglia dovrà aprirsi partita iva.
Le abitazioni dei cuochi in casa dovranno rispondere poi a precisi requisiti in materia di igiene e sanità. E sarà obbligatoria poi una polizza per responsabilità civile verso terzi.
Ecco i paletti che dovrà seguire chi vorrà aprirsi un home restaurant. Un provvedimento atteso e che ora va a dividere gli schieramenti tra chi attendeva da tempo questa norma e la vede come una regolamentazione assolutamente necessaria e dovuta.
E chi invece grida al tentativo di affossare le attività di home restaurant in quanto i paletti decisi andranno a limitare, di molto, le aperture di nuove attività tarpando le ali a chi cerca di sbarcare il lunario in modo domestico.

Pubblicato in Focus

Scritto da

Erik Lasiola

Giornalista di inchiesta, blogger e rivoluzionario

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