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L’Italia, il paese che si regge sul…caffè

Un amore viscerale quello che lega il nostro paese e i suoi abitanti ad una delle bevande più amate universalmente, ma in particolare nei nostri confini. Il caffè è da sempre un marchio di fabbrica del made in Italy.
Una tradizione, non soltanto un’espressione legata al gusto ed al piacere di assaporare un ottimo espresso; dietro a questo legame profondo si nasconde anche una cultura, una gestualità, un modo per creare rapporti sociali. In sostanza una bevanda che va ben oltre quella che dovrebbe essere la sua semplice funzione.
È dal XVI secolo circa che in Italia inizia la storia del caffè: nel secolo successivo fu Venezia a diventare la culla di questa nuova bevanda dalle proprietà quasi miracolose. Da lì la diffusione è diventata capillare e il successo del caffè in Italia è diventato inarrestabile dando origine oggi ad un comparto prezioso, tra i più redditizi del paese.

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Il consumo di caffè in Italia

Oggi parlando del caffè ci si riferisce ad una delle bevande più consumate in Italia: si parla mediamente di 1,5 tazzine al giorno come media pro capite. La versione preferita è quella del caffè espresso, quindi la sostanza senza aggiunte di latte od altro.
Un consumo enorme che va a riguardare circa l’80’% della popolazione italiana; che sia in grani o in polvere, il caffè resta un must per i nostri connazionali dato che il consumo italiano viaggia sopra la media europea: si parla di ben 6 kg a testa in un anno, secondi solo alla Finlandia.
Oggi la tazza di espresso tradizionale rappresenta al colazione base per oltre 1 italiano su 5, il modo per iniziare la giornata magari accompagnando il tutto con il tradizionale cornetto o brioche, a seconda del punto di Italia nel quale ci si trovi.
C’è poi chi lo sorseggia anche dopo i pasti e perfino prima di andare a letto, sfidando quindi il luogo comune che vede il caffè come sostanza che non fa dormire. Ma per molti italiani una tazza di espresso è anche occasione per una pausa (la nota pausa caffè sul lavoro, ad esempio) per costruire pubbliche relazioni, per sedersi e scambiare quattro chiacchiere. Un qualcosa che è più avvertito in determinate realtà italiane, si pensi a quella partenopea ed all’usanza tutta napoletana del caffè sospeso.

Le altre facce del mercato del caffè

Oggi sono circa 150 mila i bar presenti in ogni singola regione italiana, e sono proprio le tazzine di caffè servite a rappresentare oltre il 30% della voce di fatturato di questi esercizi. Un mercato potenzialmente smisurato e che negli ultimi anni sta variando in quanto implementa al suo interno nuove strade.
È in grande crescita il settore del caffè in cialde e capsule, quindi da preparare autonomamente a casa o in ufficio con il supporto di una macchina da caffè. Una tendenza sulla quale influisce anche la diffusione del web, visto che buona parte di questo mercato si muove su siti e portali di riferimento come ad esempio Okcialde. Nell’ultimo anno ad esempio questo settore ha registrato una crescita del 25% circa per una platea di fruitori di oltre 4,5 milioni. Tanti gli italiani che si affidano oramai a capsule e cialde di caffè casalingo per gustare la bevanda.
Naturalmente quando si prende in considerazione l’adozione di una macchina di questo genere occorre considerare il lato dei costi. Per cercare di capire al meglio lo sforzo finanziario cui si va incontro, occorre mettere nel conto non solo il prezzo di acquisto della macchina, ma anche quello relativo alla materia prima che sarà utilizzata dal dispositivo.

Macchine da caffè per uso domestico: quali costi?

La seconda voce è molto più importante della prima e lo si può dedurre anche dal fatto che ormai molte case propongono la macchina per il caffè in comodato gratuito, puntando chiaramente sulla vendita delle capsule, delle cialde o dei chicchi. Ne consegue che per chi consumi molto caffè il comodato non convenga, legando l’utente ad una centrale di acquisti che può risultare sconveniente. Mentre eventualmente si potrà pensare di scegliere una macchina anche più costosa, puntando a limitare l’esborso riguardante il caffè da utilizzare.
Per cercare di comprendere meglio il livello di spesa, sarà quindi il caso di provare a capire quale sia il proprio livello di consumo e se possa realmente convenire l’acquisto di una macchina per il caffè o la sua presa in comodato d’uso. In commercio, attualmente, sono presenti molti modelli, con marchi come De Longhi, Saeco e altri impegnati in una competizione serrata, tesa ad accaparrarsi quote di mercato sempre più larghe, con ovvio vantaggio per i consumatori, i quali possono così approfittare delle numerose promozioni messe in campo dalle aziende.

Quelli che preferiscono la Moka

Proprio per questo motivo è consigliabile non avere fretta nella scelta della propria macchina da caffè, fermando la propria ricerca di fronte alla prima proposta apparentemente favorevole, ma dare vita ad una ricognizione molto approfondita di quanto presente in commercio. Con un occhio di riguardo al commercio elettronico, ove l’occasione è praticamente all’ordine del giorno, a patto di sapersi muovere con un certo discernimento.
Un dato al quale andrebbe aggiunto quello, piuttosto consistente, relativo al dato di italiani che si affidano alla tradizionale moka, strumento la cui origine risale al secolo scorso, per prepararsi il caffè a casa, da soli, ogni volta che ne hanno voglia. Due metodologie parallele, l’espresso del bar e la moka; modi alternativi di preparare e bere il caffè ai quali, da un po’ di tempo, è andato ad aggiungersi quello delle macchine da caffè commerciali grazie alle quali si può provare a preparare un espresso simile a quello del bar, con tanto di schiuma che rende questa bevanda una delle più gustose.

Pubblicato in Focus

Scritto da

Marco Cherubini

Scrittore, giornalista, ricercatore di verità - "Certe verità sono più pronti a dirle i matti che i savi..."

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