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TFA 2014: altri errori, partono i ricorsi

Tirocinio Formativo Attivo 2014

Non conosce pace il mondo dei docenti per quanto riguarda l’ingresso nel mondo dell’insegnamento: è una costante del nostro paese che si ripete ogni anno, in particolare d’estate.
L’ultima querelle è quella relativa ai risultati dei testi TFA, ovvero il Tirocinio Formativo Attivo che è un corso di preparazione all’insegnamento della durata di 1 anno e valevole 60 Crediti Formativi Universitari. Tale corso è finalizzato al conseguimento, dopo il superamento di un esame finale, del titolo di abilitazione all’insegnamento nella scuola secondaria di primo o di secondo grado. Ovvero, la scuola media e la scuola superiore.
Il TFA ha preso, a partire dall’anno 2008-2009, il posto delle Scuole di Specializzazione per l’Insegnamento Secondario; l’ accesso ai TFA prevede una selezione gestita dal Ministero dell’Istruzione, che è responsabile per quanto riguarda la definizione dei contenuti e delle modalità di svolgimento del test preliminare per l’accesso ai corsi di Tirocinio Formativo Attivo.
Ricordiamo inoltre che l’accesso al TFA è a numero programmato e che il numero dei partecipanti viene determinata annualmente dallo stesso Ministero dell’Istruzione sulla base della programmazione regionale degli organici e del conseguente fabbisogno di personale insegnante nelle scuole statali.
Ebbene venendo alla stretta attualità, ovvero ai risultati del Tirocinio Formativo Attivo 2014, è stata segnalato la presenza di diversi errori nei test; errori che potrebbero portare ad una serie di ricorsi.

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Numeri sul TFA 2014

Venendo ai numeri relativi ai risultati dei testi TFA II ciclo per l’anno accademico 2014/2015, il ministero dell’Istruzione ha parlato di 101mila partecipanti che hanno preso parte alla preselezione per l’accesso ai Tirocini formativi attivi; l’età media degli stessi è di 33,6 anni.
I quiz erano uguali su tutto il territorio nazionale ed erano stati redatti da una commissione nominata dal Miur stesso. La soglia minima per superare il primo test era di 42 risposte esatte su 60. Ma non è filato tutto liscio al punto che lo stesso Ministero ha dovuto rivedere alcune domande a causa di errori o imprecisioni presenti.
In alcuni casi si è agito secondo il criterio di considerare valide tutte le risposte; in altri casi si è scelto di ritenere ammissibili più di una delle quattro opzioni fornite. Tra gli errori presenti, in particolare:

  • una domanda già presente nei test del 2012 ma con una risposta diversa rispetto ad allora;
  • risposte giuste che mancavano nelle quattro tra cui scegliere;
  • imprecisioni di ortografia, geografia ed altro.

In sostanza una serie di circostanze che hanno lanciato un’ombra sui testi TFA e portato a diverse contestazioni come era accaduto anche due anni fa: al punto che i partecipanti, spinti dai sindacati, potrebbero pensare di presentare ricorso.

 

Errori e ricorsi

Dopo le prove TFA sono state diverse le contestazioni ai quesiti del Ministero e si sono susseguite le segnalazioni degli errori presenti. I più attivi nella protesta sono stati alcuni sindacati, su tutti l’Anief che ha parlato di “bufera sulle selezioni di accesso” e di “quiz falsati”.
Niente di eccessivamente nuovo, si era già assistito a qualcosa di simile nel 2012 in occasione del TFA del primo ciclo; in quel caso diversi esclusi ai quiz di preselezione si videro dar ragione dai magistrati e continuarono il loro percorso verso l’abilitazione.
A seguito degli errori presenti nell’ultima prova del Tirocinio Formativo Attivo si prevede una serie di ricorsi da parte degli esclusi. La prova è stata superata da 40mila aspiranti docenti su oltre 100mila partecipanti; ma per loro la strada verso l’abilitazione all’insegnamento potrebbe non essere così agevole dato che gli errori presenti porteranno quasi certamente gli esclusi a ricorrere al Tar.
Il ministero dell’Istruzione è intervenuto attuando 38 correzioni mentre l’Anief parla di inesattezze ed errori ben più consistenti; almeno 100 sarebbero i quesiti errati secondo il sindacato. Che ora minaccia di farsi promotore per un secondo ricorso al Tar al fine di “ottenere l’ammissione con riserva alle prove scritte successive dei ricorrenti, come già avvenuto con successo in occasione del primo ciclo abilitante bandito due anni fa”.

Pubblicato in Archivio Notizie

Scritto da

Matteo Vespasiani

Giornalista scomodo - "L'unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede..."

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