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Giovani genitori e lavoro precario: una questione di incentivi

Il dato preoccupante della disoccupazione giovanile sconvolge quotidianamente le nuove generazioni in cerca di un lavoro, in quanto la percentuale ha già superato il 30%, sottolineando quindi che un giovane su tre non è occupato. Ma se poi si punta una lente di ingrandimento su questo giovane universo, si scoprono anche neo genitori, ragazzi che, oltre a doversi occupare di se stessi, devono badare ai loro figli.
Si tratta quindi di neo genitori, persone che si ritrovano a dover fronteggiare le spese familiari con un lavoro precario. Ed ecco perciò che tra i giovani coraggiosi che hanno deciso di mettere su famiglia, si riconoscono volti di neo genitori alle prese con contratti a tempo determinato, a progetto o occasionale, contratti che di certo non possono assicurare una base stabile su cui costruire il proprio futuro e quello della rispettiva famiglia.
Si tratta di una questione che è stata affrontata spesso dal governo Monti negli ultimi mesi, e in particolare dal ministro del Welfare Elsa Fornero, più volte additata per le sue “gaffe”.
I giovani lavoratori sono stati definiti choosy, poco elastici e troppo esigenti nei confronti del mondo del lavoro, in quanto in pochi si adattano a lavori umili in condizioni contrattuali precarie.

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Incentivi per i giovani genitori: quali requisiti

Il fatto è che proprio fra questi ragazzi choosy, si nascondono giovani genitori alle prese con un bilancio familiare che molto spesso non torna alla pari. È per questo che, nel settembre 2011, è stato mandato un primo segnale di sensibilizzazione, quando l’Inps ha istituito la prima Banca dati per l’occupazione dei giovani genitori.
La banca dati raccoglie i nominativi dei giovani genitori ed è finalizzata a consentire l’erogazione di un incentivo di 5mila euro in favore delle imprese private e delle società cooperative che provvedano ad assumere o convertire forme contrattuali precarie con un contratto a tempo indeterminato, anche parziale, per le persone iscritte alla banca dati stessa.
Per poter accedere a tale incentivo, i requisiti sono tre: essere genitori, avere meno di 35 anni e essere titolari di un contratto atipico. La domanda è se si tratta di un provvedimento concreto e funzionale, o se invece rappresenta solo un’altra soluzione blanda e inefficace.
È davvero possibile essere dei giovani genitori nell’Italia di oggi? La maggior parte di questi giovani genitori si trova a dover accettare condizioni di lavoro precarie o, addirittura, deve reinventarsi da capo, sviluppando da zero un progetto che possa garantire un’entrata finanziaria stabile.

 

Giovani mamme e lavoro:

Molte giovani mamme, in particolare, hanno cominciato a combattere contro un mondo del lavoro ostile nei confronti delle donne, soprattutto quelle che devono dividersi tra lavoro e famiglia. Ed è così che sono nate molte mamme blogger, giovani donne che, attorno alle loro esperienze personali, hanno potuto cucire una professione.
In particolare si tratta di madri che hanno deciso di creare piccole comunità virtuali tramite i loro racconti, i loro problemi e le loro difficoltà di essere genitori e donne in un Paese che fatica a trovare un posto per loro nel mondo del lavoro.
Nell’articolo 22 dell’ultima legge di Stabilità si promuove ulteriormente la causa dell’occupazione femminile, trattandola come un punto dolente ancora da risolvere. Ma tutti questi incentivi e queste promesse rappresentano davvero un sintomo di cambiamento?
L’universo dei giovani disoccupati
comincia a vivere in una condizione di eterna rassegnazione, una condizione in cui non si crede più agli impegni presi dalla politica. Ma i giovani genitori, purtroppo, non possono mantenere la propria famiglia solo con promesse e emendamenti, hanno bisogno di un segnale concreto e tangibile.

Pubblicato in Archivio Notizie

Scritto da

Martina Lacerenza

Nata a Roma nel 1984. Laureata in Lettere. Blogger e collaboratrice giornalistica

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