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Cannabis: caso Rita Bernardini e situazione legalizzazione

La Procura di Roma, nella giornata dell’8 febbraio, ha deciso di procedere all’archiviazione dell’inchiesta a carico di Rita Bernardini, ex parlamentare del Partito Radicale, nella quale l’ipotesi di reato era la produzione di sostanze stupefacenti.
L’inchiesta era stata originata da alcune foto da lei stessa postate sui social network e nelle quali la donna aveva in pratica provveduto a documentare le varie fasi della crescita di 56 piantine di marijuana.
Subito dopo l’iscrizione a registro, era stato lo stesso pubblico ministero a chiedere al Gip Stefano Meschini che il procedimento fosse archiviato, reputando del tutto inoffensiva la condotta di Rita Bernardini, in quanto le pianticelle in questione erano state giudicate troppo piccole, oltre che piantate in quantità troppo modeste di terriccio e in condizioni climatiche tali da sfavorirne l’effettiva crescita.
In assenza dei giusti accorgimenti, esse non avrebbero quindi potuto mai crescere sino a diventare oggetto per la produzione di principio attivo necessario al fine di infrangere la legislazione vigente.

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Differenza di trattamento con i cittadini normali:

La decisione non ha però portato alla chiusura di una questione che va considerata squisitamente politica e che va ricondotta alla ormai decennale battaglia radicale contro il proibizionismo.
La stessa Rita Bernardini nel commentare quanto deciso dalla Procura di Roma, ha affermato di voler essere sottoposta al medesimo trattamento riservato agli altri cittadini in casi analoghi, ovvero essere arrestata.
Secondo l’ex deputata, l’archiviazione disposta nei suoi confronti rappresenterebbe in pratica un vero e proprio schiaffo nei confronti di tutti coloro che ogni giorno sono invece sottoposti a provvedimenti restrittivi causati dalla coltivazione di marijuana per uso personale.
Spingendosi a ritenere quanto deciso un modo di nascondere la questione, che invece avrebbe potuto riportare d’attualità la battaglia per la depenalizzazione della cannabis che è un cavallo di battaglia del suo partito ormai da decenni.

Depenalizzazione della cannabis:

La Bernardini ha avuto facile gioco nel ricordare come in altri casi, quale quello riguardante altre piantine coltivate in misura addirittura inferiore alle 56 in oggetto, lei stessa si trovi attualmente processata dalla Procura di Siena.
Una disparità di trattamento che fa chiaramente comprendere la necessità di modificare una legislazione tale da portare a paradossi giuridici di questo tipo. Ora non resta quindi che attendere il pronunciamento della Corte Costituzionale atteso per il prossimo 9 di aprile.
In quella occasione, la Consulta dovrà decidere se la coltivazione debba essere sempre ascritta al codice penale o non invece essere associata a sanzioni di carattere amministrativo.

Legislazione italiana sulla cannabis:

In attesa di quella data, la Bernardini ha voluto intanto ricordare come nel nostro Paese la legislazione sia assolutamente scandalosa, in quanto in pratica si stabilisce una differenza aberrante: il consumo non viene in effetti sanzionato purché chi usa stupefacenti di questo genere provveda a rifornirsi presso il mercato gestito dalla criminalità organizzata.
Va infatti specificato che la coltivazione che ha portato all’apertura del procedimento poi archiviato, era destinata a persone malate per gravi patologie che potrebbero essere curate proprio con la cannabis.
Persone alle quali viene in pratica impedito dalla legislazione esistente il ricorso ad una sostanza in grado di offrire cura alle malattie in atto e dare intanto una seria attenuazione delle sofferenze da esse provocate.
Molti paesi esteri stanno sperimentando una fase di liberalizzazione e legalizzazione; tanto per finalità curative e mediche quanto per uso ludico e personale. Basti pensre agli Usa e in particolare a stati quale il Colorado, dove si sta diffondendo un vero e proprio business legale della canabis legato anche a prodotti alternativi quali lozioni, bagni e massaggi a base di marijuana.

Curarsi con il farmaco a base di Cannabis

Una battaglia di lunga data che ha visto in particolare il Partito Radicale impegnato al fianco di Andrea Trisciuoglio, un antiproibizionista che guida l’Associazione LapianTiamo di Racale.
Afflitto da sclerosi multipla, Trisciuoglio è uno dei sessanta nostri connazionali che possono curarsi con il Bedrocan, un farmaco che viene fornito dalla Asl di competenza.
Ormai da tempo si batte perché il suo non sia un privilegio, ma venga esteso a tutti coloro che si trovano nelle sue identiche condizioni, ma non possono curarsi allo stesso modo per quella che i radicali indicano come una vera e propria stortura del sistema legislativo italiano.

L’intergruppo parlamentare per regolamentare la cannabis

Una stortura che ha visto formarsi un gruppo trasversale formato in Parlamento da oltre sessanta senatori e deputati di diverso orientamento politico, teso ad arrivare nel più breve tempo possibile a legalizzare i derivati della cannabis.
L’intergruppo sula cannabis è guidato da Benedetto Della Vedova, ex sottosegretario agli Esteri, attualmente nel centrodestra e formatosi a sua volta nelle file del Partito Radicale.
Va infine ricordato come anche la Direzione Nazionale Antimafia, in una sua relazione annuale, abbia espresso il suo orientamento favorevole alla depenalizzazione della cannabis

Pubblicato in Archivio Notizie

Scritto da

Matteo Vespasiani

Giornalista scomodo - "L'unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede..."

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