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Accise, il solito aumento: questa volta tocca all’alcol

È una storia già sentita che, ciclicamente, si ripete nel tempo: perché, quando c’è da fare cassa, vuoi o non vuoi tra le ipotesi messe in campo si finisce sempre per parlare di quello. Ovvero di aumentare il prezzo di sigarette, benzina o, come in questo caso, degli alcolici.
Già perché proprio in queste ore il governo ha varato il cosiddetto pacchetto scuola, una serie di norme e regole che vanno ad introdurre novità in materia di scuola istruzione e la cui copertura economica dovrebbe essere garantita dall’aumento delle accise sull’alcol.
L’accisa, lo ricordiamo, è un’imposta sulla fabbricazione e sulla vendita di beni di consumo: un tributo indiretto che grava sulla quantità dei beni prodotti, a differenza dell’iva che ad incidere sul valore di un bene o servizio.
Le accise in Italia sono molteplici s relative a diversi prodotti e servizi; le più note sono quelle che siamo costretti a pagare su benzina e carburanti (dove la voce delle varie accise contribuisce per oltre il 50% sul prezzo); tabacchi e, per l’appunto, alcolici.

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L’accisa sugli alcolici: come si calcola

Essendo una voce di spesa di ovvia importanza, nonché una delle principali fontii nel bilancio di un paese, si è studiata una sorta di armonizzazione delle accise su alcol e tabacchi a livello europeo in modo da rendere equilibrato il mercato unico.
In Italia la normativa sul regime fiscale delle accise sugli alcolici risale al 1993, alla legge n.427. Tale legge è applicabile ad alcol etilico, vino, birra, bevande fermentate e prodotti intermedi mentre sono esclusi dalla normativa (e quindi dal regime di imposte) i prodotti alcolici per uso proprio e quelli la cui gradazione alcolica risulti essere inferiore all’1,2%.
Le accise quindi, esattamente come le tasse, sono un modo che ha lo Stato per fare cassa; nulla di eccessivamente trascendentale. Parlando nello specifico dell’accisa relativa ai prodotti alcolici, essa viene calcolata in rapporto all’unità di volume preso alla temperatura di 20 °C ed al netto dell’acqua.

Non solo alcol: anche tabacchi

Come è facile immaginare, un eventuale aumento dell’accisa sui prodotti alcolici sarebbe una misura che andrebbe ad influire pesantemente sul settore oltre che sulle tasche dei consumatori.
Ferma restando la necessità e l’importanza di trovare una copertura economica per le misure relative alla scuola, un incremento dell’accisa andrebbe a deprimere i consumi portando, di conseguenza, ad un minore gettito derivante dalla tassazione di questi prodotti.
L’aumento delle aliquote delle accise su alcolici e distillati arriverebbe a distanza di un periodo piuttosto lungo, 7 anni per l’esattezza, rispetto all’ultimo aumento stabilito (era il 2006); possiamo quindi dire che, per gli alcolici, le cose vanno un pochino meglio, guardando la questione da un punto di vista strettamente numerico, rispetto ad esempio alle accise sulla benzina che subiscono incrementi più costanti (gli ultimi nel 2011, e furono addirittura quattro).
Stessa sorte è toccata, negli anni, a sigarette e tabacchi che hanno visto più volte aumentarsi l’aliquota dell’accisa. Che in futuro potrebbe riguardare anche un settore strategico quale quello delle sigarette elettroniche sul quale lo Stato sembra voler mettere le mani e sulle quali, attualmente, si paga esclusivamente la comune iva mentre non è prevista alcuna accisa applicata per  l’appunto ai comuni tabacchi, sigarette comprese.

Alcolici: un settore da 1 miliardo di euro l’anno

Sette anni senza aumenti di accisa quindi, malgrado ultimamente ci avessero fatto un pensierino in diversi tra cui Berlusconi (prima) e Monti (poi), sembrano essere sufficienti per il settore di prodotti alcolici; settore che genera un indotto estremamente interessante tra introiti, posti di lavoro e tassazione. Il giro di affari prodotto dal settore degli alcolici è di oltre 1 miliardo di euro l’anno, mentre i milioni spesi per la pubblicità di prodotti alcolici in Italia sono più di 300.
Con questa nuova misura lo stato andrebbe a tassare un settore tutto sommato in salute, mettendo ancora una volta in atto la nota contraddizione cui si assiste da tempo: per determinati settori, quelli che possono provocare danni alla salute dei cittadini, si procede infatti su un doppio binario; da una parte si toglie e dall’altra parte si dà. O, se preferite, si alternano proibizioni ed incentivi.
È così per il settore del gioco d’azzardo, che per lo Stato è un grande business salvo poi dover pagare i costi sanitari per tutti coloro i quali si ammalano di Ludopatia; è così anche per le sigarette ed è lo stesso, per l’appunto, con l’alcol. Che alla fine, lo ricordiamo, è pur sempre una sostanza che può provocare diversi e seri danni alla salute (Salute psicologica: i giovani, l’ alcol e le emozioni) se si tende ad assumerlo con poca moderazione. Ma il business, come sempre, ha la precedenza su tutto.

Pubblicato in Archivio Notizie

Scritto da

Erik Lasiola

Giornalista di inchiesta, blogger e rivoluzionario

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