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Colera, due casi a Napoli: cos’è e come si manifesta

Torna l’incubo del colera in Italia e precisamente a Napoli dove l’ultimo caso si era registrato oltre 45 anni fa. La notizia ha dell’incredibile e sembrerebbe appena uscita da una pellicola cinematografica oppure un romanzo dell’Ottocento: ma è tutto vero.
Il vibrione del colera è stato isolato nelle feci di una donna e di suo figlio di appena due anni. I due erano rientrati a Sant’Arpino, in provincia di Caserta, dove risiedono, dopo un viaggio in Bangladesh, paese originario della donna.

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I casi di Napoli

A pochi giorni dal rientro hanno iniziato ad avvertire i primi sintomi e subito dopo c’è stato il ricovero e la diagnosi. Attualmente i due pazienti sono sotto stretta osservazione presso Ospedale napoletano Cotugno, un centro di eccellenza per quanto riguarda le malattie infettive.
Le condizioni dei due pazienti sono stazionarie e nel frattempo sono state attivate tutte le procedure e i protocolli sanitari previsti in questo caso. Le autorità sanitarie riferiscono che la situazione è sotto controllo e che anche i familiari dei pazienti e tutti quelli che hanno avuto contatti con madre e figlio sono attualmente in osservazione per scongiurare l’insorgere di un’epidemia.

Colera, sintomi ed effetti

Ma che cos’è esattamente il colera e perché fa così paura? Questa patologia è causata da un batterio che appartiene alla famiglia dei Vibrio Cholerae. Si tratta di una malattia infettiva molto acuta che si trasmette per ingerimento di cibo oppure acqua contaminata ma presenta anche un contagio diretto che avviene per trasmissione oro-fecale.
Si manifesta, dopo un’incubazione che può variare da uno a cinque giorni, con un’infezione intestinale e con forte diarrea che porta in breve tempo alla disidratazione e, nei casi più gravi, alla morte.
Proprio per le sue modalità di trasmissione, il colera solitamente si manifesta nei Paesi e nei luoghi nei quali le condizioni igienico-sanitarie sono precarie e c’è scarsità di acqua potabile. Negli anni più recenti si registrano epidemie preoccupanti negli anni Novanta nei Paesi dell’America Latina, soprattutto in quelli della costa del Pacifico.

La grande diffusione negli anni ‘90

Dopo un periodo di relativa tranquillità si è assistito ad un riacutizzarsi della malattia che nel 2006 ha raggiunto i livelli degli anni Novanta, registrando oltre 236.896 casi in oltre 52 Paesi del mondo. La Fondazione Cesmet, che studia il fenomeno soprattutto nei paesi tropicali, lancia però l’allarme. Secondo i suoi esperti, infatti, il numero dei casi sarebbe di gran lunga inferiore alla realtà perché solo il 10% dei pazienti si reca effettivamente in ospedale e quindi può essere registrato in base alla patologia.
Tutti gli altri tentano di curarsi autonomamente per paura o per effettiva difficoltà di accesso alle cure sanitarie. Molti sono i pazienti che purtroppo non ce la fanno. Anche in Italia il problema del colera è stato vissuto in maniera intensa, soprattutto perché si tratta di una malattia di “importazione”. In particolare l’ultima epidemia registrata è del 1994 a Bari dove si erano contati nello stesso periodo dieci casi ma il contagio è stato assolutamente limitato.

Il colera in Italia nei decenni passati

L’ultima grande epidemia, invece, c’è stata nel 1973 e ha coinvolto le regioni della Campania e della Puglia. La violenza di quell’epidemia – dovuta forse anche al fatto che nessuna si aspettava il ritorno di una malattia del genere visto che l’ultimo caso si era registrato nel 1884, trovo impreparata la città partenopea e quella pugliese che, però, seppero reagire al dramma con una massiccia campagna di vaccinazione, limitando così i potenziali effetti dannosi della malattia.
In particolare l’epidemia del 1837 aveva registrato oltre 13mila vittime mentre quella del 1884 ne aveva contate 6mila. L’epidemia dell’agosto del 1973 fu di proporzioni più limitate e soprattutto coinvolse non solo Napoli e la Puglia ma pure altre città europee come Barcellona.
I numeri parlano chiaro su un’epidemia che scatenò forse una psicosi esagerata. Su circa 277 casi accertati sono 12 i decessi in Campania e 9 in Puglia, merito della campagna di massiccia vaccinazione attuata in città che fece registrare circa un milione di vaccinati in soli 15 giorni, anche grazie all’aiuto dell’esercito americano che si prodigò in tal senso.

Pubblicato in Sociale

Scritto da

Erik Lasiola

Giornalista di inchiesta, blogger e rivoluzionario

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