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Lodo Mondadori, ultimo atto: storia della Guerra di Segrate

In queste ore presso la Cassazione di Roma si sta svolgendo l’ultimo capitolo di un’avvincente e lunga battaglia giudiziaria che per oltre vent’anni è stato argomento di discussione nel nostro paese: il Lodo Mondadori (ribattezzato dai media come ‘la guerra di Segrate’), vale a dire l’insieme delle vicende che hanno portato Silvio Berlusconi a mettere le mani su uno dei più grandi gruppi editoriali italiani, sta per giungere all’ultimo capitolo.
Un iter giudiziario piuttosto lungo e tortuoso, un contrasto a metà tra politica e finanza portato avanti da due dei più grossi imprenditori italiani, Silvio Berlusconi (il Cavaliere) per l’appunto e Carlo De Benedetti (l’Ingegnere), entrambi interessati al possesso della casa editrice italiana Arnoldo Mondadori.
Una vicenda controversa, che ricostruiamo dal principio per comprendere meglio cosa sia questo famigerato Lodo Mondadori.

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La spartizione della Mondadori:

La storia ha il suo incipit verso la metà degli anni ’80; la casa editrice Mondadori è controllata da tre gruppi di imprenditori, vale a dire Fininvest (Berlusconi), CIR (De Benedetti) e la famiglia Formenton che vedeva uno degli esponenti, Mario, nel ruolo di presidente del gruppo nonchè marito di Cristina Mondadori, figlia di Arnoldo.
La vicenda si complica nel 1987 con la morte dello stesso Mario Formenton. La famiglia è intenzionata a vendere le proprie quote della Mondadori ed il più interessato è De Benedetti che li convince a firmare un pre-contratto tramite il quale la famiglia Formenton si impegnava a passare entro la fine del 1991 tutte le quote possedute alla CIR dello stesso De Benedetti.
Ma l’anno successivo, nel 1989, i Formenton cambiano improvvisamente idea e con una decisione sorprendente decidono di vendere le proprie azioni alla Fininvest di Silvio Berlusconi; il quale diviene quindi presidente del gruppo Mondadori impossessandosi di un impero editoriale piuttosto vasto.
Naturalmente Carlo De Benedetti, in virtù di un accordo siglato in precedenza con la famiglia Formenton, non accetta di buon grado questa decisione e decide, di comune accordo con gli stessi Formenton, di ricorrere all’arbitrato di tre giudici per dirimere la vicenda; un lodo arbitrale utile a stabilire se quel pre-contratto firmato tra Formenton e De Benedetti doveva avere corso o se, viceversa, la famiglia Formenton poteva ritenersi libera di vendere la propria quota alla Fininvest di Berlusconi.

L’arbitrato dei giudici e lodo pro Berlusconi:

I tre giudici dell’arbitrato, scelti uno a testa da De Benedetti, dalla famiglia Formenton e dalla Corte di Cassazione, in data 20 giugno 1990 diedero ragione all’ Ingegnere e stabilirono che il patto stipulato in precedenza non poteva essere disatteso. Il pacchetto della Mondadori doveva quindi tornare nelle mani di De Benedetti.
Questa la decisione presa dai giudici, decisione che la Fininvest e Berlusconi decisero di impugnare di fronte alla Corte d’appello di Roma poiché ritenuta ingiusta; in data 24 gennaio 1991 la prima sezione civile della Corte d’appello di Roma presieduta dai giudici Metta, Valente e Paolini ribalta il lodo dando ragione alla Fininvest. L’estensore della sentenza è il giudice Vittorio Metta ed in base a quanto stabilito la Mondadori torna nelle mani di Silvio Berlusconi.
La CIR di Carlo De Benedetti usciva quindi sconfitta dalla decisione del tribunale e fu costretta a scendere a compromessi: la Mondadori fu spartita con la mediazione di Giuseppe Ciarrapico, l’Ingegnere mantenne il controllo dell’ Espresso, de La Repubblica e di Finegil editoriale Spa; alla Mondadori (e quindi a Berlusconi, già proprietario di un impero televisivo e de Il Giornale) passò tutto il resto del pacchetto editoriale, tra cui le pubblicazioni dei libri ed i settimanali (Panorama su tutti).

Dubbi sul lodo Mondadori e inchiesta giudiziaria:

Si chiude così in un primo momento la guerra di Segrate tra i due grossi imprenditori; evidenziare che l’armistizio fu solo momentaneo è quanto mai d’obbligo perché, fin da subito, intorno a quella sentenza che ribaltava del tutto il lodo Mondadori vi fu fin da subito più di un dubbio.
Tutto nacque dalle dichiarazioni di Stefania Ariosto, divenuta poi testimone chiave della vicenda, che ai tempi era la compagna di Vittorio Dotti, avvocato di Silvio Berlusconi; fu proprio l’Espresso a pubblicare alcune foto che ritraevano Berlusconi, Previti, Dotti ed alcune signore tra cui la Ariosto nel corso di una crociera su un’imbarcazione di proprietà di Previti.
In fase di testimonianza Stefania Ariosto dichiarò che in quella crociera non si era parlato d’altro che della questione Mondadori: “Previti si vantò – queste le dichiarazioni della Ariosto –  che la guerra di Segrate con De Benedetti non era stata vinta da Dotti, bensì da lui, comperando i magistrati. Sembrava di poter disporre di fondi illimitati alimentati, a suo dire, da Berlusconi”.
Da quelle dichiarazioni presero il via una lunga indagine ed una serie di inchieste e processi: la procura di Milano sospetta che la sentenza che ribaltò il lodo Mondadori era stata comprata e che il giudice estensore aveva incassato una cospicua cifra per riassegnare la Mondadori a Berlusconi. In data 29 aprile 2003, dopo un lungo e travagliato iter giudiziario, il tribunale di Milano condanna il giudice Vittorio Metta (colui che aveva annullato il lodo) a 13 anni con l’accusa di aver ricevuto soldi dalla Fininvest per ribaltare la sentenza.
Dichiarati colpevoli anche Cesare Previti e Attilio Pacifico (chiesti 11 anni), Giovanni Acampora (5 anni e 6 mesi), questi ultimi due avvocati Fininvest. Per Silvio Berlusconi invece, non luogo a procedere per intervenuta prescrizione del reato dopo le attenuanti generiche.

L’ assegnazione della Mondadori a Berlusconi fu illegittima:

Sentenza che fu confermata dalla Cassazione nel 2007 e che stabilì inoltre il diritto ai danni morali e patrimoniali (da quantificare successivamente in sede civile) per la CIR di De Benedetti; cifra che, in primo grado, fu fissata in 750 milioni di euro dal giudice Raimondo Mesiano. Quello che, dopo esser stato pedinato, finì in prima serata sui telegiornali Mediaset tacciato di comportamenti stravaganti solo perché sorpreso a fumare una sigaretta su una panchina indossando un paio di calzini turchesi.
Questa sentenza civile di risarcimento venne successivamente confermata in secondo grado in data 9 luglio 2011; i giudici confermano quanto stabilito in primo grado e la cifra pattuita per il risarcimento subisce una lieve modifica. Non più 750, ma i milioni di euro diventano 560.
Il resto è storia recente con l’ultimo capitolo della guerra di Segrate che si svolgerà in Cassazione e che si pronuncerà sull’importo del risarcimento dovuto da Silvio Berlusconi alla CIR di De Benedetti. La sentenza definitiva è attesa entro un paio di mesi. Dopodiché sulla vicenda giudiziaria che ha interessato l’Italia per oltre 25 anni si potrà mettere definitivamente la parola fine. O almeno, così dovrebbe essere.

Pubblicato in Politica

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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