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Elezioni europee 2024, tutto quello che c’è da sapere

Alle elezioni europee dell’8 e 9 giugno si voterà con un sistema elettorale proporzionale: ciò significa che c’è la massima corrispondenza possibile tra i voti ottenuti dai partiti e i seggi che riceveranno nel Parlamento Europeo. L’Italia avrà 76 eurodeputati e ogni lista otterrà un certo numero di seggi proporzionale ai voti ricevuti, purché superi la soglia di sbarramento del 4% dei voti validi a livello nazionale. Chi non raggiungerà questa soglia non avrà rappresentanza e i voti per quei partiti saranno persi.

Le circoscrizioni in cui l’Italia è divisa

Anche se il conteggio dei voti è a livello nazionale, il territorio è suddiviso in cinque circoscrizioni elettorali. Ciascuna circoscrizione eleggerà un numero di eurodeputati proporzionale ai voti che le liste hanno ottenuto a livello regionale. In dettaglio, i 76 seggi italiani sono così distribuiti: il Nord Ovest, che include Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria e Lombardia, elegge 20 deputati; il Nord Est, con Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia-Romagna, ne elegge 15, così come il Centro, che comprende Toscana, Umbria, Marche e Lazio; il Sud, che include Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria, elegge 18 deputati; e Sicilia e Sardegna ne eleggono 8. Queste differenze sono determinate dal numero di abitanti di ciascuna circoscrizione: quelle più popolose eleggono più rappresentanti.

In ogni circoscrizione, ciascuna lista presenta un elenco di candidati equamente divisi tra uomini e donne. Ai primi due posti dell’elenco devono esserci candidati di genere diverso. Gli elettori possono votare solo per il partito, segnando il simbolo, oppure esprimere una preferenza per uno dei candidati del partito, scrivendo il nome del candidato. Possono esprimere fino a tre preferenze, purché siano tutte per candidati della stessa lista e includano sia uomini sia donne. Alla fine dello spoglio, i candidati con più preferenze saranno i primi a ottenere i seggi assegnati al loro partito in base ai voti ricevuti.

Legge elettorale italiana per le Europee

La legge elettorale italiana per le elezioni europee è vecchia quanto le elezioni stesse: dal 1979, il primo anno in cui si votò per eleggere rappresentanti nazionali al parlamento di Bruxelles, si usa il sistema proporzionale, anche se è stata modificata più volte nel tempo, a volte in modo significativo.
La legge è frutto di un compromesso raggiunto alla fine di un negoziato nell’autunno del 1978 nelle commissioni Esteri e Affari costituzionali del Senato, oltre a una sottocommissione appositamente creata. Le trattative furono complesse e prolungate, tanto che si temette che l’Italia non approvasse una legge elettorale in tempo per le elezioni del 10 giugno 1979.
Oltre alla complessità della materia, il clima politico dell’epoca rese difficili le trattative: nell’autunno del 1978, la formula della “solidarietà nazionale”, un accordo di governo tra Democrazia Cristiana e Partito Comunista Italiano, entrò in crisi. Il segretario del PCI, Enrico Berlinguer, cercava un pretesto per rompere l’alleanza e tornare a fare opposizione apertamente.

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Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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