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Carcere, detenuti e misure alternative

Torniamo a trattare il tema delle carceri e della situazione dei detenuti in riferimento anche alle loro condizioni di vita nonchè alla possibilità di reinserimento sociale attraverso benefici; tra questi, la possibilità di svolgere un lavoro, dentro o fuori la struttura, al fine di non esser totalmente abbandonati al proprio destino ma altresì costruire una base sulla quale, una volta fuori, provare ad impostare una nuova vita.
Troppe volte infatti si è detto che il sistema carcerario così come è attualmente non ha alcuna finalità educativa volta al recupero del detenuto ma è soltanto una misura restrittiva e punitiva.
In riferimento a questo, nelle scorse settimane, esattamente nei giorni a cavallo di ferragosto, alcuni detenuti sono stati impiegati nelle città di Roma, Palermo e Milano per la pulizia di parchi, spiagge ed aree verdi svolgendo così un lavoro socialmente utile per la collettività e di reinserimento sociale per loro stessi.
L’ iniziativa ha avuto luogo grazie all’opera del Dipartimento dell‘Amministrazione Penitenziaria (DAP), cui abbiamo chiesto di illustrarci i risultati.

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Misure alternative e recidiva:

“Intanto non si è trattato di una novità – ci dicono dall’ ufficio stampa e relazioni esterne del DAP – perché iniziative del genere si svolgono ormai in alcuni istituti dagli anni ’90 anche se negli ultimi due anni si è creata una sorta di evento nazionale ferragostano che ha coinvolto contemporaneamente varie città. Quest’anno a ferragosto le città coinvolte nelle iniziative sono state Roma, Palermo e Milano. Le iniziative si sono svolte senza problemi, riscuotendo attenzione e consensi.
L’occasione è buona per ricordare che, contrariamente a quello che molti credono, la percentuale di persone che commette reato mentre si trova in permesso, semilibertà, detenzione domiciliare o affidamento in prova è bassissima e le revoche delle misure alternative per comportamento inadeguati o irregolarità da parte dei fruitori è dello 0,67%.”
Quale è per i detenuti l’importanza di questa iniziativa?
“Per molti significa non solo trascorrere qualche ora all’esterno del carcere ma acquisire competenze professionali utili al futuro reinserimento sociale. Si tratta di iniziative utili anche per superare pregiudizi sociali e stereotipi, per vincere diffidenza e paura dell’opinione pubblica nei confronti di persone che stanno espiando la pena. Questo tipo di progetti che escono dalle mura e arrivano nel cuore delle città, inoltre, aiutano a conoscere quello che è il carcere nella sua realtà: un’istituzione  afflitta da problemi e criticità, ma anche in grado di offrire opportunità e di esprimere soluzioni innovative in alcuni settori, come quello della green economy, che possono rendere un servizio alla comunità.”
Che significato ha per la società il reinserimento di queste persone?
“Investire in queste iniziative significa investire in sicurezza. Tutte le ricerche condotte in materia concordano nel rilevare un abbattimento della recidiva nei detenuti che hanno fruito di opportunità lavorative e che hanno concluso la pena fruendo di misure alternative. Lavorare da una parte consente al detenuto di acquisire consapevolezza, autostima, di misurarsi con responsabilità sociali;dall’altra ha un risvolto concreto non trascurabile perchè permette di costruire il proprio reinserimento mentre ancora si è in carcere per evitare di ritrovarsi privi di risorse e prospettive al termine della pena.”

Detenuti e possibilità di accesso al lavoro:

Attualmente quanti e quali detenuti hanno modo di accedere a questo tipo di lavori?
“Complessivamente lavora poco più del 22 % dei presenti nelle carceri italiane (14.271 detenuti secondo i dati del 30 dicembre 2010). Di questi quasi l’89 % lavora per l’amministrazione penitenziaria (in lavorazioni interne, colonie agricole, manutenzione di fabbricati), il restante alle dipendenze di ditte e cooperative esterne.
Si tratta dunque di una percentuale ancora bassa anche se è riferita non solo ai detenuti definitivi ma a tutti presenti dunque anche ai giudicabili e ai non definitivi. E’ importante incrementare le opportunità e indubbiamente la strada da percorrere è quella delle convenzioni e i protocolli d’intesa con le realtà territoriali. I detenuti che possono partecipare a questo tipo di iniziative sono quelli che hanno i requisiti soggettivi ed oggettivi per fruire di misure esterne, devono dunque aver espiato una parte della pena, avere una condotta regolare, non aver commesso i cosiddetti reati ostativi.”
Come si evolve per un detenuto il percorso lavorativo?
“Oggi quasi tutti i percorsi lavorativi all’interno degli istituti iniziano con attività di formazione qualificanti e in quasi tutti gli istituti sono attivati corsi professionali. Il problema non è tanto quello di aumentare il numero dei corsi di formazione quanto di consentire alle persone di portarli a termine data la composizione attuale della popolazione detenuta, costituita in larga parte da detenuti non definitivi o addirittura giudicabili, persone per le quali non è possibile elaborare programmi di trattamento finalizzati al reinserimento.”

Pubblicato in Interviste

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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