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TSO: storia del Trattamento Sanitario Obbligatorio

La legge italiana numero 180 del 13 maggio 1978, meglio nota come Legge Basaglia e passata alla storia con il merito di aver portato alla chiusura dei manicomi in Italia, cela in realtà una verità ben più scomoda: regola infatti l’istituto del ricovero coatto in psichiatria conosciuto come TSO.
Il Trattamento Sanitario Obbligatorio è un provvedimento emanato dal sindaco su proposta motivata da un medico e convalidata dalla A.S.L. la quale dispone che una persona sia sottoposta a cure psichiatriche contro la sua volontà, attraverso il ricovero presso i reparti di psichiatria degli ospedali generali o, in alcune zone del nostro paese, presso il domicilio della persona.

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Quando può essere richiesto il Trattamento Sanitario Obbligatorio

L’ordinanza di TSO, Trattamento Sanitario Obbligatorio, può essere emanata solo in presenza di certificazioni mediche che attestino che:

  • la persona si trova in una situazione di alterazione tale da giustificare e necessitare di urgenti interventi terapeutici
  • gli interventi proposti vengono rifiutati
  • non è possibile adottare misure extra-ospedaliere

Queste tre condizioni devono essere certificate da un primo medico e poi convalidate da un secondo medico appartenente alla struttura pubblica. Curioso è il fatto che nessuno di questi due professionisti debba essere psichiatra.

Chi decide il Trattamento Sanitario Obbligatorio

Ricevute le opportune certificazioni il Sindaco ha 48 ore per disporre il trattamento facendo accompagnare il soggetto interessato dai vigili urbani presso un reparto psichiatrico di diagnosi e cura (SPDC).
Nonostante la legge non disponga l’obbligo della notifica all’interessato, è la natura stessa del provvedimento a imporlo: il Trattamento Sanitario Obbligatorio limita la libertà personale e ha la forma giuridica dell’ordinanza sindacale efficace solo in presenza di tale comunicazione al libero cittadino.
Il sindaco ha inoltre l’obbligo di inviare il provvedimento di TSO al Giudice Tutelare per la convalida entro le 48 ore successive al ricovero. La legge 180 precisa che il giudice provvede con decreto motivato a convalidare o meno  il provvedimento “assunte le informazioni e disposti gli eventuali accertamenti”.

Cosa comporta il ricovero per TSO

Il giudice, nonostante spesso si limiti a un controllo formale rivolto a fattori quali ad esempio la completezza della documentazione o al rispetto dei tempi di notifica, può quindi teoricamente esercitare la propria funzione con scrupolo al fine di evitare che il TSO venga attuato in base a condizioni insufficienti e/o inopportune.
Il ricovero determina la limitazione dei propri diritti fra cui quello alla libertà di movimento e di scelta e obbliga a subire gli interventi  degli operatori. Tale condizione dovrebbe comunque assicurare diritti inalienabili come l’essere informati  sulle terapie somministrate e, nel caso in cui queste siano ritenute lesive, la possibilità di presentare una dichiarazione di diffida ai sanitari che le attuano.

Durata del trattamento e ricorso

Il Trattamento Sanitario Obbligatorio inoltre non giustifica la contenzione o la violenza fisica; l’uso della forza deve essere sempre legato alle esigenze terapeutiche nel rispetto della dignità e dell’integrità fisica della persona. Cosa che non sempre accade, come nel caso di alcuni fatti di cronaca nera che hanno visto il TSO appliacato in maniera assolutamente fuorilegge (Franco Mastrogiovanni: la strana morte di un professore anarchico).
Il trattamento ha  la durata di sette giorni, al termine dei quali il responsabile del reparto deve comunicare al Sindaco la necessità o meno di proroga. Quali armi ha un cittadino per difendersi?
In base a quanto riportato nelle “schede pratiche” del Ministero della Giustizia, qualsiasi persona interessata, congiunto o estraneo, può proporre ricorso chiedendo al Sindaco la revoca o la modifica del provvedimento. Può inoltre essere proposto ricorso al tribunale competente per territorio contro il provvedimento convalidato dal Giudice Tutelare.
Esiste la possibilità di rivolgersi alla sede più vicina del Telefono Viola (associazione nata a Roma nel 1991 con l’obiettivo di contrastare gli eventuali abusi del trattamento psichiatrico) e sottoscrivere la Procura contro i trattamenti psichiatrici coatti e l’elettroshock.

Pubblicato in Focus

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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