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Cosa sono le cartolarizzazioni in finanza e quali i rischi

Il mondo della finanza globale si regge su meccanismi spesso invisibili ai non addetti ai lavori, ma capaci di influenzare profondamente l’economia reale, il mercato immobiliare e la stabilità dei risparmi.

Tra questi strumenti, non possiamo non citare la cartolarizzazione, nata come una tecnica per fornire liquidità alle banche, che si è trasformata nel tempo in un ingranaggio che ha mostrato sia il suo enorme potenziale di crescita sia i suoi lati più oscuri.

Natura della cartolarizzazione

La cartolarizzazione, conosciuta a livello internazionale con il termine inglese securitization, è una tecnica finanziaria attraverso la quale un’azienda o un istituto di credito trasforma attività illiquide in titoli negoziabili sul mercato.

In termini semplici, una banca che possiede un gran numero di crediti, come mutui ipotecari, prestiti per l’acquisto di auto o rate di carte di credito, decide di “impacchettare” questi flussi di cassa futuri e venderli a una società terza appositamente creata, denominata Special Purpose Vehicle o SPV che in Italia prende il nome di società di progetto. Questa entità giuridica ha il compito esclusivo di emettere titoli obbligazionari che hanno come garanzia proprio quei crediti ceduti dalla banca originaria.

Il processo permette all’istituto di credito di incassare immediatamente il valore dei prestiti che altrimenti avrebbe recuperato solo nel corso di decenni. Il meccanismo libera capitale fresco che la banca può utilizzare per erogare nuovi finanziamenti, alimentando così il volano dell’economia. Gli investitori che acquistano i titoli emessi dalla SPV, d’altro canto, ricevono cedole periodiche pagate con gli interessi versati dai debitori originari.

In questo modo, il rischio di credito viene trasferito dalla banca a una platea più vasta di investitori istituzionali, come fondi pensione o assicurazioni, che cercano rendimenti diversificati rispetto ai classici titoli di Stato.

La struttura a tranches e la gerarchia del rischio

Uno degli aspetti più sofisticati della cartolarizzazione è la suddivisione dei titoli emessi in diverse classi, chiamate tranches. Tale operazione serve a calibrare il rischio in base alle esigenze dell’investitore.

Le tranches sono solitamente divise in tre categorie principali: senior, mezzanine e junior o equity. La classe senior è la più sicura perché ha la priorità assoluta nel rimborso dei flussi di cassa; in caso di insolvenza di alcuni debitori, le perdite colpiscono prima le classi inferiori, proteggendo gli investitori senior. Per questo motivo, questi titoli ottengono spesso i rating più elevati dalle agenzie specializzate, pur offrendo rendimenti contenuti.

Al polo opposto si trova la tranche junior, che è la prima a subire le perdite in caso di default. Chi investe in questa classe accetta un rischio molto elevato in cambio di un rendimento potenzialmente altissimo, agendo quasi come un ammortizzatore per le classi superiori.

La tranche mezzanine si colloca nel mezzo, con un profilo di rischio e rendimento intermedio. In generale, la gerarchia permette di vendere lo stesso pacchetto di crediti a soggetti con profili di rischio completamente opposti, rendendo lo strumento estremamente versatile e appetibile per il mercato globale dei capitali.

Benefici per il sistema economico e gestione della liquidità

Se utilizzata correttamente, la cartolarizzazione apporta benefici tangibili alla stabilità finanziaria e allo sviluppo economico. Per le banche, rappresenta uno strumento essenziale di gestione del bilancio, poiché consente di rispettare i rigidi requisiti patrimoniali imposti dalle normative internazionali come Basilea III.

Trasferendo parte dei prestiti fuori dal proprio bilancio, la banca riduce le attività ponderate per il rischio e può continuare a sostenere imprese e famiglie con nuovi prestiti. Senza questo meccanismo, molte banche si troverebbero con il capitale bloccato in mutui a trent’anni, limitando drasticamente la capacità di finanziare nuove iniziative imprenditoriali.

La democratizzazione del rischio

Inoltre, la cartolarizzazione favorisce la democratizzazione del rischio. Invece di far gravare l’eventuale fallimento di un settore creditizio su pochi grandi istituti, il rischio viene frazionato e distribuito tra migliaia di investitori in tutto il mondo.

Il meccanismo dovrebbe, in teoria, rendere il sistema complessivo più resiliente agli shock locali. Per gli investitori, si tratta di un’opportunità unica per accedere a classi di attività che altrimenti sarebbero loro precluse, permettendo una diversificazione del portafoglio che include flussi di cassa derivanti dall’economia reale e non solo dai mercati azionari o obbligazionari governativi, riducendo l’impatto della volatilità dei mercati.

Il rischio di moral hazard

Nonostante i vantaggi, la storia finanziaria recente ha evidenziato rischi sistemici gravissimi legati a questo strumento. Il pericolo principale risiede nel cosiddetto moral hazard, o azzardo morale, derivante dal modello di business definito “originate-to-distribute“.

Quando una banca sa che non terrà il prestito nel proprio bilancio per tutta la sua durata, ma lo venderà a terzi entro pochi mesi tramite cartolarizzazione, l’incentivo a verificare rigorosamente la solvibilità del debitore diminuisce drasticamente. Questo è esattamente ciò che accadde durante la crisi dei mutui subprime nel 2008, quando furono concessi prestiti a persone senza alcuna capacità di rimborso, sapendo che il rischio sarebbe finito nelle mani di investitori ignari dall’altra parte del pianeta.

Il distacco tra chi eroga il credito e chi ne sopporta il rischio finale crea un cortocircuito informativo. Se la banca non rischia i propri capitali in caso di default, la qualità del credito tende inesorabilmente a scendere. Per contrastare questo fenomeno, le regolamentazioni post-crisi hanno introdotto l’obbligo per gli originatori di mantenere una quota del rischio, solitamente il cinque per cento, per garantire che abbiano comunque un interesse diretto nel monitorare la qualità dei prestiti sottostanti.

Il ruolo della regolamentazione

Dopo il trauma del 2008, le autorità di vigilanza internazionali, come l’Autorità Bancaria Europea e la Federal Reserve, hanno lavorato per rendere le cartolarizzazioni più sicure e trasparenti.

In Europa è stato introdotto il regolamento STS, che sta per Semplice, Trasparente e Standardizzata. Si tratta essenzialmente di un marchio di qualità che viene assegnato solo a quelle operazioni che rispettano criteri rigorosi di chiarezza e che permettono agli investitori di analizzare facilmente i dati sottostanti.

L’obiettivo è riabilitare lo strumento, eliminando le strutture eccessivamente opache e speculative che hanno caratterizzato il passato.

Matteo Di Medio

Giornalista - Content Manager presso Linking Agency; Caporedattore e Autore presso Giocopulito.it e Influentpeople.it