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Utero in affitto: di cosa si parla

Quella dell’utero in affitto è la questione che più sta infiammando il dibattito politico e sociale. Un tema che sta dividendo l’opinione pubblica creando pareri contrapposti spesso dettati da ideologie e interessi.
Ma in sostanza, cosa si intende quando si parla di utero in affitto? E, soprattutto, perché questo spinoso argomento è così d’attualità? Al vaglio del Senato c’è la legge relativa alle cosiddette unioni civili.
Nel testo di legge ancora da approvare sono contenute le norme che regolarizzerebbero le coppie non sposate alle quali, per il momento, non è riconosciuto alcun diritto.
Ovviamente, tale normativa interessa non poco le coppie gay che, fino ad oggi, non hanno avuto il diritto di sposarsi. A sollecitare il varo di una simile norma è stata l’Europa che ha acceso i riflettori su un ritardo da parte dell’Italia nell’affrontare un tema così importante.

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Stepchild adoption e rischio di utero in affitto:

Dal punto di vista politico, la spaccatura è netta. Il centro-destra pur dimostrando un’apertura nei confronti della legge sulle unioni civili, ha fatto presente di avere non poche riserve soprattutto per quanto riguarda la cosiddetta stepchild adoption.
Anche in questo caso, è quanto mai necessario un chiarimento. Con il termine stepchild adoption si intende la possibilità di adottare il figlio naturale del proprio compagno o della propria compagna.
Tale norma, però, aprirebbe la strada anche al cosiddetto utero in affitto. Le coppie gay, infatti, per avere un figlio potrebbero ricorrere alla surrogazione di maternità.

Surrogazione di maternità per le coppie gay:

In buona sostanza, quindi, nel ventaglio delle possibilità a disposizione delle coppie gay ci potrebbe essere anche quella di coinvolgere una madre surrogata alla quale verrebbe affidato il compito di portare in grembo il feto per nove mesi.
Ciò che più preoccupa gli scettici è l’idea che, in questo modo, si possa creare una sorta di mercificazione della donna. Il timore che possa nascere un business legato alla pratica dell’utero in affitto è davvero alto.

La pratica dell’utero in affitto: legge italiana e viaggi all’estero

In Italia la pratica dell’utero in affitto non è contemplata dall’ordinamento. Per le coppie gay, comunque, è possibile aggirare l’ostacolo recandosi in Paesi come l’Ucraina.
Proprio in Ucraina, infatti, è possibile ricorrere alla surrogazione di maternità senza alcun genere di problema. Certo, i costi sono molto elevati ma per tutti coloro che vogliono avere un figlio il denaro sembra essere un ostacolo sormontabile.
In otto stati USA è possibile effettuare la medesima pratica anche se essa risulta essere molto più costosa della precedente alternativa.

I pareri dei partiti: dal M5S al Ncd

Una cosa è certa: siamo di fronte ad una svolta epocale al cospetto della quale è necessario prendere una posizione in tempi rapidi dato che la società si sta evolvendo con una rapidità.
La notizia degli ultimi giorni è che il Movimento 5 Stelle avrebbe dato libertà di voto ai propri senatori. A questo punto, dunque, la legge rischia di non riuscire a superare la prova del Senato.
Alfano ha dichiarato di essere disposto a votare la normativa solo nel caso in cui possa essere presa in considerazione l’alternativa di uno stralcio. Il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha aggiunto che, a suo parere, quella dell’utero in affitto è una pratica che rischierebbe di paragonare il corpo della donna ad una merce di scambio.

Quale strada vuole prendere l’Italia sulle unioni civili?

La questione è quanto mai complessa e vede protagonisti moltissimi soggetti. Da una parte, ci sono tutte le coppie di fatto – gay ed eterosessuali – che si stanno battendo affinché la legge possa essere approvata.
Dall’altra, invece, c’è l’esercito pacifico del family day che sta tentando in tutti modi di ostacolare l’approvazione. Di sicuro c’è che in tempi rapidi si saprà l’esito del voto e, dunque, si capirà quale è la direzione che l’Italia intraprenderà in merito alle unioni civili.

Pubblicato in Archivio Notizie

Scritto da

Erik Lasiola

Giornalista di inchiesta, blogger e rivoluzionario

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