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Satira

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La Treccani spalanca le pagine al trasgressore Vasco Rossi

Quando la trasgressione viene celebrata dall’istituzione non si sa mai se esserne contenti o disperati. Vasco Rossi non è il primo canzonettiere ad entrare nella Treccani. A sintetizzare: Blasco è il rocker-anarco-maschilista.
Non è una novità che la Treccani riporti una manciata di righe su alcuni protagonisti della musica leggera. C’è Gino Paoli, non per l’accusa di evasione fiscale, ma perché viene annoverato tra i capostipiti della scuola genovese; c’è Luigi Tenco, storia tragica la sua che però non viene citata. E un suicidio un po’ di audience la fa sempre.
Ha trovato spazio anche Jovanotti, che a ben pensarci c’era da aspettarselo, essendo tra gli ex giovani il più democristiano che ci sia: una sorta, al maschile, di Nilla Pizzi, ovviamente c’è anche lei, degli anni ’90.. Si legge pure di Franco Battiato.
Nella stessa enciclopedia si trovano anche un bel po’ di anarchici da Errico Malatesta a Kropotkin a Bakunin a Gaetano Bresci per dire dei più noti. Di conclamati maschilisti invece non ce n’è. O meglio non ce n’era. Da qualche giorno nella più famosa ed autorevole enciclopedia italiana ha il suo spazio Vasco Rossi. Blasco, cioè Vasco cioè Vasco Rossi, è un concentrato delle tre caratteristiche.

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Vasco Rossi: Rocker anarchico e maschilista

È un cantautore, molto rock ma anche un po’ rithm&blues; è un anarchico, nella sostanza delle parole e sempre stando sulle parole delle canzoni, è anche uno che del suo ‘maschismo’ non fa mistero. Il che nel periodo del politicamente corretto va ben oltre la trasgressione.
A voler sintetizzare si potrebbe dire che Vasco sia il rocker-anarco-maschilista. E, giusto per calcare la mano, a dare per inteso che magari qualcuno non capisca il senso ampio della definizione di anarchico si aggiunge a corollario che è pure un trasgressivo ed un dissacratore. Soprattutto del becero politicamente corretto.
A dar retta alle parole delle sue canzoni, due a campione: «Dammi una mano señorita e mettila qua vedrai che qualcosa succederà» oppure «se non capisci ancora cosa voglio da te è inutile che te lo ricordi … non ho tempo lo sai non ho tempo oramai per fare tutti quei discorsi.» viene facile pensarlo come un maschilista incallito. Anzi duro e puro.
Poi però a guardare i video dei suoi concerti si vede che a cantare son tutti: ragazzi e ragazze e di tutte le età. Quelli della sua, che è del 1952, e i loro figli.

Il significato delle canzoni di Vasco Rossi

Con Vasco anche il femminismo duro e puro, almeno un po’, traballa. O quanto meno chiude un occhio. Magari pensando che scende dagli Appennini terra ghiaccia d’inverno e secca d’estate che fa assomigliare gli uomini più ai lupi randagi e affamati piuttosto che ai pallidi e tormentati esistenzialisti della città.
Ma chiudere Vasco nell’angusto cerchio del machoromanticismo gli si fa torto. Con la stessa aggressività si mette a menar colpi, sempre con le parole delle sue canzoni anche ad altri totem della retorica 2.0.

 

«E non mi dire che sei puro come un giglio, che sei un padre perché hai un figlio, credi che basti avere un figlio per essere un uomo e non un coniglio.» O anche: «conta sì il denaro altro che no, me ne accorgo soprattutto quando non ne ho … egoista certo e perché no, quando ho il mal di stomaco con chi potrei condividerlo … quando ho il mal di stomaco ce l’ho io mica te o no … cosa succede? Non succede nulla, c’è confusione sì ma in fondo è sempre quella».

 

Magari anche: «Mi ricordo chi voleva al potere la fantasia erano giorni di sogni, sai eran vere anche le utopie. Non ricordo se chi c’era aveva queste facce qui, non mi dire che è proprio così, non mi dire che son questi qui.» Perché: «C’è qualcosa che non va in questo cielo … quanta gente comunque ci sarà che si accontenterà … c’è chi dice no, io non ci sono.»

 

E «Se siete ipocriti, avidi, non siete mai colpevoli e avete nuovi stomaci sorridete, gli spari sopra sono per voi … ma se si girano gli eserciti e spariscono gli eroi e la guerra poi adesso cominciamo a farla noi non sorridete gli spari sopra sono per voi.»

Quel rifiuto di partecipare al concerto di beneficenza:

E a chi non piacerebbe: «trovare un senso a questa vita anche se questa vita un senso non ce l’ha … voglio trovare un senso a questa condizione anche se questa condizione un senso non ce l’ha. Domani arriverà lo stesso. Domani è un altro giorno arriverà.»
Per finire con «metteteci dio sul banco degli imputati e giudicate anche lui,con noi e difendetelo voi, voi, buoni cristiani … portatemi dio lo voglio vedere, gli devo parlare, gli voglio raccontare di una vita che ho vissuto e non ho capito a cosa è servito.»
E giusto per rimanere in tema si ricorda di quando rifiutò di partecipare al solito frusto concerto di beneficenza che serve più a far da passerella per le star piuttosto che a far del vero bene. Di solito alla fine tra costi vivi e rimborsi spese rimangono due soldi e tanti articoli di giornale e citazioni dei partecipanti.
Vasco in quella occasione disse:« No. Non parteciperò a nessun concerto di beneficenza. Non amo quel modo di farla, poco costoso e poco faticoso. Certo rispetto chi la fa così, ci crede ed è sincero. Ma io penso che la beneficenza si debba fare tirando fuori i soldi dal proprio portafoglio, senza troppo spettacolo e pubblicità.» Complimenti Blasco, anche se la Treccani non ti ricorderà per questa frase. Molti invece sì.

Pubblicato in Satira

Scritto da

Castruccio Castracani

Blogger satirico, polemico, dadaista, ghibellino, laico, uomo d'arme e di lettere - Il Vicario Imperiale

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