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Riforma stabilimenti balneari: quali novità dal 2020

La legge che stabilisce le norme di concessione ed utilizzo del suolo pubblico fruibile a scopo di stabilimento balneare è ferma, ormai, dal 1993. Dal 2020 questa potrebbe subire (il condizionale è ancora d’obbligo) importanti novità. In realtà, la riforma ha già ottenuto il primo parere favorevole in Senato ma non è ancora ultimata.
Ciò anche per la necessità di dare un periodo di tempo ai proprietari degli stabilimenti balneari così da allinearsi alla nuova normativa.

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Cosa si intende per stabilimento balneare

Dal punto di vista tecnico legale si definisce stabilimento balneare, o uso di suolo pubblico marittimo a scopo turistico, un appezzamento di suolo arenile delimitato, gestito, ottimizzato e funzionalizzato al turismo estivo.
Devono quindi essere presenti: strutture di prima necessità come i bagni (adatti anche ai disabili) e le docce pubbliche, lettini, ombrelloni ed, eventualmente, zone dedicate a categorie di persone particolari, come un’area sportiva, un’area gioco per bambini, una zona pet-friendly.
Perché sono nati gli stabilimenti balneari? Lo Stato ha deciso di dare in gestione a privati alcune zone di terreno da adibire a stabilimento balneare in quanto l’Italia è un Paese che ottiene una gran parte dei suoi introiti economici grazie al turismo.
Gli stabilimenti balneari, comunemente detti “lidi” sono fonte di guadagno e sostentamento di un’importante fetta dell’economia italiana. Lo Stato, non potendo gestire accuratamente i lidi, ottimizzandoli al guadagno, ha deciso di cederli ai privati per incrementare la qualità dei servizi e richiamare turismo.

Norme attuali per avere in gestione una zona balneare da adibire a stabilimento

La parte di spiaggia concessa ai privati per ricavarne stabilimenti balneari resta pur sempre demanio pubblico. Ciò significa che il suolo è di proprietà dello Stato ma l’utilizzo e la responsabilità, così come i guadagni, sono del gestore.
Fino a qualche tempo fa chi aveva ottenuto una concessione demaniale per uno stabilimento balneare ne vedeva il rinnovo automatico ogni anno, senza limiti temporali. Adesso ciò non potrà più accadere.
I motivi che hanno portato a rivedere tale modalità di cessione automatica risiedono, soprattutto, nella volontà di concedere equivalenti possibilità occupazionali a ciascuno. Ad oggi, in Italia, si contano circa trentamila lidi balneari che offrono lavoro a 30mila piccole imprese, spesso a gestione familiare.
Da un lato la concessione auto-rinnovata andava a tutelare mettendo al riparo da concorrenza sleale queste 30mila piccole imprese. Dall’altro a causa della scarsità di parti di arenile da dare in concessione per la nascita di nuovi lidi, il sistema precludeva la possibilità a nuove e giovani imprese di inserirsi nel mercato specifico.

Addio concessione automatica: come funzionerà l’assegnazione del demanio balneare

Il disegno di legge prevede che si apra, per ogni appezzamento di spiaggia concedibile, una gara d’appalto. Alla gara potranno partecipare tutte le imprese interessate alla gestione: sia quelle che lo controllavano prima, sia le nuove imprese.
In base a criteri di selezione specifici, in trasparenza e in chiaro, verranno scelti, tra i candidati, quelli che sembrano più meritevoli e capaci di gestire in modo fruttuoso, corretto e remunerativo i demani balneari.
Si tratterà, dunque, di una vera e propria asta da rinnovare ogni anno. In questo modo si offrono opportunità occupazionali ai giovani, alle nuove imprese e a tutti coloro che vogliono investire nel turismo come seconda occupazione o come rielaborazione della propria vita professionale.
D’altro canto però, questo metodo di assegnazione va a toccare pesantemente le 30mila imprese che, fino ad oggi, vivevano del proprio lavoro estivo. La vincita dell’appalto in un dato anno non assicura il rinnovo della concessione durante l’asta successiva.

Quali sono i requisiti sui quali ci si baserà per assegnare gli stabilimenti?

Secondo il disegno di legge che promette di entrare in vigore dal 2020, i requisiti per la concessione ricalcheranno perfettamente la direttiva europea Bolkenstein del 2006, che prevedeva la liberalizzazione dei servizi togliendo, appunto, i privilegi degli auto-rinnovi.
I requisiti accessori che influiranno sul punteggio dei candidati alla concessione sono: tecnologizzazione delle spiagge per fornire ai turisti migliori servizi, ad esempio le misure di sicurezza, la videosorveglianza, le strumentazioni moderne per il servizio di salvataggio in mare. Inoltre, verranno valutati i progetti di volta in volta prediligendo quelli che apportano migliorie: più aree e servizi per i disabili, un occhio particolare alle aree ludiche e sportive per bambini e ragazzi, servizi aggiuntivi come la zona pet-friendly o il servizio di animazione ed informazione turistica.

Pubblicato in Archivio Notizie

Scritto da

Marco Cherubini

Scrittore, giornalista, ricercatore di verità - "Certe verità sono più pronti a dirle i matti che i savi..."

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