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Scuola: i perchè della protesta

Si è svolta nella giornata di ieri Venerdì 8 Ottobre, la prima grande mobilitazione del mondo studentesco dopo la ripresa delle attività di formazione, con migliaia di studenti, genitori, docenti e precari scesi in oltre 80 piazze d’Italia per protestare contro la riforma dell’Università e i tagli alla scuola pubblica voluti dai Ministri Gelmini e Tremonti.
La manifestazione, organizzata dall’Unione degli Studenti e sostenuta anche da Flc-Cgil e Unicobas, secondo gli organizzatori ha visto l’adesione di circa 300.000 giovani, con cortei in molte città d’Italia tra cui Milano,Genova,Palermo, Trieste, Torino, Bologna, Napoli, Bari e Roma, proprio sotto al Ministero dell’Istruzione in Viale Trastevere.
“Un popolo ignorante è più facile da ingannare”, recitava uno dei tanti cartelli esposti dagli studenti durante il corteo. Il Ministro Gelmini ha commentato tale mobilitazione nazionale affermando che: “bisogna avere il coraggio di cambiare. E’ indispensabile proseguire sulla strada delle riforme, dobbiamo puntare ad una scuola di qualità, più legata al mondo del lavoro e più internazionale.
Per ottenere questi obiettivi stiamo rivedendo completamente i meccanismi di inefficienza che hanno indebolito la scuola italiana in passato. Un lavoro e un percorso difficile, ma indispensabile. E’ necessario lo sforzo di tutti coloro che hanno a cuore la scuola. La protesta di oggi però mi pare riproporre vecchi slogan di chi vuole mantenere lo status quo, di chi è aprioristicamente contro qualsiasi tipo di cambiamento e crede di usare la scuola come luogo di indottrinamento politico della sinistra”.

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Il momento difficile dell’ Università:

Un commento senza alcun accenno “ai tagli agli organici e ai provvedimenti sul riordino delle scuole superiori, che rappresentano il colpo finale al sistema pubblico di istruzione, il mutamento radicale della concezione del valore formativo e la messa in discussione definitiva dell’istruzione laica e pubblica”, come affermava ieri mattina lo stesso coordinatore nazionale dell’Uds Tito Russo.
Nessun accenno c’è stato da parte del Ministro nemmeno in merito ai disagi avvertiti in seno all’Università e al mondo della Ricerca, eloquentemente illustrati invece in alcuni passaggi di una ‘Lettera aperta’ del Coordinamento Nazionale Ricercatori Universitari che in queste ore sta circolando anche su Facebook:
“l’Università sta vivendo un momento difficile. Le risorse a disposizione sono andate riducendosi negli anni, i fondi per la ricerca e per la didattica sono diventati talmente esigui che spesso non si riesce a fornire il minimo necessario. Talvolta mancano i fondi per le fotocopie e, sempre più spesso, anche per la carta igienica, come in moltissime scuole.
I tagli al finanziamento dell’Università già da tempo hanno messo in crisi questo sistema e i ricercatori si sono sacrificati negli anni, svolgendo un compito che permettesse di mantenere la qualità e la quantità dell’offerta formativa e della didattica. Questo significa che molti tra quelli che chiamate ‘professori’ e che hanno insegnato corsi, hanno fatto esami, hanno assistito gli studenti nelle loro tesi e ne hanno raccolto i dubbi e le frustrazioni non sono veri ‘professori’, ma ‘ricercatori’, gente che dovrebbe fare ricerca e non ‘insegnare’ e fare lezione: sembra incredibile, quasi verrebbe da ridere, se non fosse che molti giovani ricercatori guadagnano 1.250 euro al mese.
Si esce da una crisi investendo sul futuro come è stato fatto in altri Paesi, e non penalizzando le Università che debbono formare e trasmettere la creatività e la conoscenza.”

 

Professore chiede congedo anticipato per protesta:

Un’altra lettera, in questo caso di congedo anticipato, è invece apparsa sempre in questi ultimi giorni sul portale web dell’Università Tor Vergata di Roma, firmata dal Professore del Dipartimento di Sanità Pubblica e Biologia Cellulare dell’Università, uno dei quattro padri fondatori della Facoltà.
“Mi ha spinto ad anticipare questa richiesta un sentimento di frustrante insoddisfazione, che nasce dalle difficoltà, mai prima d’ora così paralizzanti, che l’istituzione universitaria sta attraversando, spinta verso l’asfissia da miopi provvedimenti legislativi. Quanti corsi universitari dovranno essere chiusi, quanti progetti di ricerca resteranno incompiuti per il sostanziale divieto di sostituire i tanti docenti/ricercatori che in un breve volgere di anni per ragioni anagrafiche stanno lasciando l’Università?”
L’ Amministrazione di Tor Vergata, per la stretta finanziaria a cui il governo ha assoggettato l’Università, attualmente non sembra più in grado di contribuire in modo adeguato al finanziamento della Biblioteca biomedica né a quello dello Stabulario, come aveva sempre fatto, nonostante essi costituiscano un essenziale strumento di ricerca “Ho rinunciato ad usufruire della facoltà che mi era stata concessa di rimanere in servizio di ruolo per altri due anni perché non voglio assistere dall’interno ad un periodo così buio per l’Università, a cui ho dato tutto quello che potevo dare”.
La lettera si chiude con un augurio che il Professore rivolge ai giovani, ma soprattutto “a chi non comprende che il futuro di una nazione nasce da ricerca e innovazione”.

Pubblicato in Archivio Notizie

Scritto da

Martina Lacerenza

Nata a Roma nel 1984. Laureata in Lettere. Blogger e collaboratrice giornalistica

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