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Poker e disabilità, la funzione sociale del tavolo verde

Che non sia un gioco d’azzardo ma d’abilità è un aspetto fondamentale sotto molti punti di vista, tra cui, non ultimo, l’integrazione delle persone con disabilità fisiche. Il ruolo sociale assunto del poker è sempre più evidente, grazie soprattutto all’evoluzione del fronte online su piattaforme come PokerStars, e ha consegnato al pubblico un’inedita opportunità sportiva, priva dei limiti imposti da handicap fisici, a vantaggio di una competizione che assicura, in partenza, pari opportunità a chiunque.
Prima del fenomeno Moneymaker, vincitore del Main Event World Series of Poker 2003, il poker non aveva acquisito una diffusione online su grande scala, risultando una realtà confinata, nella maggior parte dei casi, alle sale da gioco dei casinò live. La rivoluzione del gioco virtuale, però, ha cambiato aspetto e caratteristiche del profilo del giocatore medio. In tanti hanno voluto mettersi alla prova, sfruttando un ambiente libero e aperto a tutti. Spazio, dove è cresciuta un’importante comunità di appassionati, quelli con disabilità fisiche.
Jonathan “Jono” Bredin
, ad esempio, nonostante soffra di paralisi celebrale e abbia bisogno di uno speciale iPad per assumere le decisioni al tavolo, è riuscito a conquistare l’Australia New Zealand Poker Tour Queenstown Main Event 2013, incassando una prima moneta da $93.600. Un’attestazione concreta delle chance di vittoria e competizione garantite da questo sport, persino nelle estenuanti modalità dei tornei live.
Ma sono i tavoli virtuali a rappresentare la massima libertà di gioco, il contesto ideale per muovere i primi passi nel mondo del poker. Online è possibile guadagnare denaro, visibilità e vincere importanti tornei, qualificandosi per le maggiori rassegne live internazionali. Davanti a un PC ognuno di noi, a prescindere dalle difficoltà di movimento, può dar prova di preparazione e delle proprie abilità mentali.

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Poker online e persone disabili:

E così il poker online ha progressivamente modificato la nozione di giocatore tradizionale. Sempre più persone disabili lo praticano ricoprendo, talvolta, la carica di professionisti. È questa una delle ragioni che ha indotto parte dell’opinione pubblica a prendere coscienza dalla natura di sport d’abilità legata al poker, fondato su elementi strettamente analitici, quali il calcolo delle probabilità e la psicologia.
Parallelamente le sale dei casinò live sono occupate da un tipo di pubblico sinora sconosciuto, donne e persone con disabilità non destano più sorpresa, né sono oggetto di rifiuto. La loro presenza ricade nell’ambito della normalità, un modo per riconoscere, pur nella diversità, pari dignità all’altro.
Giocare a poker, quindi, non solo permette a disabili di competere ad armi pari con le altre persone, ma implica la loro accettazione. In un’intervista di qualche anno fa, il pro Josh Cranfill, affetto dal morbo di Werdnig-Hoffman, una forma di atrofia muscolare spinale, ha dichiarato di aver percepito un forte senso di accettazione sociale non appena gli avversari ne riconobbero le qualità di giocatore, un giocatore uguale a tutti gli altri.
Il poker può allora costituire una via maestra all’ammissione delle abilità e dei meriti altrui, una pratica sportiva in grado di guardare oltre la patina delle apparenze e offrendo a chiunque un contesto dove accrescere la propria autostima.

 

Marco Impellizzari

Pubblicato in Archivio Notizie

Scritto da

La Vera Cronaca

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