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Immigrati: aumenta il numero dei conti correnti

Se il processo immigratorio che ha interessato il nostro Paese negli ultimi due decenni ha comportato evidenti difficoltà organizzative, soprattutto statali, e qualche preoccupazione da parte di non pochi cittadini, certamente la gran parte degli immigrati ormai stabili nelle varie regioni italiane è riuscita a portare a termine il proprio scopo di crescita e di benessere, contribuendo notevolmente all’ulteriore  arricchimento del nostro popolo.
Coscienti che ormai non ci sono più dubbi su questo dato supportato da studi ed analisi incontestabili, vogliamo richiamare l’attenzione dei nostri lettori su altri risultati che pervengono in queste ore. Eccoli.
Negli ultimi due anni, in Italia il numero di conti correnti intestati a immigrati è aumentato di circa l’8%, passando a 1,404 milioni a 1,514 milioni. Lo afferma il Rapporto Abi-Cespi 2010, che sintetizza i risultati di un’indagine periodica sull’offerta di servizi e prodotti bancari per la clientela immigrata riferita al 2009. Il Rapporto in oggetto è stato presentato a Palazzo Altieri, a Roma, al convegno “Sfida per l’integrazione: inclusione finanziaria degli immigrati”.

 

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Conti correnti intestati a immigrati:

Riferendosi a questo dato, l’Associazione delle banche italiane, evidenzia che esso non va di pari passo con l’aumento di immigrati residenti, aumentati rispetto al 2007 del 32,4%,in quanto in esso si può notare che complessivamente  il tasso di bancarizzazione è diminuito dal 67% nel 2007, al 61% nel 2009. “Ma il processo di bancarizzazione ” – chiarisce l’Abi – ” è strettamente connesso al tempo di permanenza in Italia.
E’ dunque ragionevole ipotizzare che il processo non avvenga immediatamente all’ingresso nel nostro Paese, ma richieda un arco temporale minimo stimato in almeno cinque anni per acquisire una prima stabilità economica e lavorativa e perchè si avverta il bisogno di un rapporto bancario e si abbiano i documenti necessari per l’accesso in banca”.
Secondo le rilevazioni, gli immigrati si rivolgono in banca per lo più con l’obiettivo di aprire un conto corrente per esigenze familiari, anche se, come è risaputo, stanno aumentando notevolmente gli imprenditori stranieri che utilizzano tale mezzo per motivi di lavoro.
A fine 2009 i titolari di un conto corrente di immigrati imprenditori erano 52.924, circa il 3,5% del totale dei correntisti immigrati. “Clienti consolidati – spiega l’Abi – visto che il 20% ha un conto corrente da più di cinque anni, con un indice di fedeltà superiore rispetto a quello osservato nel segmento di clientela ‘retail’ cui è riconducibile il 96% dei conti correnti intestati a stranieri residenti in Italia”.
Sempre riguardo all’imprenditoria straniera, per quanto interessa i piccoli imprenditori, l’Abi ha registrato un forte aumento dei conti correnti ( +62%). Il dato sembra costituire un indizio circa un possibile effetto della crisi finanziaria sulla popolazione migrante che ha combattuto la precarietà, quando non la disoccupazione, rischiando in proprio con l’avvio di piccole attività imprenditoriali.
Insomma, è il vecchio giro che si ripete e che ci ricorda come tutte le migrazioni, da sempre, si somiglino nei loro effetti, sia positivi che negativi.

Pubblicato in Archivio Notizie

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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