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Aumentano immigrati e loro apporto alla nostra economia

Sono quasi 5 milioni gli immigrati presenti attualmente in Italia, cioè il 7% dell’intera popolazione residente: si tratta di una cifra cresciuta di quasi 20 volte negli ultimi vent’anni (erano mezzo milione nel 1990). A rivelarlo è la stima dell’ultimo Dossier statistico sull’ immigrazione curato da Caritas/Migrantes giunto quest’anno alla sua ventesima edizione e presentato nella giornata del 26 ottobre, a Roma ed in tutte le regioni d’Italia.
Parallelamente al numero degli immigrati, anche a causa della crisi che attraversa il Paese, “sono però aumentate le reazioni negative, la chiusura e la paura” nei loro confronti da parte degli italiani, la cui percezione nell’ inquadrare correttamente il fenomeno relativo alla presenza straniera sul territorio è infatti ancora distorta ed errata, come rivela sempre il Dossier.

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Irregolari e clandestini in Italia:

Nella ricerca Transatlantic Trends del 2009, ad esempio, gli intervistati ritenevano che gli immigrati incidessero per il 23% sulla popolazione residente (cioè fossero circa 15 milioni, tre volte di più rispetto alla loro effettiva consistenza) e che i “clandestini” risultassero più numerosi dei migranti regolari.
Secondo la stima della Caritas, invece, gli immigrati irregolari presenti nel nostro Paese sono 500-700 mila: un numero che, a detta dei ricercatori, è tendenzialmente in calo (lo scorso anno le stime ipotizzavano circa un milione). Tale diminuzione sarebbe dovuta sia agli effetti dell’ultima regolarizzazione sia alla fase di recessione economica che ha contribuito ad attrarre di meno gli stranieri.
Se poi entriamo nello specifico del gettito fiscale, i dati presentati dal Dossier stimano come le casse pubbliche italiane ricevano ogni anno dagli stranieri un regalo di circa un miliardo di euro: le entrate assicurate dagli immigrati sono infatti pari a quasi 11 miliardi di euro, mentre paradossalmente le spese per servizi a loro destinati ammontano a neanche 10 miliardi.

 

Quanto gli immigrati contribuiscono a Pil:

Secondo un calcolo di Unioncamere relativo al 2008, gli immigrati contribuirebbero infatti alla produzione del Prodotto interno lordo per l’11,1% e, se venisse a mancare, o a cessare di crescere la presenza straniera nei settori produttivi considerati non appetibili dagli italiani, il Paese sarebbe impossibilitato ad affrontare il futuro, come sostiene sempre la Caritas.
Gli immigrati, inoltre, versando alle casse pubbliche più di quanto prendono come fruitori di prestazioni e servizi sociali, hanno contribuito in modo importante al risanamento del bilancio dell’Inps, pagando 7,5 miliardi di contributi previdenziali e dichiarano al fisco un imponibile di oltre 33 miliardi l’anno. Il dossier sottolinea del resto come nel 2000 il bilancio Inps sia risultato in attivo (fino a 6,9 miliardi) grazie proprio ai contributi degli immigrati.
A livello occupazionale gli stranieri incidono per circa il 10% sul totale dei lavoratori dipendenti e sono sempre più attivi anche nel lavoro autonomo: sono circa 400mila i titolari di impresa, amministratori e soci di aziende. La retribuzione media annuale per immigrato è 12.000 euro, i contributi quasi 4.000 euro.

 

Rumeni, albanesi e marocchini: i più presenti in Italia

Parlando di provenienza geografica, la collettività romena si conferma come la più numerosa, con quasi 900mila residenti; seguono albanesi e marocchini (quasi mezzo milione), mentre cinesi e ucraini sono circa 200mila. In generale queste 5 collettività coprono più della metà della presenza immigrata sul territorio (50,7%) che si concentra prevalente a Roma e Milano con quasi 270mila e 200mila stranieri rispettivamente residenti (i due capoluoghi sono cioè i comuni più rilevanti, dove la concentrazione della presenza straniera è più elevata).
Altro dato significativo del rapporto è che 572.720 (il 13%) dei residenti stranieri sono di seconda generazione: si tratta per lo più di bambini e ragazzi nati in Italia nei confronti dei quali l’aggettivo ‘straniero’ risulta “del tutto inappropriato”, osserva il Dossier. Sono inoltre circa 240mila i matrimoni misti celebrati tra il 1996 e il 2008 (quasi 25mila nell’ultimo anno) e più di mezzo milione le persone che hanno acquisito la cittadinanza: complessivamente 541.955 di cui 59mila nel 2009; oltre 570mila gli “stranieri” nati direttamente in Italia, quasi 100mila quelli che ogni anno nascono da madre straniera.

Come sarebbe l’Italia senza stranieri:

Nel 2009 sono nati da entrambi genitori stranieri 77.148 bambini (21 mila in Lombardia, 10 mila nel Veneto, 7 mila in Emilia Romagna e Lazio) e queste nascite incidono per il 13% sull’insieme di tutte le nascite. Sono dati, numeri e percentuali che fanno riflettere: senza immigrati l’Italia perderebbe in mezzo secolo un sesto della sua popolazione, con pesanti ricadute sull’intero sistema economico.
“L’agenda politica è chiamata a riflettere sugli aspetti normativi più impegnativi – è stato infatti il commento della Caritas Italiana e della Fondazione Migrantes – come quelli riguardanti la cittadinanza e le esigenze di partecipazione di questi nuovi cittadini. Occorre cioè promuovere la conoscenza dell’altro per superare pregiudizi e chiusure; promuovere l’integrazione e le pari opportunità in un intreccio di doveri e di diritti”.

Pubblicato in Archivio Notizie

Scritto da

Martina Lacerenza

Nata a Roma nel 1984. Laureata in Lettere. Blogger e collaboratrice giornalistica

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