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Stranieri ed integrazione: il progetto ‘sotto lo stesso cielo’

L’integrazione degli stranieri all’interno del nostro paese è un argomento di stretta attualità cui il nostro giornale ha dato spesso, in passato, ampio risalto: con un processo multiculturale che è ormai ineluttabilmente in atto e con l’adesione dell’ Italia ad istituzioni sovranazionali che ne implicano, necessariamente e a dispetto di slogan propagandistici da parte di alcuni politici nostrani, regole e comportamenti, l’apertura sembra essere sempre più una realtà incontrastabile.      
Tra i progetti tesi al raggiungimento di questa integrazione presentiamo di seguito quello messo in atto da un’ associazione umanitaria-culturale che opera nel Lazio e che si occupa di progetti umanitari: la Lokomotiva.
L’associazione si occupa di favorire l’ integrazione e l’ aggregazione sociale dei migranti, ed a questo scopo ha dato vita al progetto ‘Sotto lo stesso cielo’ che si prefigge di raggiungere l’obiettivo attraverso la condivisone di costumi, modi di vita e credo differenti mettendo anche in evidenza potenziali e reali talenti artistici-culturali dei migranti.

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Costruzione di pozzi d’acqua in Africa:

Il progetto è ambizioso ed interessante, anche in virtù del fatto che persegue fini umanitari a vantaggio di determinate aree critiche del pianeta: come nel caso di un libro, “L’amore parla una sola lingua”, pubblicato da pochi giorni ad opera di una ragazza di nazionalità romena che da tre anni vive in Italia. L’intero ricavato della vendita di questo libro andrà a finanziare il progetto dell’ associazione, quello di costruire dei pozzi d’acqua in Africa: abbiamo incontrato l’autrice del libro, Elena Alexandra Driu, per parlare di questo progetto e di integrazione nel nostro paese.
“Vivo in Italia da oltre tre anni dopo essermi laureata in giornalismo all’Università di Bucarest: collaboro con l’ Associazione di Volontariato la Lokomotiva e insieme abbiamo creato questo progetto intitolato ‘Sotto lo stesso cielo’, che ha come obbiettivo l’integrazione degli stranieri. Lavoro come mediatrice culturale per i bambini rumeni e da marzo anche presso un’agenzia per stranieri.”
Come nasce il progetto di scrivere un libro in favore dell’integrazione?
“Ho conosciuto i ragazzi dell’associazione ed ho voluto dare un aiuto più concreto mettendo a disposizione diverse mie poesie che ho scritto nel corso degli anni: poi abbiamo pensato, essendo io straniera, di farlo pubblicare all’interno di un progetto che si occupa proprio di integrazione, della vita che uno straniero si trova ad affrontare qui nel suo percorso che va dal suo arrivo fino al momento in cui l’integrazione si compie del tutto. Il libro presenta un’ introduzione che, partendo dalla mia storia, ripercorre le tappe che portano uno straniero ad abbandonare il suo paese e la sua casa, i motivi per i quali decide di lasciare la sua famiglia sperando che, dove andrà, troverà una vita migliore. Dopo questa introduzione vi è una raccolta di poesie scritte da me.”

 

L’ integrazione degli stranieri in Italia:

E la scelta del titolo del libro  “L’amore parla una sola lingua”da dove deriva?
“Ho pensato a questo titolo perché l’associazione, già da prima, era impegnata nella realizzazione di pozzi d’acqua in Africa, per cui sempre in un ambito straniero e di contatto con un’altra cultura ed un’altra lingua: anche per me l’Italia non è il paese di origine e mi sono trovata ad incontrarmi con una nuova cultura, tuttavia ho trovato amici e persone che mi hanno sostenuta dal mio arrivo qui. Ecco, il senso è proprio questo: il rapporto secondo me parte dall’ amore, da questo sentimento importante grazie al quale si può realizzare l’ integrazione e che, come dice il titolo del mio libro, parla una sola lingua al di là delle differenze di razza e cultura.”
La tua integrazione in Italia come è stata?
“Mi considero fortunata, sono stata benissimo dal primo giorno; ho trovato persone che mi hanno sostenuta ed aiutata in ogni modo. Adesso lavoro in un’ agenzia per stranieri e, proprio per il mio passato di migrante, cerco sempre di dare una mano alle persone che hanno bisogno perché so bene quanto è difficile per uno straniero, che magari non parla la lingua o non conosce nessuno, farsi fare un documento, avere informazioni dai vari uffici per la sua legalità qui in Italia ecc.. Perché quando, ad esempio, se vai al comune per i documenti, ti mandano da un ufficio all’altro e alla fine non capisci più niente. È successo anche a me.”
In base alla tua esperienza, l’Italia è un paese che accoglie bene gli stranieri?
“Secondo me si, anche se a volte ci può essere qualcuno che tende a generalizzare verso i migranti facendo di tutta l’ erba un fascio, ad esempio con i rumeni per parlare del mio caso (leggi: L’integrazione rumena in Italia): però in generale penso di si, e parlando di me l’Italia mi ha accolto con le braccia aperte, non ho mai avuto problemi.”

Pubblicato in Sociale

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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