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Roma e il teatro: l’arte che non conosce crisi

Il teatro vive. Nonostante caotiche gestioni comunali, conti in rosso, sale che chiudono, organizzatori in difficoltà e una lenta, progressiva dismissione del finanziamento pubblico alla cultura, a Roma l’attività teatrale sopravvive grazie ai teatranti.
Una comunità virtuosa che investe su stessa, fatta di artisti disposti a tutto pur di continuare ad andare in scena. Già, perché a fronte di risorse-fantasma il prezzo da pagare per i teatranti dei tempi moderni coincide necessariamente con il fare altri lavori, barcamenarsi e reinventarsi per sopravvivere, per amore della scena e della letteratura teatrale.
Quell’incultura politica che ha portato (anche) alla mancanza di spettatori consapevoli, se da una parte ha aggravato l’assenza atavica di investimenti privati e sovvenzioni statali per il nostro teatro e per gli stipendi degli attori, dall’altra ha reso evidente come ormai siano proprio i teatranti gli unici legittimati a lavorare e gestire le sale.

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Fermento teatrale a Roma:

progetto-locandina-fronte-aE’ proprio quello che accade a Roma, dove il teatro risponde alla crisi grazie esclusivamente alla collaborazione fra artisti, a un pubblico fidelizzato e a spettacoli di qualità a costi bassi.
Succede al Valle, ma anche in decine di sale sparse per la città. Presso il Teatro Trastevere, nel cuore della Capitale, dall’1 al 6 Marzo andrà in scena la rappresentazione romanzata e inedita dell’amore platonico di Pirandello per Marta Abba, la musa di una vita.
Per anni si è fantasticato su questo rapporto, fatto di passione, centinaia di lettere e reale tormento, ed è grazie al lavoro dell’autore, Salvatore Miraglia, in collaborazione con il nipote del grande drammaturgo, Pierluigi Pirandello, che torna in vita questa storia antica.
Lo spettacolo, dal titolo “Quell’atroce notte di ottobre”, andando a ritroso nel tempo non solo ricostruisce (grazie all’esame attento di un copioso carteggio) un amore misterioso che stringe e accarezza, ma restituisce anche al pubblico l’atmosfera autentica degli anni Venti, il contradditorio rapporto di Pirandello con il regime fascista e con lo stesso teatro italiano, che ne porterà il talento e la travagliata esistenza in giro per il mondo.

La favola moderna di Pirandello:

 

Una favola moderna che rischiava di andare perduta e che è al contempo ricostruzione storica attenta e attendibile, capace di regalarci un lato davvero poco conosciuto del grande scrittore.
“Si va in teatro da un secolo –spiega Giorgia Serrao, mirabile attrice protagonista nei panni di Marta Abba- per godere delle commedie di Pirandello; proviamo questa volta, curiosamente, a scoprire il romanzo della straordinaria vita del drammaturgo”.
Un viaggio nel passato “per scoprire che tutto cambia –conclude Giorgia- e nulla cambia nell’avvicendarsi tumultuoso della vita, sempre diversa e sempre uguale”. A dispetto di incomprensibili congetture politiche che non vedono nella cultura lo sviluppo del Paese.
Con Salvo Miraglia, Giorgia Serrao, Francesca Di Meglio, Luca Caresta, Davide Sanchini, Francesca Simonelli, Christian Sciotti. Con la partecipazione straordinaria di Laura Troschel, Vera Beth, Jean Michel Danquin con la partecipazione in voce di Vittorio Stagni, Anna Màlvica musiche di Vittorio Stagni al violino Simone Spadino Pippa brani di Ludwig van Beethoven coreografie di Jean Michel Danquin disegno luci Pietro Frascaro fonico Andrea Casarini incisioni Area Vox e Excitech Postworks Sartoria Liviana via Arnobio 7 Roma. 

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Scritto da

Martina Lacerenza

Nata a Roma nel 1984. Laureata in Lettere. Blogger e collaboratrice giornalistica

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