In un periodo come quello che stiamo vivendo, dove anche in Italia si parla molto di guerra, e la possibilità addirittura di una chiamata alle armi, diventare un peacekeeper, o operatore di pace, è un obiettivo che interessa molti professionisti motivati a contribuire attivamente alla stabilità internazionale, alla protezione dei civili e alla ricostruzione post-conflitto.
Le missioni di peacekeeping sono prevalentemente gestite dalle Nazioni Unite (ONU) e vedono la partecipazione di personale proveniente da Stati membri, come l’Italia. Tuttavia, il termine peacekeeper racchiude diverse figure professionali, tra cui militari, agenti di polizia e civili esperti – ciascuna con percorsi di accesso e requisiti specifici.
La via per unirsi ai Caschi Blu o ad altre operazioni di supporto alla pace richiede una combinazione di alta formazione, esperienza sul campo e preparazione fisica e psicologica specifica.
In questo articolo parliamo di:
Il peacekeeper militare
La maggior parte del personale impiegato nelle operazioni di mantenimento della pace dell’ONU è costituito da personale militare fornito dagli Stati membri. In Italia, la partecipazione alle missioni di peacekeeping delle Nazioni Unite, della NATO o dell’Unione Europea avviene attraverso il distacco delle Forze Armate (Esercito, Marina, Aeronautica e Carabinieri). Per intraprendere questa carriera come peacekeeper militare, il percorso non è una candidatura diretta all’ONU, ma l’arruolamento in una delle Forze Armate italiane.
Una volta in servizio, l’accesso alle missioni internazionali è determinato innanzitutto dal reclutamento e dalla formazione iniziale, che si ottengono superando i concorsi pubblici per l’arruolamento e completando il ciclo di formazione militare di base.
Successivamente, è fondamentale l’acquisizione di specializzazioni o ruoli specifici all’interno del proprio corpo di appartenenza, come logistica, intelligence, genio o sanità. Infine, le unità vengono selezionate per le missioni internazionali in base alle esigenze e ricevono una formazione pre-dispiegamento specifica sul mandato, sull’area geografica e sul diritto internazionale umanitario. Il personale militare distaccato per le missioni ONU serve per un periodo limitato, in genere non superiore a un anno, mantenendo lo status e la retribuzione nazionale, con l’aggiunta di indennità ONU (Mission Subsistence Allowance – MSA).
Gli esperti civili
Le moderne operazioni di peacekeeping richiedono un numero crescente di esperti civili con competenze altamente specializzate. Si tratta di professionisti fondamentali per le componenti civili delle missioni, occupandosi di settori che vanno ben oltre l’aspetto puramente militare, come i diritti umani, l’assistenza umanitaria, lo sviluppo, la parità di genere e la riforma del settore della sicurezza.
Percorso formativo e lavorativo per esperti civili
Per gli esperti civili, il percorso inizia con una formazione universitaria avanzata: è richiesto, in via generale, il possesso di una laurea magistrale in discipline pertinenti (scienze politiche, relazioni internazionali, giurisprudenza, economia, peacekeeping and security studies, etc.). Molti candidati di successo hanno seguito Master universitari o corsi di perfezionamento specifici in peacebuilding e gestione dei conflitti. Oltre al titolo di studio, è indispensabile un’esperienza professionale, poiché i ruoli civili di medio-alto livello richiedono da 4 a 5 anni fino a oltre 15 anni di esperienza progressiva e pertinente.
È preferibile che tale esperienza sia stata maturata in contesti post-conflitto, in situazioni di emergenza umanitaria o in paesi in via di sviluppo. La conoscenza fluente dell’inglese è un requisito imprescindibile, e quella di una seconda lingua ufficiale dell’ONU o pertinente all’area di missione costituisce un forte elemento preferenziale. Gli esperti civili possono candidarsi direttamente attraverso il portale UN Careers, oppure, per alcune posizioni specifiche (come esperti civili nel comparto polizia o giustizia), tramite la nomina del Governo italiano.
Gli ufficiali di Polizia e Riserva selezionata
Una figura di raccordo tra la componente militare e quella civile è rappresentata dagli ufficiali di Polizia Individuali (IPO). Si tratta di agenti di polizia messi a disposizione dagli Stati membri per svolgere incarichi di monitoraggio, formazione e supporto alle forze di polizia locali.
Gli ufficiali sono nominati dai rispettivi governi nazionali e distaccati per servire con l’ONU per un massimo di due anni, dovendo possedere un’esperienza professionale qualificata nelle forze di polizia nazionali e ricevendo una specifica formazione pre-dispiegamento, focalizzata sull’interazione con le comunità locali e sulle normative ONU.
Un ulteriore canale per professionisti civili che desiderano mettere le proprie competenze al servizio delle Forze Armate in missioni internazionali è la Riserva selezionata dell’Esercito Italiano, un bacino che raccoglie professionisti di alto profilo provenienti dalla vita civile (come medici, ingegneri, esperti di beni culturali, informatici) che, dopo una breve ma intensa formazione militare, possono essere richiamati in servizio temporaneo con il grado di Ufficiale. La Riserva risponde all’esigenza di integrare le capacità operative delle Forze Armate con competenze specialistiche non tradizionalmente militari, ma fondamentali nelle moderne operazioni di stabilizzazione e ricostruzione post-conflitto.
La preparazione del peacekeeper
Indipendentemente dal percorso scelto, il ruolo di peacekeeper richiede qualità specifiche e una preparazione che va oltre il mero titolo di studio o l’esperienza tecnica.
I candidati devono dimostrare innanzitutto flessibilità e adattabilità, lavorando in ambienti stressanti, in condizioni logistiche spesso precarie e con orari prolungati. È fondamentale possedere una profonda sensibilità culturale per costruire fiducia e collaborare con le comunità locali.
Infine, considerata l’alta rischiosità delle missioni, sono indispensabili una resilienza fisica e psicologica e un’idoneità sanitaria, unite a un forte impegno per i diritti umani e per il rispetto del mandato ONU. In conclusione, diventare un peacekeeper è un percorso impegnativo che richiede una pianificazione strategica della carriera, investimenti in formazione specialistica e una forte vocazione al servizio internazionale.