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L’amore ai tempi dello stage: il doppio precariato dei giovani

La crisi che stiamo attraversando è probabilmente un qualcosa con pochi precedenti nella storia e ad esserne coinvolti sono, spesso e volentieri, ragazzi anche qualificati ma che non riescono a trovare sbocchi occupazionali né prospettive future.
Ma le criticità della situazione non riguardano solo il mondo del lavoro perché, spesso, ad essere implicate di pari passo sono anche altre sfere come quella sentimentale, affettiva, relazionale; in sostanza, si rischia di entrare in un turbine dal quale è difficile uscire.
Tra i tanti giovani invischiati in questo pantano raccontiamo la storia di Alessia Bottone, giovane blogger veronese che con la sua penna vorrebbe cercare di mutare la condizione sua e del nostro paese.
Alessia è una ragazza di 27 anni la cui storia è emblematica della condizione lavorativa in Italia; una laurea, diverse lingue parlate, alcuni stage all’estero (compreso l’Onu), tornata in Italia non riesce a trovare un posto di lavoro.
Decide allora di aprire un blog, ‘Da Nord a Sud: parliamone – Sogni a tempo (in)determinato’, nel quale raccoglie le storie di giovani e adulti italiani che vivono la sua stessa condizione di precarietà occupazionale.
Il blog ha fin da subito un discreto successo tanto che ne parlano varie televisioni e testate giornalistiche e si inizia così ad allargare l’orizzonte, anche degli argomenti trattati: non più soltanto la condizione lavorativa, ma quella affettiva e sentimentale, che procede di pari passo con l’altra e che ne condivide lo stesso traballante destino.

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La precarietà lavorativa e affettiva dei giovani:

Tutto il materiale raccolto nel blog viene quindi mandato ad una piccola casa editrice la quale accetta di tirarne fuori un libro: ‘L’ Amore ai tempi dello stage- Manuale per coppie di precari’ nel quale la giovane autrice affronta, in chiave molto ironica, la delicata questione della precarietà lavorativa ed affettiva che stiamo vivendo. Libro che l’autrice definisce l’ultima occasione per restare in Italia e non espatriare, come lei stessa ci spiega.
Alessia, parliamo del tuo blog Da Nord a Sud: come nasce l’idea?
“Il blog è nato per caso; avevo inviato una lettera al giornale della mia città, L’Arena, nella quale raccontavo la mia condizione di disoccupata; l’ho fatto così senza pensarci troppo, poi ho scoperto con grande soddisfazione che  la lettera era stata pubblicata in prima pagina. Successivamente una serie di altri quotidiani ha parlato della mia storia, che poi è la storia di una ragazza stagista Onu la quale, appena tornata in Italia, non riesce a lavorare nemmeno come cameriera. Da lì mi è nata l’idea del blog danordasud per raccontare  le storie di ragazzi e non solo, visto che mi hanno scritto anche molti adulti, che vivono questa stessa condizione.”
Immaginiamo che avrai ricevuto molte storie data l’attuale situazione italiana
“Si abbiamo ricevuto molte storie simili alla mia; il blog ha iniziato ad avere successo e ne sono occupate anche alcune tv. Nel frattempo io continuavo a fare mille altri lavori per sopravvivere, ma niente di fisso; dopo l’ultimo colloquio nel quale mi era stato detto che non potevo essere assunta poiché ero troppo qualificata per l’ azienda, mi son detta che o mi creavo qualcosa di mio o non ne sarei uscita fuori.”

Un libro per non espatriare:

E’ lì che nasce l’idea di scrivere un libro?
“Esattamente: da tempo il mio blog si stava  trasformando in satira pura; vi inserivo il resoconto di tutti i miei colloqui di lavoro, avevo creato il candidato bionico con i 10 requisiti impossibili che devi avere ecc…. poi ho iniziato a scrivere anche di come la crisi ha trasformato i giovani dal punto di vista degli amori, delle relazioni, dello stile di vita. Vedevo che i post avevano sempre maggiore riscontro e così ho mandato tutto il materiale ad una piccola casa editrice; che ha apprezzato ed mi ha fatto firmare il contratto.”
Parlando del tuo libro dici che è l’ultimo tentativo che fai di rimanere in Italia: ci spieghi meglio?
“Si beh, ho detto che è un libro per restare in Italia: avevo ricevuto un’offerta di lavoro dall’estero ma ho preferito aspettare per vedere se riuscivo a fare qualcosa nel mio paese; questo è l’ultima chance che mi concedo. D’altra parte ci hanno detto che siamo choosy, che non ci ricicliamo.. e allora ho provato a cambiare settore dato che mi sono sempre occupato di tutt’altro.”
Parliamo del tuo libro da un punto di vista tecnico: come lo definiresti in poche parole?
“LAmore ai tempi dello stage- Manuale per coppie di precari è un modo per cercare di riflettere, sdrammatizzando anche, su quello che ci sta succedendo; quello di cui abbiamo bisogno è anche sdrammatizzare, perché noto che soprattutto i ragazzi della mia generazione vivono uno stato di immobilità. D’altra parte ogni volta che tenti di lanciare un progetto nuovo ti arrivano subito 1000 ostacoli, che siano i finanziamenti o la burocrazia. E ciò influisce anche sulla vita privata e sui nostri rapporti; il mio libro è infatti anche un modo per parlare un po’ delle coppie e delle relazioni tra uomo e donna in quest’epoca di precarietà lavorativa e non solo. Il tutto in chiave molto ironica, perché abbiamo bisogno di riflettere ma anche di ridere.”

Come aiutare i giovani a uscire dal precariato:

Cosa ne pensi della politica italiana attuale e di quella degli ultimi anni?
“A me non interessa più destra, sinistra o Movimento 5 Stelle… ma che si faccia qualcosa di concreto. Penso che la politica ha vissuto troppi anni di sprechi sfruttando la situazione fino a che ce ne era; ormai il mondo del lavoro è in grande involuzione, c’è una trasformazione totale del sistema, non esiste più un sistema sociale, un lavoro retribuito.”
E nel mondo del lavoro cos’è che non va?
“Vige questo sistema dello stage importato dall’estero ma in malo modo, dato  che all’estero è retribuito, mentre qui è una forma di sfruttamento. Anche se al tempo stesso, da lavoratrice precaria, mi sento di comprendere anche le difficoltà degli imprenditori, perché una persona non può costarti 3000 euro quando poi magari il suo stipendio è di 1000.”
Da lavoratrice precaria, cosa credi si potrebbe fare per migliorare la condizione dei tanti giovani che sono senza occupazione?
“Urge una riforma del lavoro accompagnata da incentivi all’imprenditoria. Poi sento spesso dire di far tornare i cervelli che sono fuggiti all’estero; va bene ma mi chiedo, cosa gli facciamo tornare a fare? Piuttosto cerchiamo soluzioni per far rimanere quelli che ci sono adesso anzichè far tornare quelli che, beati loro, hanno trovato qualcosa fuori.”

Pubblicato in Interviste

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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